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- Precisazioni in merito alle dichiarazioni dell' On. Silvio Berlusconi

Comunicato Stampa del 27/11/2000

Roma, 27 novembre 2000

Precisazioni in merito alle dichiarazioni dell' On. Silvio Berlusconi

A proposito di alcune inesattezze contenute in un articolo dell'onorevole Silvio Berlusconi pubblicato sul "Giornale" del 26 novembre scorso, l'Ufficio Stampa del Ministero del Tesoro precisa quanto segue:

I Pensioni. Nell'articolo viene confermata la proposta di portare a 1 milione tutte le pensioni inferiori a quella cifra, sostenendo che ciò è possibile con una spesa di 7.000 miliardi.

Viceversa:

  • Portare alla soglia di 1 milione le 704.000 pensioni e assegni sociali oggi attestate su un importo medio di 465.000 lire, comporterebbe un onere di 4.900 miliardi,
  • Portare ad 1 milione le pensioni pari o inferiori al minimo che oggi sono 7.100.000 per un importo medio di 530.000 lire, comporterebbe un onere pari a circa 43.000 miliardi;
  • Portare ad 1 milione le pensioni pari o inferiori ai 13 milioni annui, che oggi sono circa 3.600.000 per un importo medio mensile di 870.000 lire, comporterebbe un onere di circa 6.000 miliardi;
  • Portare ad 1 milione le pensioni di invalidità civile, che oggi sono circa 700.000 per un ammontare medio di 390.000 lire, comporterebbe un onere di circa 5.500 miliardi

Il totale supera i 59.000 miliardi. Anche ipotizzando una casistica diffusa di percettori di più pensioni che, quindi, resterebbero esclusi da questo conteggio, appare evidente la distanza rispetto alla cifra di 7.000 miliardi citata nell'articolo.

II Tasse. Nell'articolo si smentisce che la riduzione di imposte proposta dal Polo possa costare fra i 200 e i 300.000 miliardi e si richiamano le proposte del Polo su Irpeg e Irpef.

Viceversa:

  • Le agenzie di stampa del 6 ottobre scorso hanno riportato le affermazioni dell'onorevole Berlusconi pronunciate in una trasmissione televisiva: "…nell'arco di 3-4 anni si avrà una riduzione di 10-15 punti della pressione fiscale, passando dal 47% al 35%". Dato un Pil pari a circa 2,2 milioni di miliardi, una tale riduzione della pressione fiscale - cioè del rapporto fra entrate (contributive e tributarie) e Pil - equivale ad un minor gettito di 220 - 330mila miliardi. Portare la pressione fiscale dall'attuale 43,2 al 35% comporta un minor gettito di 180.000 miliardi.
  • IRPEG: a fronte della proposta del Polo di ridurre in 2 anni l'Irpeg dal 37 al 33% occorre ricordare che la legge Finanziaria riduce l'Irpeg dal 37 al 35% e fissa al 19% l'aliquota Irpeg per le nuove imprese;
  • IRPEF: La proposta di riduzione dell'Irpef formulata dal Polo ha trovato risposta in un articolo del "Sole 24 Ore" firmato da Luca Paolazzi in cui si ricordava che alcuni istituti di ricerca hanno calcolato in 100mila miliardi il minor gettito nell'ipotesi ovvia che la proposta fosse articolata in maniera tale da evitare fenomeni di disincentivo al lavoro noti come "trappola della povertà".

III Povertà Nell'articolo si afferma che l'area della povertà si è estesa al 13% delle famiglie e i poveri sono aumentati addirittura di un milione di persone.

Viceversa:

  • Il tasso di diffusione della povertà relativa è stabile, nell'ultimo triennio, al di sotto del 12% (11,9% nel 1999) mentre il tasso di diffusione della povertà assoluta si è attestato al 4,4%.

IV Spesa pubblica. Nell'articolo si rileva un aumento della spesa corrente e una contestuale diminuzione delle spese in conto capitale.

Viceversa:

  • nel corso dell'ultimo decennio il rapporto fra spesa corrente delle Amministrazioni pubbliche e prodotto interno lordo ha toccato un punto di massimo nel 1993 con un valore pari al 52,9%. Questo valore si è successivamente ridotto fino a toccare il 44,9% nel 1999 e il 44,2% nel 2000. Nello stesso periodo il rapporto fra spesa in conto capitale delle amministrazioni pubbliche e Pil ha toccato un punto di minimo nel 1997 con un valore pari a 3,5%. Questo valore è successivamente cresciuto fino a toccare il 3,9% nel 1999, un dato che si sta riconfermando anche nell'andamento del 2000.

V Mezzogiorno. L'articolo afferma che il divario fra Nord e Sud d'Italia è aumentato.

Viceversa:

l'ultimo dato ufficiale disponibile sull'argomento è relativo al 1997, da dove si rileva che per la prima volta dal 1991 si è prodotta una riduzione del divario di reddito pro capite fra Mezzogiorno e Centro - Nord di oltre un punto percentuale.

27/11/2000

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