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«Lavoro ai giovani, nostra priorità»

 07/05/2016

Intervista di Alberto Ceresoli al ministro Padoan

II ministro Padoan a L'Eco: «Allo studio misure per ridurre l'Irpef. Pensioni, si può migliorare»

Nuovi posti di lavoro (soprattutto per le giovani generazioni), ulteriori miglioramenti sul versante pensionistico, calo delle tasse per cittadini e imprese (è allo studio una riduzione dell'Irpef, l'imposta sul reddito delle persone fisiche), conti pubblici in ordine e un nuovo e forte ruolo propositivo in Europa: è questa la ricetta per portare l'Italia fuori dalla crisi in tempi rapidi e soprattutto duraturi. Lo dice in un'intervista a «L'Eco di Bergamo» il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, oggi a Bergamo in occasione del giuramento degli Allievi Ufficiali della Guardia di Finanza (in programma alle 10 in piazza Vittorio Veneto). E negli ex «Riuniti» (che accoglieranno tutti i corsi dell'Accademia della Guardia di Finanza) sorgerà «un polo di formazione di assoluto valore».

Nuovi posti di lavoro (soprattutto per le giovani generazioni), ulteriori miglioramenti sul versante pensionistico, calo delle tasse per cittadini e imprese (è allo studio una riduzione dell'Irpef, l'imposta sul reddito delle persone fisiche), conti pubblici in ordine e un nuovo e forte ruolo propositivo in Europa è questa la ricetta per portare l'Italia fuori dalla crisi in tempi rapidi e soprattutto duraturi. Lo dice in un'intervista a «L'Eco di Bergamo» il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, oggi in città in occasione del giuramento degli Allievi Ufficiali della Guardia di Finanza (in programma alle 10 in piazza Vittorio Veneto).

Martedì scorso a Bruxelles la Commissione europea ha presentato le previsioni economiche di primavera. Si ritiene soddisfatto del giudizio sull'Italia?

«La Commissione europea, nelle consuete previsioni di primavera, valuta la situazione economica dell'Unione nel suo complesso e dei singoli Stati. Il giudizio espresso sull'Italia è in linea con le valutazione del governo: il Paese ha cambiato passo, crescono gli investimenti e l'occupazione, continua a crescere il Pil anche se ad un ritmo meno sostenuto di quanto era stato previsto in precedenza. Possiamo e dobbiamo fare di più e la strategia del governo basata sulle riforme strutturali e l'aumento degli investimenti va in questa direzione. Nel pieno rispetto delle regole europee, intendiamo utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per sostenere la crescita economica. Soltanto così potremo favorire l'aumento dell'occupazione e in generale il benessere delle famiglie».

Sul fronte bancario l'idea del governo si può riassumere con questo slogan: meno banche ma più solide. Perché?

«È esattamente così. L'economia globalizzata pone sfide sempre più difficili ed è necessario che tutti gli "attori" siano adeguatamente pronti. Questo vale anche per il settore del credito. Gli interventi adottati a partire dal 2015 sono tasselli importanti di un'unica strategia che ha l'obiettivo di rafforzare il settore favorendo fusioni, aggregazioni, ricapitalizzazioni. Mi riferisco alla riforma delle banche popolari, all'autoriforma delle fondazioni bancarie che abbiamo sostenuto, alla riforma delle banche di credito cooperativo, allo strumento delle Gacs, la garanzia pubblica sulla cartolarizzazione dei crediti in sofferenza. Infine, con il decreto approvato in Consiglio dei Ministri il 29 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sono state introdotte importanti misure per accelerare il recupero dei crediti».

L'ultimo decreto legge sulle banche non è risultato esente da critiche. C'è chi lo considera complicato e penalizzante per i risparmiatori, mentre il governo difende fortemente le proprie scelte sia sui rimborsi sia sui recuperi crediti. A chi dare ragione?

«Il governo ha lavorato a lungo sulle misure del decreto che ritengo essere eque e ragionevoli. La legge di stabilità aveva già previsto la possibilità di indennizzo attraverso procedure arbitrali per gli investitori che avevano acquistato i bond subordinati delle quattro banche. Con il decreto siamo andati incontro alle esigenze delle fasce più deboli di questi risparmiatori, individuati attraverso criteri di reddito e patrimonio. I risparmiatori potranno così accedere ad indennizzi forfettari, pari all'80% del corrispettivo pagato per l'acquisto dei bond, in tempi veloci, senza passare per la via arbitrale. Quanto al recupero crediti, sono convinto dell'efficacia delle misure introdotte con il decreto. Ricordo il cosiddetto "patto marciano", la modifica della legge fallimentare, le innovazioni tecnologiche digitali per semplificare e rendere più celeri le procedure. Questi interventi, insieme a quelli già varati nei mesi scorsi, secondo stime di soggetti indipendenti consentiranno di snellire i tempi di circa tre anni: di fatto un dimezzamento».

II governo ha lavorato molto sul fronte della sicurezza bancaria, dando il proprio via libera al «Fondo Atlante»: sarà sufficiente a rimettere le cose a posto in un settore così discusso?

«Il Fondo Atlante è stato costituito su iniziativa del settore privato. Quindi non è esatto dire che governo ha dato il "via libera", ma ha svolto un ruolo da "facilitatore". Il Fondo è un altro degli strumenti messo a disposizione del settore bancario. Sono certo che dimostrerà di essere utile, ma prima di giudicare la validità di uno strumento adottato è necessario attendere che esplichi i suoi effetti».

Ad oggi come possono essere considerati i nostri rapporti con l'Europa?

«I rapporti del governo con le istituzioni europee sono sempre stati improntati alla massima collaborazione. Il Paese ha riacquistato credibilità sulla scena europea. Il confronto sui diversi dossier aperti si svolge quotidianamente in un clima costruttivo di collaborazione. Noi siamo i primi a rispettare le regole europee, ma quando riteniamo che non agevolino la crescita economica dei Paesi e la creazione di posti di lavoro, ci battiamo perché siano cambiate».

Nei giorni scorsi, il «Guardian» ha pubblicato un'analisi secondo cui l'Italia sta riprendendo il suo ruolo storico di «fonte delle migliori idee d'Europa»: condivide questa posizione?

«Di certo viene riconosciuto che il ruolo propositivo dell'Italia in Europa è cresciuto, anche perché è migliorata la fiducia delle istituzioni europee nei confronti del nostro Paese. Ma perché le cose si cambino e migliorino è indispensabile il confronto costante con i partner e con le istituzioni europee. È necessario che si remi tutti nella stessa direzione».

L'Italia può oggettivamente sperare - in un tempo ragionevolmente breve - in una vera e duratura ripresa?

«L'Italia può e deve sperare in una ripresa duratura in tempi brevi. Le riforme strutturali che il governo ha varato e che si stanno implementando hanno questo obiettivo. Stiamo uscendo dalla crisi economica più lunga dal dopoguerra e i primi segnali si stanno avvertendo. Ed anche se la congiuntura internazionale negli ultimi mesi ha manifestato un peggioramento e le esportazioni nette non mostrano un andamento positivo, il Prodotto interno lordo italiano è previsto in crescita e i posti di lavoro aumentano come dimostrano i dati Istat. Questo grazie alla ripresa dei consumi interni e all'accelerazione degli investimenti. Non voglio apparire eccessivamente ottimista, ma credo che un cambio di marcia ci sia stato. Dobbiamo proseguire su questa rotta».

I giovani e il lavoro: anche il Papa si è detto molto preoccupato per i troppi giovani senza lavoro. Cos'è possibile fare per uscire da questa situazione?

«La creazione di lavoro, soprattutto per le giovani generazioni, è la priorità dell'azione del governo. Il Jobs Act, sostenuto da agevolazioni fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, sta iniziando a dare risultati. Ed anche se in molti casi si tratta di trasformazioni di precedenti contratti, e non propriamente di posti aggiuntivi, va sottolineato che la qualità del lavoro migliora, aumentano le tutele».
Quattro italiani su cinque si dicono preoccupati per il loro futuro pensionistico: hanno ragione?
«Il sistema previdenziale italiano è stabile e proprio il mantenimento della sua stabilità è garanzia per le future pensioni. Il governo sta valutando la possibilità di introdurre elementi di flessibilità in uscita che consentano ai lavoratori di affrontare con maggiore tranquillità i primi anni di andata in vigore della riforma. Si tratta di misure che potrebbero entrare nella prossima legge di stabilità, e che quindi ancora non sono state definite».

Come stanno andando i nostri conti pubblici?

«I conti pubblici italiani sono sotto controllo, come dimostra anche il giudizio della Commissione europea. D'altra parte, i conti pubblici a posto sono condizione necessaria alla crescita economica, soprattutto per un Paese ad alto debito come l'Italia. Il deficit continua a scendere, il surplus primario è il migliore in Europa».

Il fisco ci è sempre molto «vicino»Si può sperare in un alleggerimento della pressione fiscale sui contribuenti?

«Il governo è determinato a ridurre le tasse sui cittadini e sulle imprese. E ha già iniziato a farlo. Mi riferisco al bonus degli 80 euro, erogato a partire dal 2014 e diventato strutturale, all'esclusione del costo del lavoro dall'Irap, all'eliminazione della tassazione sulla prima casa, agli sgravi Ires già previsti in legge di stabilità dal 2017 e alla riduzione dell'Irpef. Quest'ultima misura è in fase preliminare di studio e sarebbe prematuro parlarne più dettagliatamente».

Oggi lei sarà a Bergamo per il giuramento degli Allievi Ufficiali della Guardia di Finanza. II rapporto tra l'Accademia e la nostra città si è consolidato ormai da tempo, tanto che, grazie anche all'operazione fatta con la Cassa Depositi e Prestiti, verrà acquisita l'intera area del vecchio ospedale per poi trasferirvi tutti i corsi dell'Accademia. Come giudica questa operazione?

«La Guardia di Finanza, con la riunificazione nell'area degli ex Ospedali Riuniti di Bergamo del proprio Istituto di istruzione, ha dato avvio ad una importante operazione di razionalizzazione delle funzioni addestrative, attualmente dislocate su due sedi distanti, con importanti riduzioni di spese di gestione. Sarà realizzato in tal modo nella città di Bergamo un polo di formazione di assoluto valore che, integrandosi con il territorio e la cittadinanza, potrà arricchire ulteriormente il già stretto rapporto di collaborazione tra la città, la sua Università e la Guardia di Finanza».