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Audizione del ministro Giorgetti sul ddl bilancio 2024 [Commissioni bilancio di Camera e Senato]

14/11/2023

Audizione nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge
di bilancio per il triennio 2024-2026 (A.S. 926)

Ministro dell’Economia e delle Finanze
On. Giancarlo Giorgetti
14 novembre 2023

Gentili Presidenti, onorevoli senatori e deputati,
il disegno di legge di bilancio che oggi illustro al Parlamento è stato predisposto in un frangente estremamente complicato, nel quale l’incertezza legata ai recenti avvenimenti in Medio Oriente si aggiunge alle difficoltà che già da tempo caratterizzano il contesto economico e geopolitico.

Il confronto all’interno dell’esecutivo ha dovuto individuare una sintesi tra le diverse istanze e i vincoli, interni ed esterni, di bilancio. È stato un lavoro niente affatto facile, ma ritengo che sia stato fatto il meglio possibile, da un lato, per fornire risposte concrete alle esigenze immediate e, dall'altro, per gettare le basi dell’attuazione graduale del programma di legislatura.

I dati più recenti ci dicono che il sistema economico italiano, nonostante tutte le difficoltà, è riuscito a reggere l’impatto concomitante delle diverse criticità che caratterizzano il contesto internazionale.

Nel terzo trimestre dell’anno in corso il prodotto interno lordo è risultato sostanzialmente stabile rispetto sia al trimestre precedente, sia allo stesso periodo del 2022.

Alla diminuzione del valore aggiunto registrata nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, si è contrapposto l’aumento rilevato nell’industria, il primo dopo quattro trimestri di debolezza. Il contributo dei servizi invece è risultato stazionario.

La complessiva resilienza dell’economia nel trimestre estivo ha evitato la seconda flessione consecutiva del PIL, scongiurando così una recessione tecnica. Nell’insieme, l’andamento dell’attività non è difforme da quanto preventivato in sede di stesura della NADEF, che prefigurava una graduale ripresa, con un ultimo trimestre dell’anno in ulteriore miglioramento rispetto al terzo. La nostra modellistica a breve, alla luce dei dati più recenti ci conferma queste indicazioni. Tuttavia, se la stima preliminare relativa al terzo trimestre dovesse essere confermata, l’obiettivo di crescita per l’anno in corso contenuto nel Documento programmatico di Bilancio (0,8 per cento) potrebbe essere soggetto ad una – sia pure contenuta – correzione al ribasso. Allo stato, risulta trascurabile l’impatto sulla crescita del 2024.

In un contesto di generale rallentamento a livello globale, il nostro sistema continua, comunque, a creare lavoro in maniera stabile. L’occupazione continua a crescere come mostrano anche i dati del mese di settembre, con un incremento di 42 mila unità rispetto al mese precedente, portando il numero complessivo degli occupati a 23,6 milioni, cui corrisponde un tasso di occupazione del 61,7 per cento.

Al buon andamento del mercato del lavoro si contrappone, tuttavia, l’andamento delle retribuzioni reali, che anche a causa del mancato rinnovo dei contratti in diversi settori, non sono riuscite a tenere il passo dell’inflazione.

Seppure i dati più recenti mostrino la tendenza alla decelerazione dell’inflazione, il livello dei prezzi continua mantenersi elevato.

Dopo il picco dello scorso anno (11,8 per cento), l’inflazione misurata dall’indice NIC si è attestata su valori molto più contenuti, risultando pari all’1,8 per cento in ottobre. In linea con i principali previsori, ci aspettiamo che l’inflazione rimanga su livelli contenuti nel 2024. A tale riguardo, mi auguro davvero che i segnali incorporati nelle previsioni di un forte ridimensionamento del tasso di inflazione nei prossimi mesi possano essere confermati. Al di là dell’andamento di tale variabile, non può tacersi che le variazioni dei prezzi osservati non sono state lineari e omogenee, ma si son registrate forti distorsioni dei prezzi relativi con conseguenze immediate anche sulla distribuzione del reddito.

In questo quadro estremamente complesso, la manovra è inevitabilmente concentrata sulle difficoltà del presente, privilegiando il sostegno alle famiglie anche per compensare, per quanto possibile, la perdita di potere di acquisto che hanno subito finora. Ciò dovrebbe tradursi in un sostegno ai consumi, all’occupazione e alla crescita del PIL.

Ci aspettiamo inoltre che l’impulso alla crescita fornito dal PNRR sostenga la dinamica dell’attività economica, innescando esternalità positive negli investimenti privati e favorendo un irrobustimento della crescita a più lungo termine.

Tuttavia, le stime puntuali di crescita non possono che avere natura puramente indicativa nel contesto attuale, caratterizzato da elevata incertezza e scosso da nuove, drammatiche tensioni geopolitiche. Restano perciò molteplici i rischi al ribasso che aleggiano sulle prospettive future che, come ampiamente argomentato nella NADEF, sono rappresentati da aumenti del prezzo del petrolio, con le dovute ricadute inflattive, e tassi d’interesse internazionali elevati. Gli scenari formulati tenendo conto di tali ipotesi restituiscono una dinamica dell’economia italiana che potrebbe risultare più debole, ma pur sempre positiva.

Non abbiamo rinunciato, tuttavia, a introdurre alcune misure che guardano ad aspetti di medio-lungo periodo. L’andamento demografico, infatti, colloca il nostro Paese tra quelli che in prospettiva registreranno il più rapido processo di invecchiamento. Per iniziare ad affrontare questa criticità, è stato predisposto un pacchetto di misure per favorire la natalità e la genitorialità, rivolto in particolare ai nuclei più numerosi. Tali misure, come avrò modo poi di descrivere, si pongono l'obiettivo di intervenire simultaneamente sia sul lato dei redditi, sia su quello dell’offerta di servizi.

Prima di descrivere con maggiore dettaglio i principali contenuti del disegno di legge di bilancio, mi preme evidenziare i vincoli stringenti all’interno dei quali abbiamo costruito la manovra.

Il primo è rappresentato dall’onere degli interessi sul debito pubblico. L’andamento del rapporto debito/PIL dei prossimi anni è fortemente influenzato, come ho già chiarito più volte, dall’aumento del fabbisogno di cassa riconducibile agli incentivi edilizi, in particolare il superbonus, che ricordo nel mese di ottobre ha mostrato ancora una crescita degli interventi (+4,2 miliardi rispetto al mese di settembre). Da ultimo, con il decreto-legge n. 145 del 2023, è stato necessario adeguare, per ulteriori 15 miliardi, la copertura del maggior fabbisogno generato nell’anno corrente dal ricorso a queste agevolazioni.

La spesa per interessi passivi in rapporto al PIL è prevista raggiungere il 4,6 per cento nel 2026. Questa stima è stata elaborata in base alle aspettative di mercato di fine settembre, che vedono una progressiva salita dei rendimenti anche nei prossimi anni, sebbene con un ritmo inferiore a quello che ha avuto luogo a partire dalla fine del 2021.

La spesa per interessi non è direttamente controllabile dal Governo ma, anzi, risente delle decisioni assunte dalle banche centrali che, continuando a perseguire politiche fortemente restrittive, contribuiscono ad alimentare incertezza e determinare un incremento degli oneri a carico sia delle casse pubbliche sia dei cittadini.

Gli oneri del debito sono condizionati anche dal merito di credito del nostro Paese, che a sua volta è legato alla capacità di crescita della nostra economia e all’adozione di politiche sostenibili e responsabili. Su questo abbiamo dato un segnale preciso, che gli investitori sembrano aver apprezzato. Il disavanzo pubblico è infatti previsto scendere al di sotto della soglia del 3 per cento entro il 2026, per rispettare non solo i vincoli europei, ma anche per realizzare il necessario consolidamento dello stock del debito.

Il secondo fattore che limita gli spazi di manovra è rappresentato dall’andamento della spesa per prestazioni sociali. L’effetto dell’elevata inflazione registrata negli ultimi due anni, unitamente alle dinamiche derivanti dalla legislazione vigente e alla transizione demografica in corso, dovrebbero portare la spesa per prestazioni sociali in denaro al 20,7 per cento del PIL nel 2026; 15,9 punti percentuali riguarderebbero, in particolare, la spesa pensionistica, che mostrerebbe nello stesso periodo un aumento di 0,6 punti rispetto all’ultimo dato di consuntivo (15,3 per cento del PIL nel 2022) e di 0,7 punti rispetto al risultato del 2018 (15,2 per cento del PIL).

Per effetto degli scenari di evoluzione demografica attualmente utilizzati per l’Italia, l’incidenza della spesa pensionistica sul PIL dovrebbe aumentare di oltre un punto percentuale nei prossimi 10-15 anni superando, dunque, il 17 per cento in termini di PIL. Tali scenari, oltre a produrre effetti sulle componenti di spesa direttamente collegate (la spesa pensionistica e le altre spese age-related), ricordo che si riflettono sulla stessa dinamica del PIL, che risente della riduzione della popolazione in età da lavoro.

La definizione di una strategia di bilancio che ambisce a garantire la sostenibilità del debito pubblico nel medio-lungo periodo non può non tenere conto di tali tendenze.

La manovra di finanza pubblica deve essere considerata come il complesso degli effetti del decreto-legge n. 145 del 2023 (cd. Decreto anticipi), dei primi moduli di attuazione della riforma fiscale e del disegno di legge di bilancio 2024-2026, che dispongono misure tali da realizzare gli obiettivi programmatici indicati nella Relazione approvata lo scorso 17 ottobre dai due rami del Parlamento.

In termini netti, la manovra determina un effetto espansivo sull’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche di circa 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025. Nel 2026, invece, configura un miglioramento di 3,8 miliardi rispetto all’indebitamento netto tendenziale, che consente di riportare lo stesso al di sotto della soglia del 3 per cento del PIL.

Alle coperture della riforma delle aliquote del reddito IRPEF per il 2024 si è provveduto attraverso la riduzione di circa 4 miliardi del fondo appositamente previsto dalla legislazione vigente, alimentato dalle risorse derivanti dalla riduzione del tax gap, nonché con coperture interne ai medesimi decreti legislativi.

La manovra, coerentemente con quanto esposto nel Documento Programmatico di Bilancio presentato alla Commissione Europea lo scorso ottobre, è conforme alle Raccomandazioni ricevute dalla Commissione Europea per il 2024.

In primo luogo, l’insieme delle misure garantisce che nel 2024 si consegua sia un tasso di crescita annuo della spesa primaria netta inferiore alla soglia raccomandata dell'1,3 per cento, sia un miglioramento annuo del saldo di bilancio strutturale dell'1,1 per cento in termini di PIL.

In secondo luogo, si procede ad una graduale e mirata rimozione delle misure di sostegno a compensazione dei maggiori costi energetici, che contribuisce al miglioramento del deficit previsto per il prossimo anno.

In terzo luogo, la strategia di politica di bilancio mira a garantire la sostenibilità del debito pubblico, attraverso miglioramenti significativi del saldo primario strutturale nei prossimi tre anni. Il rapporto debito/PIL si conferma su un profilo decrescente, fino a un livello del 139,6 per cento nel 2026.

Quanto agli andamenti di medio termine, siamo pienamente impegnati a realizzare l'aggiustamento di bilancio necessario per rendere la riduzione del debito sostenibile e resiliente agli shock negativi.

L’ambito di intervento più rilevante della manovra per il prossimo anno è rappresentato dal sostegno al potere d’acquisto delle famiglie, che potranno continuare a beneficiare dell’esonero parziale dei contributi previdenziali. Ricordo che il taglio contributivo in favore dei lavoratori dipendenti è pari a 7 punti percentuali per i redditi fino a 25 mila euro e a 6 punti percentuali per i redditi fino a 35 mila euro. Al netto degli effetti fiscali positivi da essa derivanti, tale misura assorbe risorse per circa 11 miliardi (una piccola parte delle quali nel 2025).

È un intervento che il Governo ritiene fondamentale per sostenere i redditi e i consumi dei lavoratori, in particolare quelli con redditi più bassi, che hanno subito una rilevante perdita del potere d’acquisto riconducibile sia alla prolungata fase inflazionistica, sia al mancato rinnovo dei contratti di lavoro in diversi settori produttivi. Di fronte a tali disagi, lo Stato non può restare indifferente ma, al contrario, deve adoperarsi per salvaguardare la stabilità e la coesione sociale. Riteniamo, inoltre, che questo sostegno può contribuire a mitigare le pressioni salariali.

Al rafforzamento di questa misura concorre inoltre l’avvio della riforma dell'IRPEF che, con il decreto legislativo di attuazione della legge n. 111 del 2023, nel 2024 ridurrà gli scaglioni di reddito da quattro a tre, ampliando fino a 28.000 euro di reddito la platea di soggetti a cui si applicherà l’aliquota del 23 per cento. Sebbene il beneficio riguardi tutti i percettori di reddito, in questo momento abbiamo ritenuto necessario concentrare le risorse disponibili sulle classi di reddito medio-basse. Pertanto, l’effetto della riforma per i redditi al di sopra dei 50 mila euro è sterilizzato da una franchigia sulle detrazioni fiscali.

Un ulteriore sostegno ai redditi sarà fornito anche dalla proroga dell’alleggerimento fiscale per i premi di produttività, che anche nel prossimo anno continueranno a essere tassati con un’aliquota del 5 per cento. È questa una misura che ha dato buoni esiti, favorendo la sottoscrizione, nei primi nove mesi dell’anno, di 8.050 nuovi contratti di produttività (+35,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2022) che, in aggiunta a quelli già in essere, coinvolgono attualmente circa 1,7 milioni di lavoratori.

È previsto, inoltre, il potenziamento degli strumenti di welfare aziendale (c.d. fringe benefit), con un aumento delle soglie previste per i beni e servizi forniti in esenzione fiscale ai lavoratori dipendenti, nonché, per la prima volta, un ampliamento delle finalità del loro utilizzo, anche al pagamento dei mutui e degli affitti relativi alla prima casa.

A fronte del perdurare della crisi ucraina e dei nuovi focolai di instabilità nel Medio Oriente, è stata confermata una importante misura di contrasto ai rincari dei prezzi energetici, il contributo straordinario per i nuclei familiari meno abbienti, cui vengono destinati 200 milioni per il primo trimestre del 2024.

La manovra rifinanzia inoltre la carta “dedicata a te”, riservato alle famiglie con determinate condizioni reddituali per l’acquisto di generi di prima necessità nonché, con specifiche soglie, per le spese relative ai carburanti e agli abbonamenti ai trasporti pubblici.

Tra le altre misure volte a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e a favorire l’accesso alla proprietà dell’abitazione per le giovani generazioni rientra anche la conferma delle agevolazioni per i mutui sulla prima casa.

Sempre al fine di ridurre la pressione fiscale, è stato ridotto nel 2024 il canone RAI da 90 a 70 euro. Allo stesso tempo è stato garantito per il servizio pubblico radiotelevisivo un trasferimento di risorse in conto capitale che – fermo rimanendo il contributo alla manovra che è stato richiesto a tutte le amministrazioni e ai soggetti pubblici – potesse non solo assorbire la riduzione del canone, ma riqualificare la spesa pubblica incentivando gli investimenti della società.

Tra le misure di sostegno al potere d’acquisto rientra soprattutto il rifinanziamento del fondo destinato a coprire gli oneri dei rinnovi contrattuali del personale delle Amministrazioni statali per il periodo 2022-2024. Il disegno di legge di bilancio incrementa le risorse, finora disponibili, di 3 miliardi per il 2024 e di 5 miliardi annui dal 2025.

A questo si aggiunge l’intervento dell’articolo 3 del decreto- legge n. 145 del 2023 che, con uno stanziamento di 2 miliardi per il 2023, dispone l’erogazione anticipata al prossimo mese di dicembre dell’indennità di vacanza contrattuale relativa all’intero 2024, incrementata di un importo pari a 6,7 volte il valore annuale erogato attualmente, al netto di eventuali e successivi conguagli.

Per quanto riguarda la salute, ci sono diversi interventi. Innanzitutto, si incrementa il livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard, di competenza dello Stato, per un importo di 3 miliardi per il 2024, 4 miliardi per il 2025 e 4,2 miliardi annui a decorrere dal 2026. Ciò comporta che le risorse a disposizione del servizio sanitario nazionale continueranno a crescere nel tempo, con un finanziamento di 134 miliardi nel 2024, 135,4 miliardi nel 2025 e 135,7 miliardi nel 2026.

Le maggiori risorse saranno destinate, in primo luogo, al rinnovo dei contratti del personale della dirigenza medica e sanitaria e del comparto sanitario relativo al triennio di contrattazione 2022-2024.

Accanto a questo, si interviene per cercare di risolvere il problema dell’allungamento dei tempi e delle liste d’attesa per visite e cure specialistiche, che affligge da molti anni il nostro sistema ed è sensibilmente peggiorato nel corso della crisi pandemica, che ha determinato un arretrato di prestazioni senza precedenti. I dati presentati lo scorso maggio dall’Istat nell’ambito della “Indagine conoscitiva sulle forme integrative di previdenza e di assistenza sanitaria nel quadro dell’efficacia complessiva dei sistemi di welfare e di tutela della salute” proposta dalla Commissione Affari sociali del Senato mostrano che, oltre alle motivazioni economiche, le lunghe liste di attesa rappresentano il motivo più frequente di rinuncia alle prestazioni sanitarie.

La loro riduzione è una priorità del Governo, che ritiene assolutamente necessario garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini.

Per realizzare questo obiettivo, si introducono misure tra loro complementari. In primo luogo, si incentiva il personale a lavorare di più attraverso l’incremento delle tariffe orarie delle prestazioni aggiuntive, che per i medici passano da 60 a 100 euro, mentre per gli infermieri raddoppiano, passando da 30 a 60 euro.

In secondo luogo, si introducono alcune misure in favore delle Regioni. Queste potranno contribuire allo smaltimento delle liste di attesa utilizzando fino allo 0,4 per cento del livello di finanziamento indistinto del fabbisogno sanitario nazionale standard per il 2024. A questo si aggiunge l’innalzamento del tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da strutture private convenzionate, che consentirà alle Regioni di incrementare tale tipologia di spesa di 1 punto percentuale nel 2024, 3 punti percentuali nel 2025 e 4 punti percentuali a decorrere dal 2026.

Come ho avuto modo di sostenere in altre occasioni, è necessario lavorare insieme alle Regioni per aumentare l’efficienza complessiva del sistema sanitario, alzare il rendimento istituzionale, per riuscire a sfruttare tutte le risorse a disposizione ed evitare che possano ripetersi utilizzi parziali come quelli evidenziati dalla Corte dei Conti nel “Rapporto sul Coordinamento della Finanza pubblica 2022”. Proprio a tal fine nei prossimi mesi continueremo il confronto con tutti i soggetti coinvolti su questi aspetti per razionalizzare anche le spese ragionali, che si connotano per vistose differenze.

La legge di bilancio affronta anche una delle questioni centrali per lo sviluppo e la sostenibilità generale del sistema socioeconomico nel medio-lungo periodo: la denatalità.

Per farlo, è stato predisposto un pacchetto di misure che combina trasferimenti monetari alle famiglie e interventi che facilitino la partecipazione al lavoro dei genitori, in particolare delle donne. Diversi studi mostrano infatti l’esistenza di una correlazione positiva, in Europa, tra il tasso di fertilità e l’occupazione femminile. Riuscire a migliorare la partecipazione femminile al mercato del lavoro può avere pertanto ricadute anche sugli andamenti demografici.

La misura più significativa riguarda le lavoratrici con contratti a tempo indeterminato con almeno tre figli, che potranno beneficiare dell’esonero totale dei contributi previdenziali fino al compimento del 18° anno di età del figlio più piccolo, nel limite di 3.000 euro annui. In via sperimentale l’intervento è riconosciuto nel 2024 anche alle lavoratrici madri di almeno due figli, che potranno beneficiarne fino al compimento del 10° anno di età del figlio con età minore.

Per favorire un maggior equilibrio tra attività lavorativa e vita familiare si prevede il rafforzamento dei congedi parentali facoltativi. La manovra innalza in maniera strutturale al 60 per cento della retribuzione (rispetto al 30 per cento attualmente riconosciuto) l’indennità riconosciuta al genitore che decide di ricorrere ad un ulteriore mese di congedo mentre, per il solo 2024, l’indennità sarà pari addirittura all’80 per cento della retribuzione.

Si interviene anche sui contributi per il pagamento delle rette degli asili nido. Per i nuclei familiari con ISEE entro i 40 mila euro, il contributo annuale sarà innalzato fino a 3.600 euro per i nuovi nati dal 2024 in poi, purché nel nucleo sia già presente un altro figlio con età inferiore ai dieci anni. Le stime a disposizione lasciano ritenere che il potenziamento del bonus comporterà la sostanziale gratuità del servizio per le tipologie di famiglie coinvolte.

Quanto alla disabilità, ricordo che la riduzione delle risorse per l’anno è strettamente correlata ai tempi necessari all’attuazione della legge delega in materia. Restano inalterate le risorse a valere sul 2024 e 2025, pienamente coerenti con gli obiettivi assunti in materia, mentre sono state incrementate quelle a valere dal 2026, per tenere conto delle misure contenute nei decreti legislativi di riforma del settore, approvati recentemente dal Consiglio dei ministri in attuazione di specifici obiettivi previsti dal PNRR.

La denatalità e la carenza di forza lavoro riscontrata in alcuni settori produttivi rappresentano un problema per la sostenibilità di medio periodo del sistema previdenziale.

Prevenire andamenti di spesa sfavorevoli richiede adottare interventi di manutenzione del sistema pensionistico, che riescano al contempo a evitare i cosiddetti “scaloni”.

In tale ottica, si conferma la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro attraverso i vari istituti esistenti, apportando tuttavia alcuni correttivi ai requisiti di accesso e alle modalità di calcolo dei trattamenti pensionistici.

Anche per il 2024 si riconosce la possibilità di ricorrere alla pensione anticipata in presenza di un’età anagrafica di 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 41 anni. I trattamenti pensionistici di coloro che matureranno i requisiti nel 2024 saranno determinati secondo le regole del sistema contributivo.

Tali correttivi sono stati apportati al fine di garantire la sostenibilità economico-finanziaria del sistema previdenziale, senza però tralasciare la tutela di categorie di lavoratori svantaggiati, tra cui quelli impiegati in lavori usuranti, i precoci e le lavoratrici con figli.

Per incentivare la permanenza al lavoro di coloro che abbiano raggiunto i requisiti di accesso alla pensione di anzianità, viene confermato per il 2024 lo sgravio dei contributi pensionistici a carico dei lavoratori, pari al 9,19 per cento della retribuzione imponibile lorda, che il datore di lavoro trattiene in busta paga ai fini del versamento all’INPS. Tale quota potrà pertanto essere aggiunta allo stipendio del lavoratore interessato.

Confermati anche gli istituti di “Ape Sociale” e “Opzione Donna”, sebbene i requisiti di accesso anagrafico siano innalzati rispettivamente a 63 anni e 5 mesi e 61 anni. Il requisito di Opzione donna è scontato di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di due.

È stato poi interessante vedere come le disposizioni che hanno modificato la determinazione del valore della pensione in caso di accesso alla pensione anticipata e di vecchiaia calcolate con il sistema contributivo abbiano messo in luce, nel dibattito pubblico, caratteristiche della riforma Fornero a lungo non comprese.

Con riferimento alla disposizione relativa all’adeguamento delle aliquote di rendimento di alcune gestioni previdenziali (CPDEL, CPS, CPI, CPUG), ricordo che questa misura costituisce la manutenzione di una normativa alla quale non si è provveduto in sede di attuazione amministrativa e della quale, nel corso del tempo, era stata evidenziata da più parti la criticità, poiché accentuava un trattamento disomogeneo tra dipendenti solo sulla base della gestione previdenziale di riferimento.

Sempre in un’ottica di salvaguardia degli equilibri complessivi di finanza pubblica, segnalo l’istituzione di una commissione di esperti che avrà il compito di valutare i parametri, tra cui il deflatore del PIL, e i criteri da utilizzare per l’adeguamento al costo della vita, a partire dal 2027, delle prestazioni di carattere previdenziale e sociale.

Il disegno di legge di bilancio per il triennio 2024-2026 contiene diverse disposizioni in materia di opere pubbliche, ambiente, territorio, e calamità naturali.

Nonostante le risorse del Piano nazionale di Ripresa e resilienza (PNRR) siano volte a finanziare numerosi investimenti, il disegno di legge di bilancio non ha trascurato l’importanza di prevedere specifici stanziamenti da assegnare alla spesa per investimenti - in particolare, appalti e opere pubbliche - di tutti i livelli di Governo.

Tra gli interventi più rilevanti introdotti dalla manovra ricordo il finanziamento per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (11,6 miliardi di stanziamenti di bilancio nel periodo 2024-2032, con effetti sul deficit, nel triennio, pari a 0,4 miliardi nel 2024, 0,65 miliardi nel 2025 e 0,8 miliardi nel 2026), che coprono l’intero ammontare del fabbisogno, consentendo in tal modo la rapida approvazione del progetto definitivo da parte del CIPESS. Resta l’impegno di reperire fonti di finanziamento sostitutive che possano conseguentemente ridurre l’onere dell’opera, al momento interamente a carico del bilancio dello Stato.

Inoltre, si prevede il rifinanziamento del Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche, incrementandone la dotazione di 200 milioni per il 2024 e stanziando 100 milioni anche per il 2025, che consentirà di continuare a sostenere le imprese e i professionisti coinvolti nella realizzazione di lavori pubblici in difficoltà a causa dell’aumento eccezionale dei prezzi e dei ritardi nei cantieri.

Considerevoli risorse sono state inoltre destinate agli investimenti sulla rete ferroviaria e sulla rete stradale di interesse nazionale. In particolare, sono stati stanziati 3,1 miliardi in favore di ANAS, mentre per quanto riguarda RFI sono stati previsti 3,2 miliardi di nuove risorse e sono stati altresì anticipati al 2024-2025 oltre 2 miliardi stanziati per le annualità successive, per far fronte alle esigenze finanziarie degli interventi di corso.

Vengono contestualmente disposti due specifici interventi volti a rafforzare gli investimenti degli enti territoriali.

Il primo, rivolto alle regioni a statuto ordinario, prevede lo stanziamento di 250 milioni (50 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028), per la realizzazione di opere ed interventi pubblici in vari settori (messa in sicurezza degli edifici e del territorio, viabilità e trasporto pubblico), nel contesto della transizione verde.

Il secondo, rivolto agli enti locali, ha l’obiettivo di incrementare di 300 milioni (100 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026) le risorse già previste a legislazione vigente per il finanziamento della progettazione di interventi per la riduzione del rischio idrogeologico, per l’efficientamento energetico delle scuole, degli edifici pubblici e del patrimonio comunale e per il miglioramento della sicurezza stradale.

Infine, sono messe a disposizione nuove risorse per il Giubileo 2025, per le misure di mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, e per l’erogazione dei contributi per la ricostruzione privata nei territori colpiti dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023 mediante finanziamenti agevolati.

Tornando, invece, al PNRR ricordo che le riforme avviate negli ultimi mesi stanno velocizzando l’attuazione del piano, favorendo la realizzazione delle opere e degli investimenti previsti.

Come sapete, da qualche mese è in corso la negoziazione con la Commissione Europea per l’approvazione di due proposte presentate dal Governo: la prima prevede alcuni aggiustamenti al Piano, la seconda concerne il capitolo REPowerEU che riguarderà riforme e investimenti per la diversificazione e la sostenibilità dell'approvvigionamento energetico del nostro Paese. Entrambe le proposte mirano a disegnare direttrici di sviluppo che meglio si adattino alle sfide dei nostri anni. Per questo, da un lato, crediamo che il Piano debba veicolare investimenti ambiziosi, gestiti a livello centrale, creando sinergie con risorse e politiche territoriali e sviluppando capacità e competenze locali. Dall’altro, gli investimenti nella transizione ecologica devono puntare a rendere il nostro sistema produttivo più competitivo, la nostra economia più sostenibile.

È in questa prospettiva di sviluppo, dunque, che vanno lette le scelte alla base della manovra di bilancio: lavoro, competitività e resilienza energetica.

Per dare continuità alle misure di sostegno agli investimenti produttivi delle micro, piccole e media imprese, la manovra rifinanzia la “Nuova Sabatini” e il Fondo per la crescita sostenibile, con effetti in termini di indebitamento netto complessivamente pari a 0,6 miliardi nel periodo 2023-2026.

Le imprese localizzate nelle regioni del Mezzogiorno, che con il decreto-legge “SUD” dello scorso settembre sono confluite nella Zona Economica Speciale Unica, potranno inoltre beneficiare di un’agevolazione sull’acquisto di beni strumentali.

L’agevolazione consisterà in un credito di imposta, con un limite di spesa fissato in 1,8 miliardi, che sarà riconosciuto sugli investimenti effettuati nel 2024.

A chi afferma che questo disegno di legge ha trascurato le imprese, ricordo che la manovra di bilancio deve essere letta in combinato disposto proprio con il PNRR e che ulteriori risorse per le imprese saranno disponibili in seguito all’approvazione, da parte della Commissione europea, della proposta di revisione del suddetto Piano come integrato con REPowerEU.

La manovra introduce un piano di stimolo per investimenti infrastrutturali e produttivi, focalizzato in particolare sugli ambiti che presentano livelli subottimali di investimento.

Gli aiuti alle imprese e al settore produttivo non si misurano solo in termini di risorse finanziare, ma anche di procedure e strumenti a disposizione degli operatori economici. A tal fine, per stimolare gli interventi negli ambiti in cui si registrano livelli subottimali di investimento e per migliorare l’attrattività in settori strategici, si introduce un nuovo schema di garanzia, denominato “Garanzia Archimede”, complementare agli strumenti esistenti e finalizzato ad attirare investitori privati nella realizzazione di investimenti che garantiscano un alto valore aggiunto, come quelli nelle infrastrutture materiali e per la transizione tecnologica, verde e digitale delle imprese.

Lo strumento è operativo fino al 2029 e prevede uno schema di coassicurazione pubblica per effetto del quale gli impegni sono assunti nella misura dell’80% dallo Stato e nella misura del 20% da SACE S.p.A., quota rispetto alla quale è accordata di diritto la garanzia di ultima istanza da parte dello Stato.

Tali garanzie insistono sul Fondo che copre gli impegni assunti nell’ambito delle misure di Garanzia Italia, SupportItalia e Riassicurazione Crediti.

Il Fondo potrà assumere impegni entro un plafond di 60 miliardi relativo al complesso delle misure, con un limite di 10 miliardi per l’anno 2024 relativo alle sole operazioni oggetto della garanzia in esame.

Il disegno di legge di bilancio si occupa anche di prevenzione dei rischi catastrofali prevedendo, in particolare, l’obbligo per le aziende di stipulare, entro il 31 dicembre 2024, contratti assicurativi a copertura dei danni ai beni causati da calamità naturali ed eventi catastrofali – come ad esempio terremoti, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni – che potranno verificarsi sul territorio nazionale.

I dati relativi agli impatti economici e alla frequenza di tali eventi, l’ultimo dei quali si è verificato solo qualche giorno fa in Toscana, sottolineano l’estrema necessità, per il nostro Paese, di aumentare in modo significativo la diffusione delle coperture assicurative e con queste il livello di responsabilizzazione dei singoli attori. Tale misura non deve essere letta come arretramento dello Stato, ma come la piena attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale.

In questo nuovo schema, lo Stato svolgerà sia il ruolo di regolatore del mercato relativo a tali strumenti, sia di riassicuratore attraverso la possibilità, per le imprese assicurative, di cedere parte del rischio a SACE.

Sempre in ambito assicurativo, una significativa novità è rappresentata dall’istituzione di un fondo di garanzia assicurativo dei rami vita. Questo fondo di natura mutualistica, regolato e monitorato da IVASS e finanziato dai contributi degli aderenti, partendo dall’analisi dei recenti eventi, è volto a garantire una maggiore protezione del risparmio assicurativo e sostenere pertanto la fiducia nel mercato.

La manovra affronta anche alcune delle questioni che riguardano più da vicino l’attività dei Comuni.

Un primo punto riguarda il tema del riequilibrio finanziario strutturale.

Tenendo conto dell’esperienza degli ultimi anni, è stata approntata una provvista di somme, pari a 50 milioni annui, da destinare agli enti sottoscrittori degli accordi con la Presidenza del Consiglio dei ministri, di cui all’art. 43, commi 2 e 8 del decreto- legge n.50 del 2022, volti a efficientare la spesa, aumentare gli investimenti e migliorare la riscossione dei tributi.

A questo si aggiungono le risorse destinate alle città metropolitane che terminano, entro la fine dell’anno in corso, il periodo di risanamento quinquennale dalla redazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, che potranno beneficiare di un contributo per il ripiano dei loro disavanzi.

I piccoli comuni con problemi di spopolamento avranno inoltre a disposizione fondi da destinare al perseguimento di interventi che consentano di valorizzare territori spesso lontani dai grandi centri e offrire servizi adeguati ai concittadini che scelgono di vivere in queste realtà. Appositi stanziamenti saranno inoltre destinati alla valorizzazione e alla promozione delle aree svantaggiate confinanti con le regioni a statuto speciale e le provincie autonome di Trento e Bolzano.

Si interviene infine sul fondo di solidarietà comunale, per adattarne la struttura ai rilievi della sentenza n. 71 del 2023 della Corte costituzionale. Le risorse destinate al raggiungimento degli obiettivi di servizio relativi ad asili nido, trasporto degli alunni con disabilità e sociale, ritenute dalla Corte come “interventi speciali”, sono state pertanto riallocate nel nuovo “Fondo speciale equità livello dei servizi”, finalizzato alla rimozione degli squilibri economici e sociali e a favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona.

In aggiunta alle risorse relative alla sanità di cui ho parlato precedentemente, alle Regioni sono assegnate risorse pari a 500 milioni nel 2023, destinate a compensare i mancati introiti del trasporto pubblico locale relativi al periodo pandemico.

Quest’anno ricordo che la manovra è stata oggetto di uno specifico accordo raggiunto il 16 ottobre proprio con la Conferenza Stato – Regioni ristabilendo una buona abitudine per alcuni anni trascurata.

Veniamo ora al capitolo delle coperture. È stato necessario richiedere un contributo consistente da parte dei Ministeri, che hanno ridotto gli stanziamenti di parte corrente e di conto capitale per un totale di 9,6 miliardi nel triennio 2024-2026.

Uno sforzo è stato richiesto anche alle Amministrazioni territoriali, sebbene di dimensioni ridotte rispetto a quello che sarebbe risultato dall’applicazione di un taglio lineare analogo. L’importo complessivo di tale concorso è di 600 milioni annui (350 milioni a carico delle Regioni a Statuto Ordinario; 200 milioni a carico dei Comuni; 50 milioni a carico di Province e Città metropolitane).

Garantire la sostenibilità dei conti pubblici e individuare eventuali spazi di bilancio disponibili per il finanziamento di nuovi interventi richiede di potenziare la capacità di governo della spesa, incrementarne il valore prodotto e ridurre eventuali inefficienze.

A tal fine, il Presidente del Consiglio dei ministri ha recentemente definito le linee guida propedeutiche, al quale hanno fatto seguito gli orientamenti strategici predisposti da questo Ministero, per avviare le procedure per rafforzare le attività e gli strumenti di analisi e monitoraggio della spesa pubblica, finalizzati a migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche, nonché a rilevare l’esistenza di eventuali inefficienze nell’erogazione dei servizi destinati alla collettività.

Tali attività porteranno alla definizione, in ciascun Ministero, di un Piano di analisi e valutazione della spesa, uno strumento di programmazione che presenterà i risultati delle analisi svolte nei tempi utili alla formazione annuale del Bilancio dello Stato.

Per limitare un eccessivo ricorso all’indebitamento, è stato necessario reperire risorse anche dal lato delle entrate, attraverso decisioni che sono state guidate in particolare da parametri di efficacia e equità.

Nei giorni seguenti alla presentazione del disegno di legge è stato sollevato un certo clamore intorno alla rideterminazione dell’aliquota IVA sui beni della prima infanzia e alla cosiddetta tampon tax.

La legge di bilancio per il 2023 aveva previsto la riduzione dell’aliquota IVA applicabile a determinati prodotti per l’infanzia per supportare le famiglie alle prese con il consistente aumento dei prezzi del periodo. In particolare, era stata ridotta dal 10 al 5 per cento l’aliquota IVA applicabile ai prodotti alimentari per la prima infanzia e dal 22 al 5 per cento l’aliquota applicabile ai seggiolini auto e ai pannolini.

I dati hanno mostrato tuttavia che tale misura non si è tradotta in un vantaggio a favore dei consumatori, poiché il margine dovuto alla riduzione dell’imposta è rimasto all’interno della filiera della distribuzione, senza effetti sul prezzo finale di vendita.

Tenuto conto che l’intervento non ha avuto gli effetti auspicati in termini di efficacia e di equità, abbiamo ritenuto che fosse preferibile ripristinare le aliquote IVA su prodotti alimentari e seggiolini, per concentrare le risorse su interventi più mirati a favorire la natalità come quelli che ho descritto in precedenza.

Con lo schema di decreto legislativo di attuazione della riforma fiscale in materia di fiscalità internazionale siamo intervenuti anche sul regime di tassazione dei lavoratori cosiddetti “impatriati”, diversi dai ricercatori e professori.

La normativa relativa a questo ambito ha subito nel tempo molte modifiche, che hanno dato luogo a comportamenti che, per una eterogenesi dei fini, hanno fatto dimenticare la finalità originaria del legislatore, che inizialmente mirava al “rientro dei cervelli”.

I dati più recenti sui beneficiari di questa misura mostrano che dei 24.450 “impatriati”, la quota relativa a ricercatori e docenti, obiettivo iniziale della norma, è di circa 1.200 persone. Di conseguenza, gli altri sono semplicemente le persone che hanno sfruttato un'agevolazione estesa nel corso del tempo ad altri settori, tra cui quello dello sport, che ha un effetto sulle casse dello Stato valutabile in 1,3 miliardi annui.

Si, è vero, sono stati introdotti requisiti più stringenti per accedere all’agevolazione al fine di ridurre le distorsioni e di porre rimedio alle pratiche elusive adottate nell’ambito di gruppi societari operanti in diversi Paesi, ma se guardiamo alla misura e alla durata del beneficio la nostra disciplina rimane tra le migliori vigenti nei Paesi europei.

Ridurre strutturalmente l’evasione fiscale è un obiettivo prioritario per sostenere l’ammodernamento del nostro Paese e un fattore determinante per liberare risorse pubbliche da destinare alla diminuzione della pressione fiscale in favore di quanti si impegnano quotidianamente.

L’azione del Governo intende rafforzare gli obiettivi già ambiziosi di riduzione del tax gap inclusi nel PNRR, che prevedono di ridurre del 15% la propensione all’evasione dei contribuenti nel 2024, rispetto al valore di riferimento del 2019. Le maggiori entrate permanenti derivanti dal miglioramento dell’adempimento spontaneo potranno alimentare il “Fondo per la riduzione della pressione fiscale”, che servirà anche a finanziare l’attuazione della riforma del sistema fiscale.

L’attuazione della legge delega n. 111 del 2023 individua alcune leve strategiche per il recupero dell’evasione. Tra queste assumono rilievo la piena utilizzazione dei dati del sistema informativo dell’Anagrafe tributaria e il ricorso alle tecnologie digitali e alle soluzioni di intelligenza artificiale. Questi strumenti consentiranno di effettuare controlli selettivi e mirati sui contribuenti a maggiore rischio di evasione, aumentando l’efficienza delle attività di controllo e riducendo l’invasività delle attività ispettive.

Altra leva strategica sarà il potenziamento dell’adempimento collaborativo, funzionale a definire ex ante, in modo certo e trasparente, le posizioni debitorie dei contribuenti e minimizzare i rischi fiscali, riducendo i controlli successivi e l’eventuale contenzioso.

Per instaurare un rapporto collaborativo, trasparente e semplificato tra i contribuenti di minori dimensioni e l’Amministrazione finanziaria, l’attuazione della delega fiscale porrà particolare attenzione all’istituzione di un concordato preventivo biennale che coinvolgerà sia i soggetti tenuti all’applicazione degli Indici sintetici di affidabilità fiscale, sia i soggetti che aderiscono al regime forfettario.

Il concordato preventivo consentirà di ridurre gli obblighi (e i costi) dichiarativi a carico del contribuente, che saranno sostituiti da una proposta di concordato predisposta dall’Agenzia delle Entrate sulla base delle informazioni provenienti dalle banche dati a disposizione.

Il disegno di legge di bilancio che vi ho presentato concentra le risorse disponibili su obiettivi chiari e ben delimitati, per fornire risposte certe alle esigenze degli individui più vulnerabili in un contesto ancora piuttosto delicato.

Al contempo, introduce interventi finalizzati a favorire la sostenibilità complessiva della finanza pubblica nel medio lungo periodo, elemento fondamentale per favorire uno sviluppo crescente e duraturo della nostra economia.

È un ulteriore tassello del lavoro, paziente e responsabile, che stiamo realizzando per attuare, con gradualità e compatibilmente con gli spazi disponibili, gli interventi programmatici previsti per questa Legislatura.

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Audizione del ministro Giorgetti sul ddl bilancio 2024 [Commissioni bilancio di Camera e Senato]
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