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- IL DIVIDENDO SOCIALE, Una imposta negativa per rinnovare il Welfare e sostenere i redditi delle famiglie

Comunicato Stampa del 15/12/2000

Roma, 15 dicembre 2000

IL "DIVIDENDO SOCIALE"

Una "imposta negativa" per rinnovare il Welfare e sostenere i redditi delle famiglie

L'ipotesi di "Dividendo sociale" illustrata dal ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, Vincenzo Visco, in una recente intervista, sta suscitando discussioni che rivelano l'opportunità di un maggior chiarimento.

A tale proposito, occorre sottolineare che l'ipotesi di "Dividendo sociale" - elaborata approfonditamente dalla letteratura alla quale si riferisce il riformismo europeo- rientra nelle analisi compiute dal centrosinistra già prima delle elezioni del '96 e non venne inserita nei programmi di allora, a causa dello stato del bilancio pubblico e della priorità rappresentata dal risanamento della finanza pubblica. La praticabilità di quella ipotesi è data, oggi, dall'avvenuto risanamento; la sua opportunità è emersa, in particolare, con l'emergere del problema dell'incapienza che rischia di escludere, di fatto, molte fasce di cittadini dai benefici fiscali avviati dai governi di centrosinistra.

Questa ipotesi rappresenta il naturale proseguimento delle scelte compiute dai governi di centrosinistra: dall'avvio di un programma di lotta alla povertà con il reddito minimo di inserimento (di cui il dividendo sociale rappresenta la generalizzazione) alla semplificazione dell'imposta personale e al forte incremento delle riduzioni fiscali per i carichi di famiglia.

L'ipotesi di "Dividendo sociale" acquista perciò nuova attualità e la definizione di tutte le sue articolazioni necessarie per trasformare l'ipotesi in progetto operativo è adesso in corso. Fin d'ora, in base alle analisi compiute, è possibile tracciarne uno schema di massima, che può aiutare nella comprensione del progetto.

Il meccanismo

  1. Sostituzione di una serie di misure di assistenza (assegni familiari, prepensionamenti, cassa integrazione straordinaria, liste di mobilità, ecc.) con un dividendo sociale crescente secondo il numero dei componenti del nucleo familiare e secondo una scala di equivalenza (a titolo indicativo: 6 milioni per nuclei di un solo componente, 9 mln per una coppia, 12 mln per una coppia con un figlio, 15 mln per una coppia con 2 figli, 17 mln per una coppia con tre figli, e così via).

Il dividendo sociale avrà la forma di un credito di imposta oppure, per tutte le fasce incapienti, di una erogazione diretta. (es.: una famiglia a cui viene attribuito un dividendo sociale di 12 milioni sulla quale gravano imposte per 7 milioni sarà esentata dal pagamento delle imposte e riceverà la differenza di 5 milioni tramite erogazione diretta)

  1. Ristrutturazione dell' Irpef con l'introduzione di una aliquota base (attorno al 30 - 33%) alla quale si aggiungerà una addizionale per i redditi più elevati, tale da conservare il rispetto della progressività dell'imposta.
  2. Applicazione graduale della riforma, in maniera da garantire anche durante il processo di transizione la tutela di tutte le posizioni reddituali.

Gli effetti a regime

  1. Incremento del reddito disponibile delle famiglie crescente con il numero dei familiari a carico e decrescente con il crescere del reddito.
  2. Secondo alcune simulazioni provvisorie, che ancora non comprendono molti dettagli della

proposta sui quali sono in corso i necessari approfondimenti, i primi risultati circa gli incrementi

del reddito disponibile rispondono al seguente schema elaborato confrontando l'Irpef

in vigore quest'anno (comprensiva delle detrazioni per familiari a carico ma non di altre

detrazioni relative alle singole posizioni contributive) con il nuovo sistema di tassazione

(aliquota base al 33%) e introduzione del "Dividendo sociale" ai livelli indicati

nell'esempio sopra riportato:

  Numero dei componenti del nucleo familiare
Reddito 1 2 3 4 5
20.000.000 +18% +27% +40% +52% +60%
30.000.000 +10% +16% +24% +32% +37%
40.000.000 +7,5% +12,5% +19% +25,5% +30%
50.000.000 +6% +10% +15,5% +21% +24%
60.000.000 +4% +8% +12% +16% +19%
70.000.000 +3,5% +7% +10,3% +14% +16,5%
80.000.000 +3% +6% +8,5% +12,3% +14,5%
100.000.000 +3% +4,6% +7,2% +10% +11,5%
200.000.000 +3% +4,2% +5,6% +6,6% +7,6%

Pur contenendo un ampio margine di approssimazione e non rispecchiando risultati conclusivi,

la tabellina può essere utile per valutare il tipo di impatto del "Dividendo sociale" sulle diverse

tipologie di famiglia e di reddito.

  1. La soglia di esenzione dall'Irpef risulta elevata a 18 mln per famiglie mononucleari, a 27 mln per una coppia, a 36 mln per una coppia con un figlio, a 45 mln per una coppia con 2 figli, a 51 mln per una coppia con 3 figli, e così via. Il numero di famiglie esenti da Irpef passa da 4,7 mln attuali ad oltre 9 mln.

Gli aspetti più significativi:

  1. Costo: 50.000 miliardi in 5 anni. Si tratta di una cifra coerente con quella emersa nel corso degli ultimi anni come maggior gettito rispetto alle previsioni e pertanto verosimilmente coerente con le previsioni di bilancio dei prossimi anni.
  2. Inoltre, l'introduzione del "Dividendo sociale" comporta una riallocazione di spesa all'interno del comparto sociale per un ammontare di circa 80.000 miliardi;
  3. Il 70% delle risorse aggiuntive andrà a beneficio delle fasce di reddito comprese fra 0 e 40 mln;
  4. Particolare beneficio riguarderà il Mezzogiorno, dove il reddito è più basso e le famiglie più numerose;
  5. Forte semplificazione fiscale;
  6. Irrobustimento del sistema di welfare grazie alla contestuale utilizzazione di un sistema di garanzie assicurative a copertura, ad esempio, di rischi di disoccupazione o di non autosufficienza;
  7. Maggiore efficienza del sostegno ai redditi delle famiglie;
  8. Soluzione del problema della differenza di trattamento tra famiglie monoreddito e famiglie bireddito;
  9. Fortissimo sostegno collegato ai figli a carico;
  10. Parificazione della posizione fiscale di tutti i lavoratori e di tutte le famiglie;
  11. Introduzione di un sistema equivalente al "salario minimo garantito" e sostegno ai redditi provenienti da rapporti di lavoro "atipici" (part time, tempo determinato, ecc.): quindi sostegno alle politiche di flessibilità;
  12. Agevolazione, attraverso il part time, del lavoro femminile e dei giovani;
  13. Riduzione del costo del lavoro grazie al venir meno di alcuni costi contributivi;
  14. Incoraggiamento all'emersione delle attività sommerse;
  15. Disincentivazione dell'evasione e dell'elusione fiscale;
  16. Forte riduzione delle disuguaglianze e della diffusione della povertà;

Alcune simulazioni effettuate in via preparatoria, indicano inoltre un apprezzabile effetto di incremento del Pil nonché un incremento dell'occupazione.

Effetti positivi sono inoltre prevedibili grazie al collegamento del "Dividendo sociale" a comportamenti socialmente coerenti (adempimenti all'obbligo della scolarità, correttezza e trasparenza fiscale, partecipazione dei disoccupati ai corsi di formazione, ecc.).

Va precisato, infine, che l'intervento è allo studio in maniera tale da garantire che il "dividendo sociale" sia in ogni caso migliorativo rispetto alle forme di assistenza attuali destinate ad essere sostituite.

15/12/2000

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