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«Niente tagli alle agevolazioni fiscali»

 15/10/2018

Intervista di Daniele Capezzone a Massimo Bitonci

Massimo Bitonci ha alle spalle una solida storia di leghista, amministratore locale, sindaco di Cittadella e Padova, e parlamentare. Il suo presente è la rilevante postazione di sottosegretario all’Economia. Dottore commercialista, è uno degli uomini chiave nel pacchetto di mischia economico della Lega di Matteo Salvini. Ha accettato di conversare con La Verità nel giorno in cui la manovra va a Bruxelles, e nella settimana in cui sarà resa nota alle Camere.

Che fine hanno fatto i tagli alle tasse? Qualcuno dice che occorre rivolgersi a Chi l’ha visto?
«No, non è così. Intanto questo è il primo governo che non aumenta le tasse. Nulla: nemmeno rispetto agli acconti di novembre, come qualcuno aveva erroneamente paventato. E poi ci sono molte riduzioni fiscali che da anni non si facevano».

E allora elenchiamole. Cominciamo dalle partite Iva?
«Per partite Iva e professionisti c’è un regime ipersemplificato. Fino a un fatturato di 65.000 euro annui, si pagherà solo il 15%. E attenzione: senza Iva, senza tenuta della contabilità, solo attraverso l’emissione della fattura. Tra l’altro, considerando i coefficienti, molti artigiani pagheranno ancora meno. Secondo i nostri calcoli, saranno coinvolte un milione e mezzo di partite Iva, con un risparmio medio di 56.000 euro annui».

Ma i vecchi vincoli sul personale (non spendere più di 5.000 euro) e i beni strumentali (non spendere più di 20.000 euro) per essere ammessi a questo trattamento di favore li farete saltare? Il nostro giornale ha insistito molto su questa necessità.
«Assolutamente sì. Quei limiti sono rimossi totalmente. E questa è la migliore risposta a chi ci diceva che con questa misura avremmo incentivato le partite Iva a rimanere "piccole". Semmai è il contrario: incoraggiamo l’emersione. All’inizio il ministro non ci credeva, poi gli ho dimostrato che sarebbe stata una prima applicazione della flat tax alle imprese con una platea molto vasta».

Come risponde all’obiezione di chi dice che però farete saltare l’Ace, l’Aiuto alla crescita economica?
«La rimoduliamo, ma quella era una misura di vantaggio per banche e pochi altri. Invece insisto sul punto dell’emersione: prima chi faceva lavori di importo contenuto poteva avere la tentazione di farli in nero. Ora ha tutto l’interesse ad aprire una partita Iva e a stare in regola pagando poco».

Sull’Ires?
«Prevediamo una detassazione forte (dal 24 al 15%) per le aziende che reinvestono in ricerca e sviluppo, in attrezzi e macchinari, e soprattutto che assumono a tempo indeterminato. Un grande vantaggio per loro».

C’è una misura per le start up giovanili?
«Solo il 5% di tasse per 5 anni per le start up di under 35».

 E la cedolare secca la estenderete al commercio? A tutti i negozi o solo a quelli nuovi?
«Iniziamo con le nuove aperture dei negozi sfitti, fino a 250 metri quadrati. Puntiamo in particolare a rivitalizzare i centri storici, ma, siccome penso che la misura funzionerà, contiamo di estenderla l’anno successivo».

Spieghiamo bene la pace fiscale.
«Cominciamo dalle cartelle esistenti, un "magazzino" di 850 miliardi, che cresce ogni anno di 50 miliardi. Ovviamente, ormai, una parte rilevante di queste somme è inesigibile. Abbiamo deciso di cancellare tutte le cartelle sotto i 1.000 euro (fino al 2010): una misura che potrebbe investire ben dieci milioni di contribuenti. E attenzione a definirla una misura minima: va infatti tenuto presente che un singolo contribuente potrebbe anche avere più di una cartella a carico».

E sulle cartelle con cifre più grandi?
«Su tutto il resto, è prevista la cancellazione di interessi e sanzioni (che nei casi limite possono arrivare al 150% della somma dovuta) e la possibilità di pagare quel che rimane in rate spalmate su cinque anni. Tutto sarà naturalmente incrociato con la rottamazione già esistente: chi ha in corso la vecchia rottamazione, pagherà la rata già prevista a novembre, e poi entrerà nella nuova spalmatura quinquennale. Ma c’è anche una cosa importante sul processo tributario».

Cioè?
«Se un contribuente vince un ricorso in primo grado, ma teme (può succedere anche questo) di subire un ribaltamento dell’esito nei gradi successivi, può decidere di chiudere subito la partita pagando il 50%. Se poi vince anche in secondo grado ma vuole evitare la Cassazione, basterà pagare il 20%. Obiettivo: deflazione del contenzioso esistente».

E poi volete aprire anche alla possibilità di una dichiarazione integrativa.
«Esatto: chi ha fatto la dichiarazione negli ultimi cinque anni può ora dichiarare un maggiore importo, pagando il 15% in più (più Iva)».

Nei numeri resi noti finora ce n’è uno che ha creato spavento: 8,1 miliardi di maggiori entrate. Non è  che c’è qualche aumento di tasse nascosto?
«No, assolutamente. Avremo entrate dalla pace fiscale, e poi taglieremo le spese dei ministeri».

Quindi ricorrerete ai famigerati tagli lineari?
«Non esattamente. Nei ministeri c’è ancora parecchio da riordinare. Abbiamo dato obiettivi ai ministeri, e starà a loro fare un lavoro puntuale e tagli selettivi».

Ma sulle tax expenditures interverrete? E una massa di 466 voci, sono 175 miliardi di spese. Qualche taglietto si potrà fare...
«Quello lo faremo per il 2020, in concomitanza con l’avvio della flat tax sull’Irpef. Nel momento in cui intervieni su persone e famiglie, ha senso riordinare anche le tax expenditures, non prima».

Obiezione complessiva sul pacchetto fiscale: le misure sono tutte giuste ma il dosaggio è troppo basso. Non temete il rischio «zero virgola»?
«Non penso. La manovra va vista nel triennio. Per il primo anno c’è l’intervento forte sulle partite Iva. L’anno successivo quello sull’Irpef e sulle famiglie. Ma attenzione: le famiglie avranno già un beneficio quest’anno, perché quando fai star meglio un milione e mezzo di partite Iva...».

Perché non puntare tutto sui tagli di tasse, un grande shock fiscale alla Trump?
«Eh, ma Trump non deve stare nel 2,4% di deficit».

Ma non vi siete fatti prendere un po’ troppo la mano dal reddito di cittadinanza grillino?
«Siamo leali. Nell’accordo di governo c’era anche quello. Ognuna delle due forze politiche ha gestito la propria parte di programma: loro il reddito di cittadinanza, noi la parte fiscale e la riforma della legge Fornero».

Ma come la racconta ai suoi elettori in Veneto?
«Ai miei elettori veneti dirò che da aprile parte con un miliardo e mezzo il ristoro dei 200.000 cittadini che hanno perso tutto comprando azioni della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Rimborso del 30% fino a un tetto di 100.000 euro».

E sulla Fornero che si fa? Davvero è convinto che i lavoratori in uscita saranno sostituiti con nuove assunzioni?
«Ne sono convinto: vale per le imprese e per le pubbliche amministrazioni. Facendo uscire lavoratori a 62 anni, ci sarà un ricambio forte che altrimenti non ci sarebbe stato».

Parliamo di politica. Il giorno dopo le Europee, c’è il sorpasso della Lega sui cinque stelle. Che succede nel governo?
«Non parlo degli effetti sul governo. Ma non vedo l’ora che si arrivi alle Europee. Ci arriveremo con provvedimenti che non sarebbero mai passati con altri governi. Dicono che sono misure populiste: io dico che sono popolari. E cambierà tutto anche in Europa».

Cioè?
«lo penso che Francia e Germania siano molto più isolate del passato. Oggi molti Stati hanno compreso che non è più accettabile un totale dominio francotedesco. In primavera avremo un quadro politico ben diverso: con molti Stati sovrani determinati a comandare a casa propria. La politica europea andrà discussa fra tutti, non solo fra due».

A proposito, ce lo sveli: i vari Moscovici e Juncker, con gli attacchi sguaiati e controproducenti che fanno a Salvini e al governo, non è che sono segretamente iscritti alla Lega?
«Hanno paura. Hanno paura che possano esistere e funzionare esperimenti di efficace autogoverno nazionale. Siamo stati solo tartassati dall’euro in poi, con l’imposizione di manovre restrittive, che hanno compresso Pil e sviluppo. Ora si cambia».

Parlano sempre a Borse aperte. Bisogna pensare male?
«È estremamente sospetto. Vogliono spingere lo spread e creare problemi. C’è chi vorrebbe far saltare il sistema italiano e questo governo atipico rispetto ai loro schemi».

E Forza Italia? Dal 2011 evocavano, direi giustamente, il complotto dello spread. Ora invece pure molti di loro dicono «Forza Spread». Che cosa è successo secondo lei?
«Forza Italia soffre il fatto che Berlusconi non fa più il capo politico del movimento come prima. Vedo anche sul piano territoriale una disgregazione. Già molto consenso dei loro elettori si è spostato verso la Lega».

Quindi il centrodestra di un tempo non c’è più?
«Io auspico che un domani il centrodestra sia riunito con la leadership indiscussa, non solo italiana ma europea, di Matteo Salvini».

Non sarà che dovrete farvi opposizione da soli? A proposito, sono veri i retroscena dei giornaloni sulle presunte divergenze tra di voi, con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti che vorrebbe mantenere posizioni più caute rispetto a Salvini?
«Io ci vivo dentro e non mi sbaglio. Tra Salvini, Giorgetti, i ministri, i sottosegretari, i presidenti di commissione, i parlamentari leghisti, ci troviamo e discutiamo regolarmente. C’è massima concordia. La leadership di Salvini coinvolge tutti».