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Le riforme delle banche Popolari e delle BCC

 27 luglio 2016

Per affrontare i problemi legati alla governance e alla struttura del sistema bancario, il Governo è intervenuto con una serie organica di misure tra cui la riforma delle banche popolari e la riforma delle BCC.

La riforma delle banche popolari apre ad una modernizzazione del sistema finanziario italiano e lo fa modificando in più punti il Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (TUB). La riforma, accolta favorevolmente della BCE, coinvolge la forma giuridica e la governance degli istituti e introduce limiti dimensionali per l'adozione della forma di banca popolare, con l'obbligo di trasformazione in società per azioni delle banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro; prevede la disciplina delle vicende straordinarie societarie (trasformazioni e fusioni) con lo scopo di introdurre una disciplina uniforme per tutte le banche popolari, sottraendo agli statuti la determinazione delle maggioranze previste per tali vicende societarie; l'introduzione della possibilità di emettere strumenti finanziari con specifici diritti patrimoniali e di voto; l'allentamento dei vincoli sulla nomina degli organi di governo societario, con l'attribuzione di maggiori poteri agli organi assembleari; l'introduzione di limiti al voto capitario, consentendo agli atti costitutivi di attribuire ai soci persone giuridiche più di un voto. Lo stesso decreto legge prevede importanti novità anche per le banche popolari più piccole, al fine di incentivare la partecipazione degli azionisti e rendere più attrattive tali banche per gli investitori istituzionali.

La riforma delle Banche di Credito Cooperativo fa parte del pacchetto di misure introdotte dal D.L. 14 febbraio 2016 n. 18, "Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio".

La riforma delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) consente di ridurre la frammentazione del settore e di superare le debolezze strutturali derivanti dal modello di attività - particolarmente esposto all’andamento dell’economia del territorio di riferimento - dagli assetti organizzativi e dalla dimensione ridotta delle singole banche. Le linee di indirizzo della riforma del credito cooperativo possono essere così sintetizzate:

  1. conferma del ruolo delle BCC come banche cooperative delle comunità e dei territori;
  2. migliore qualità della governance e semplificazione dell’organizzazione interna;
  3. una più efficiente allocazione delle risorse all’interno del sistema;
  4. il tempestivo reperimento di capitale in caso di tensioni patrimoniali, anche attraverso l’accesso di capitali esterni al mondo cooperativo;
  5. l’unità del sistema per accrescere la competitività e la stabilità nel medio-lungo periodo.

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 Riferimenti normativi