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Ministero dell'economia e delle finanzeProgramma di sviluppo del Mezzogiorno

Comunicato Stampa del 06/08/1999

Roma, 6 agosto 1999

Il Cipe riunitosi oggi presso il ministero del Tesoro del bilancio e della P.E, presieduto dal Ministro Giuliano Amato ha deliberato:

1 PROGRAMMA DI SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO Dopo l'esame condotto ieri dalla Conferenza Stato-Regioni e dalla Conferenza unificata e la verifica effettuata la scorsa settimana dalle parti sociali, il CIPE ha approvato il Programma di sviluppo del Mezzogiorno (PSM) per l'utilizzo di 90.000 miliardi nei prossimi sette anni per le aree obiettivo 1 e per il Molise. Il Programma può ora essere inviato a Bruxelles per la valutazione di ricevibilità.(Vedi Allegato)

L'Italia conclude, così, con largo anticipo rispetto agli altri principali paesi europei, la prima fase della programmazione dei fondi comunitari per il periodo 2000-2006, partita nel dicembre dello scorso anno. Dal mese di settembre potrà aprirsi il negoziato con Bruxelles.

A. Il documento approvato, frutto di un intenso lavoro di concertazione e di coordinamento svolto da tutte le Amministrazioni centrali, regionali e locali, con il determinante contributo di idee, proposte e osservazioni venuto dalle parti economiche e sociali, ripartisce le risorse tra sette Programmi Operativi Regionali - POR - (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise), sei Programmi Operativi Nazionali - PON - (Ricerca scientifica, tecnologica e alta formazione; Scuola; Sicurezza per lo sviluppo; Incentivi all'industria; Trasporti; Pesca) e un Programma di Assistenza tecnica. La ripartizione dei fondi fra Regioni è quella stabilita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome del 7 maggio scorso.

Nei prossimi quaranta giorni, mentre la Commissione avvierà l'esame dei documenti, le Amministrazioni centrali, le Autonomie locali e le parti economiche e sociali, potranno formulare osservazioni e proposte ai POR e ai PON, dando così piena attuazione ai principi del partenariato che hanno rappresentato il cardine della filosofia di programmazione adottata.

B. Obiettivo generale del PSM è di ottenere un tasso di crescita del PIL significativamente superiore a quello medio dell'UE a partire dal 2004, con un deciso aumento dell'occupazione regolare e una compressione dei fenomeni di marginalità sociale. Questo obiettivo viene perseguito attraverso un'azione volta a migliorare il contesto economico-sociale dell'area e a valorizzarne il patrimonio ambientale, culturale e di tradizioni civiche, nonché la favorevole collocazione geoeconomica nel contesto mediterraneo.

L'accelerazione e riqualificazione degli investimenti pubblici, combinandosi con le altre azioni programmate nel DPEF - rafforzamento della concorrenza; aumento di efficienza del mercato del lavoro; accelerazione dell'ammodernamento dell'Amministrazione pubblica - intende così superare l'attuale condizione di "bilico" tra sviluppo e sottosviluppo in cui si trova l'economia del Mezzogiorno, rafforzando i numerosi segnali positivi rilevati nei periodi più recenti: nel rafforzamento di sistemi locali di sviluppo, nella validità imprenditoriale, nella riqualificazione urbana, nella compressione della criminalità, nelle esportazioni, negli afflussi turistici, negli investimenti dall'estero, e anche, secondo le stime riviste dall'Istat, nei livelli di occupazione.

Il PSM assegna un ruolo decisivo alla riforma della Pubblica Amministrazione e alle azioni volte al miglioramento della sua efficienza e al rafforzamento tecnico delle strutture nazionali e locali, premessa necessaria affinché l'attività di programmazione possa conseguire gli obiettivi prefissati.

A questi scopi si sta dando progressiva attuazione agli strumenti previsti nel Collegato ordinamentale alla legge finanziaria 1999. In particolare nei giorni scorsi sono stati compiuti due rilevanti passi:

  1. il 5 agosto la Conferenza Stato-Regioni ha approvato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo all'istituzione dei Nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici presso le amministrazioni centrali e regionali e alle relazioni tra essi e il Nucleo di valutazione e verifica presente presso il Ministero del Tesoro;
  2. il giorno 4 agosto, con apposito decreto interministeriale, sono state definite le modalità di selezione dei Componenti dell'Unità finanza di progetto, che avrà il compito di dare assistenza tecnica agli Enti locali nella definizione e attuazione dei progetti infrastrutturali che si rivolgono a finanza privata.

2 INFRASTRUTTURE Il riparto di 3.500 mld (delibera Cipe22.1.1999) per infrastrutture di cui: 2.700 destinati alle Regioni meridionali,

135 miliardi ad Umbria e Marche

315 miliardi alle altre Regioni del Centro Nord.

Il 5% delle risorse è stato destinato ad interventi d'emergenza nella Puglia; il 5% residuo è destinato, secondo criteri da definirsi con la Conferenza Stato Regioni, alla premialità.

Per il riparto della quota assegnata alle regioni meridionali è stato adottato lo stesso criterio adottato per la programmazione dei fondi comunitari 2000-2006 sul quale si era già favorevolmente espressa la Conferenza Stato- Regioni (vedi oltre).

3 COMPLETAMENTI E STUDI DI FATTIBILITA' e' stato deliberata l'assegnazione di 350 miliardi per il completamento di 93 opere e di 63 studi di fattibilità nelle regioni del Centro Nord con modalità di utilizzo e procedure finanziarie analoghe a quelle adottate per il Mezzogiorno. Le risorse saranno trasferite alle Amministrazioni centrali e regionali annualmente per la percentuale spettante alle stesse Amministrazioni. Le risorse destinate agli studi di fattibilità sano imputate sulla competenza 1999. Per Umbria e Marche le risorse assegnate saranno trasferite in rapporto all'individuazione degli interventi negli accordi di programma quadro attuativi delle intese.

4 REGOLAMENTO CIPE E MONITORAGGIO INVESTIMENTI PUBBLICI. I compiti di carattere tecnico, amministrativo e finanziario attualmente esercitati dal Cipe, in linea con le leggi 59/98 (Bassanini) e 144/99 sono trasferite alle Amministrazioni centrali settorialmente competenti. Il CIPE mantiene le competenze, in via generale, su questioni di rilevante valenza economico-fianziaria di medio e lungo termine e assicura ,tra l'altro, il raccordo tra la politica economica nazionale e le politiche comunitarie.

E' stato, inoltre, avviato il Sistema di Monitoraggio degli investimento pubblici (MIP) il cui nucleo centrale è costituito da una banca dati investimenti pubblici istituita presso il CIPE stesso.

6 INTESA ISTITUZIONALE E DI PROGRAMMA REGIONE SICILIA

E' stata approvata l'intesa che individua 14 settori d'intervento prioritario tra cui Viabilità stradale, rete ferroviaria, Aeroporti, Porti, Risorse idriche, energia, Ricerca e formazione, Sviluppo locale, Legalità e recupero marginalità sociale,

Qualità dell'assistenza sanitaria, nonché interventi in materia ambientale.

7 SVILUPPO ITALIA E' stato definitivamente approvato il contenuto minimo delle convenzioni che Sviluppo Italia in base all'Art.2,comma5, del Decreto legislativo 1/99 , stipula con le amministrazioni statali, regionali e locali.

8 E' stato inoltre deciso un aumento del capitale sociale della SOGESID

Allegato

Approvazione del Programma di sviluppo del Mezzogiorno

1. Dopo l'esame condotto ieri dalla Conferenza Stato-Regioni e dalla Conferenza unificata e la verifica effettuata la scorsa settimana dalle parti sociali, il CIPE ha approvato il Programma di sviluppo del Mezzogiorno (PSM) per l'utilizzo di 90.000 miliardi nei prossimi sette anni per le aree obiettivo 1 e per il Molise. Il Programma può ora essere inviato a Bruxelles per la valutazione di ricevibilità.

L'Italia conclude, così, con largo anticipo rispetto agli altri principali paesi europei, la prima fase della programmazione dei fondi comunitari per il periodo 2000-2006, partita nel dicembre dello scorso anno. Dal mese di settembre potrà aprirsi il negoziato con Bruxelles.

2. Il documento approvato, frutto di un intenso lavoro di concertazione e di coordinamento svolto da tutte le Amministrazioni centrali, regionali e locali, con il determinante contributo di idee, proposte e osservazioni venuto dalle parti economiche e sociali, ripartisce le risorse tra sette Programmi Operativi Regionali - POR - (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Molise), sei Programmi Operativi Nazionali - PON - (Ricerca scientifica, tecnologica e alta formazione; Scuola; Sicurezza per lo sviluppo; Incentivi all'industria; Trasporti; Pesca) e un Programma di Assistenza tecnica. La ripartizione dei fondi fra Regioni è quella stabilita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato, Regioni e Province autonome del 7 maggio scorso.

Nei prossimi quaranta giorni, mentre la Commissione avvierà l'esame dei documenti, le Amministrazioni centrali, le Autonomie locali e le parti economiche e sociali, potranno formulare osservazioni e proposte ai POR e ai PON, dando così piena attuazione ai principi del partenariato che hanno rappresentato il cardine della filosofia di programmazione adottata.

3. Obiettivo generale del PSM è di ottenere un tasso di crescita del PIL significativamente superiore a quello medio dell'UE a partire dal 2004, con un deciso aumento dell'occupazione regolare e una compressione dei fenomeni di marginalità sociale. Questo obiettivo viene perseguito attraverso un'azione volta a migliorare il contesto economico-sociale dell'area e a valorizzarne il patrimonio ambientale, culturale e di tradizioni civiche, nonché la favorevole collocazione geoeconomica nel contesto mediterraneo.

L'accelerazione e riqualificazione degli investimenti pubblici, combinandosi con le altre azioni programmate nel DPEF - rafforzamento della concorrenza; aumento di efficienza del mercato del lavoro; accelerazione dell'ammodernamento dell'Amministrazione pubblica - intende così superare l'attuale condizione di "bilico" tra sviluppo e sottosviluppo in cui si trova l'economia del Mezzogiorno, rafforzando i numerosi segnali positivi rilevati nei periodi più recenti: nel rafforzamento di sistemi locali di sviluppo, nella validità imprenditoriale, nella riqualificazione urbana, nella compressione della criminalità, nelle esportazioni, negli afflussi turistici, negli investimenti dall'estero, e anche, secondo le stime riviste dall'Istat, nei livelli di occupazione.

4. I principali aspetti innovativi del Programma riguardano:

  1. la forte regionalizzazione degli interventi che si evidenzia in una quota di risorse attribuita ai Programmi regionali pari al 70% delle risorse complessive, con un ulteriore 10% assegnato a incentivi industriali pienamente regionalizzati (legge 488);
  2. la grande importanza in termini di mezzi finanziari assegnata agli interventi sulle risorse naturali e culturali, sulla sicurezza, sulle reti materiali e immateriali;
  3. l'attenzione, estesa trasversalmente a tutti gli interventi, per i profili della sostenibilità ambientale, delle pari opportunità dei beneficiari, dell'apertura internazionale, economica e culturale, dell'area;
  4. la ricerca di una forte integrazione fra interventi diversi - infrastrutturali, di formazione del capitale umano, di recupero di aree naturali e archeologiche, di garanzie di legalità - uniti dal riferimento a uno stesso sistema locale di sviluppo: ne è parte anche la ulteriore, piena regionalizzazione degli interventi 488, una quota elevata dei quali (anche eccedente la metà delle risorse assegnate) potrà essere destinata, su scelta programmatica delle Regioni, a singole aree e singoli settori, realizzando anche una piena integrazione con gli strumenti della programmazione negoziata;
  5. l'accento posto sulla valutazione di efficacia economico-sociale degli interventi e il monitoraggio della loro attuazione e dei loro effetti, per l'intero arco temporale del Programma.

5. Gli effetti del Programma sono quantificati in tre scenari programmatici di sviluppo, confrontati rispetto a uno scenario tendenziale. Le simulazioni sono effettuate con l'ausilio di un modello econometrico appositamente costruito per valutare la coerenza dell'azione programmatica. Gli scenari sono formulati sulla base del volume di interventi pubblici totali programmati nel Dpef 2000-2003.

Nel primo scenario, si considera il solo impatto diretto degli investimenti pubblici: l'effetto sulla crescita è limitato al loro impulso sugli investimenti privati. Grazie a tale impulso viene raggiunto già nel 2001 un tasso di crescita conseguibile altrimenti solo dopo il 2006, ma si rimane ancora assai lontani dall'obiettivo programmatico di un tasso di crescita del Mezzogiorno significativamente superiore a quello europeo entro il primo quadriennio.

Gli altri due scenari sono realizzati supponendo che gli interventi impattino secondo i canali prefigurati nel PSM, sulle "variabili di rottura", ossia su quei tratti del contesto economico-sociale dal cui miglioramento può derivare un balzo di produttività (condizioni di legalità, servizi sociali e alle imprese, investimenti diretti dall'estero, capacità innovativa, emersione di lavoro irregolare, capacità di attrazione turistica, ecc.). I due scenari si differenziano a seconda che le ipotesi adottate siano più o meno favorevoli.

In entrambi i casi, la crescita del Mezzogiorno sale significativamente entro il quadriennio al di sopra della media europea e i divari di reddito vengono ridotti in misura consistente: nel caso più favorevole, la crescita annua risulta entro la fine del periodo di programmazione di oltre due terzi superiore a quella prevista per l'Europa (circa 5,6 per cento) , nel caso meno favorevole supera di poco il 50 per cento (circa 4,5 per cento). L'occupazione crescerebbe nel settennio di circa 140 mila occupati l'anno nello scenario basso, di 190 mila in quello alto.

6. Più in dettaglio, il Programma approvato prevede una articolazione nei seguenti Assi:

  • Risorse naturali, nel cui ambito rientrano gli interventi per il miglioramento dei sistemi di gestione delle acque, dei rifiuti e dell'energia, per il rafforzamento della difesa idrogeologica, per la preservazione dell'ambiente, la riduzione dei rischi da inquinamento e la valorizzazione del patrimonio naturalistico;
  • Risorse culturali, relativo gli interventi per la conservazione, il restauro, la valorizzazione e la gestione dei beni e delle attività culturali, per lo sviluppo dei poli di eccellenza del patrimonio meridionale quali i grandi musei, i parchi e le aree archeologiche, il sistema delle grandi biblioteche e dei grandi archivi, per la realizzazione di un sistema integrato di tutela e valorizzazione a livello territoriale dotato di strumenti, risorse, competenze e strutture adeguate;
  • Risorse umane, nel cui ambito si collocano gli interventi per il disegno e l'implementazione di politiche attive del lavoro a favore dell'inserimento degli individui sul mercato, per il rafforzamento del sistema della formazione e della sua funzione di creazione di capitale umano per lo sviluppo; per il contrasto della dispersione scolastica e formativa e il rafforzamento dell'istruzione di base, per il rafforzamento del sistema della ricerca e del suo collegamento con il sistema delle imprese, per il rafforzamento delle politiche di parità, per il contrasto all'esclusione sociale;
  • Sistemi locali di sviluppo, che include gli interventi, nell'ambito dei diversi settori produttivi, rivolti alla crescita delle attività sul territorio, al completamento delle filiere già affermatesi, allo sviluppo di nuovi insediamenti e alla valorizzazione del capitale di relazione e dell'innovazione all'interno di sistemi territoriali di sviluppo. Si tratta di interventi che riguardano l'industria, l'artigianato, il commercio, i servizi, il turismo, l'agricoltura e la pesca;
  • Città, relativo agli interventi, a forte valenza integrata, volti al miglioramento della qualità della vita in contesti urbani, ad una più efficiente articolazione delle funzioni urbane, ad un qualificazione dell'offerta di servizi alla persona ed alla comunità attraverso il rafforzamento della Pubblica Amministrazione e lo sviluppo dell'economia sociale;
  • Reti e nodi di servizio, nel cui ambito si collocano le azioni relative alla crescita del sistema dei trasporti (stradale, ferroviario, aereo e marittimo), per le telecomunicazioni, per la sicurezza ed il contenimento dei fenomeni di criminalità, per lo sviluppo delle reti immateriali e per il consolidamento dei collegamenti internazionali specie con i paesi del Sud del Mediterraneo e con quelli dell'area balcanica.

A queste risorse se ne aggiungerà un analogo ammontare a seguito del cofinanziamento nazionale aggiuntivo ripartito tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

7. Il PSM assegna un ruolo decisivo alla riforma della Pubblica Amministrazione e alle azioni volte al miglioramento della sua efficienza e al rafforzamento tecnico delle strutture nazionali e locali, premessa necessaria affinché l'attività di programmazione possa conseguire gli obiettivi prefissati.

A questi scopi si sta dando progressiva attuazione agli strumenti previsti nel Collegato ordinamentale alla legge finanziaria 1999. In particolare nei giorni scorsi sono stati compiuti due rilevanti passi:

  1. il 5 agosto la Conferenza Stato-Regioni ha approvato lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo all'istituzione dei Nuclei di valutazione e verifica degli investimenti pubblici presso le amministrazioni centrali e regionali e alle relazioni tra essi e il Nucleo di valutazione e verifica presente presso il Ministero del Tesoro;
  2. il giorno 4 agosto, con apposito decreto interministeriale, sono state definite le modalità di selezione dei Componenti dell'Unità finanza di progetto, che avrà il compito di dare assistenza tecnica agli Enti locali nella definizione e attuazione dei progetti infrastrutturali che si rivolgono a finanza privata.
 06/08/1999

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