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Intervento del ministro Tria alla conferenza del Boao Forum for Asia (BFA)

 05/12/2018

Ringrazio gli organizzatori per avermi invitato a questo prestigioso forum. È con grande piacere che ho accettato questo invito, consapevole dell’importanza delle occasioni di incontro tra il mondo imprenditoriale e quello istituzionale, tra Occidente e Oriente.

In questo saluto, vorrei affrontare l’ottica strategica nella quale dovrebbe muoversi la collaborazione tra Italia e Cina, delineando i passi della cooperazione istituzionale e le prospettive future della Belt and Road Initiative.

Nella geografia economica mondiale che si è disegnata negli ultimi due decenni, l’area asiatica, con al centro la Cina, ha accresciuto rapidamente e significativamente il suo peso economico ed è diventata il più grande mercato mondiale.

Il rapporto tra occidente e oriente si è rovesciato per la seconda volta in due secoli e le prospettive, rafforzate anche dall’impegno del governo cinese per il raggiungimento di obiettivi molto ambiziosi, indicano che il processo continuerà nei prossimi anni, con la Cina destinata a diventare in breve tempo la prima economia mondiale. La globalizzazione ha avuto un ruolo importante nell’evoluzione degli equilibri economici ma l’impulso determinante è venuto dalla forte spinta all’innovazione e alla modernizzazione che ha caratterizzato l’area asiatica. Ciò a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo non è infatti semplicemente lo spostamento della produzione dal Nord al Sud del mondo ma un vero cambiamento dei modelli produttivi in un contesto di accresciuta interdipendenza. La produzione e il consumo di beni e servizi hanno seguito catene di valore non più circoscritte su scala locale ma estese a livello globale, con attività distribuite e organizzate in diverse fasi, localizzate in aree diverse e anche molto lontane tra loro, sfruttando le possibilità offerte dal progresso tecnologico.

Emerge con chiarezza quindi la necessità di governare questo processo mediante il dialogo e la cooperazione tra le diverse aree macroeconomiche del mondo affinché possa avviarsi un ciclo di crescita virtuoso, soddisfacente e diffuso. La Belt and Road Initiative lanciata dal governo cinese nel 2013 rappresenta un evento importante in questa direzione. Come la vecchia Via della Seta, che con l’intensificazione degli scambi commerciali e culturali ha determinato il fiorire delle antiche civiltà e gettato le basi del mondo medioevale e moderno, può avere un peso significativo nel modificare gli assetti e l’evoluzione dello scenario economico mondiale.

Con la creazione di sei corridoi di trasporto, via terra e via mare, e con gli ulteriori annunciati sviluppi relativi alla Via della seta polare e a una via della seta aerea, determinerà uno straordinario ampliamento della connettività non solo tra la Cina e gli altri paesi asiatici ma anche con l’Europa e il resto del mondo, rendendo più stretti a livello globale non solo i legami commerciali ma anche finanziari e politici. Permetterà alla Cina non solo di intensificare le relazioni con il resto del mondo ma anche di diversificare le rotte commerciali.

L’Italia deve inserirsi attivamente in questo processo di integrazione non solo per realizzare tutti i possibili vantaggi derivanti dalla partecipazione ai grandi progetti infrastrutturali ma anche, in un’ottica di più lungo periodo, per non perdere ma anzi rafforzare il vantaggio competitivo che attualmente risulta avere nei rapporti di scambio con la Cina e per sfruttare la posizione strategica nei percorsi previsti nella BRI. Per dirla in modo evocativo, la BRI è un treno che l’Italia deve governare e non può perdere. E a tale scopo assumono particolare importanza il dialogo e la stipula di accordi che valorizzino i punti di forza dell’Italia e aprano la strada alla realizzazione di progetti e a collaborazioni, anche in una ottica di cooperazioni triangolari con aziende cinesi per la realizzazione di iniziative commerciali e progetti congiunti in paesi terzi.

Come sapete, ho voluto visitare la Cina nel primo viaggio all’estero del mio mandato, proprio in virtù dell’interconnessione tra le nostre economie. Sul fronte istituzionale, infatti, è già iniziata la stagione di collaborazione strategica tra il Governo italiano e quello cinese. Un coordinamento che si è concretizzato in accordi che coinvolgono il Ministero che ho l’onore di rappresentare e anche altre istituzioni italiane.

Lo scorso 29 novembre ho sottoscritto il Memorandum sul dialogo finanziario con il ministro dell’Economia della Repubblica Popolare Cinese Liu Kun, a margine del G20 a Buenos Aires. Il nostro impegno al dialogo bilaterale e multilaterale più stretto produrrà vantaggi reciproci su numerose questioni economiche e finanziarie. L’intesa prevede infatti uno stretto coordinamento in tutti gli aspetti – dalla dimensione fiscale a quella regolamentare – che possano favorire investimenti bilaterali.

Per accompagnare e supportare l’Italia di fronte alle nuove sfide che la Belt and Road Initiative pone, la strategia del governo italiano deve indirizzarsi su tre direttrici principali:

  • la prima riguarda interventi tesi a favorire la partecipazione delle imprese italiane alle attività relative agli studi, alla progettazione e alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali;
  • la seconda è quella di consentire all’Italia di sfruttare i vantaggi connessi alla sua posizione geografica, che risulta strategica nei collegamenti sia con l’Europa sia con l’Africa;
  • la terza deve essere indirizzata al rafforzamento della competitività delle imprese italiane per un loro posizionamento ottimale nei nuovi mercati.

La partecipazione alle attività connesse alle grandi opere infrastrutturali rappresenta una opportunità per le imprese italiane, riguardando settori dove l’Italia ha le carte in regola per competere: consulenza, studi di fattibilità, progettazione, servizi di ingegneria, logistica, macchinari, realizzazione di impianti, servizi di monitoraggio e informatici, sicurezza, servizi finanziari e assicurativi.

Si stima che, per finanziare gli almeno 266 progetti coinvolti, si attiveranno investimenti per almeno 2.000 miliardi di dollari. Per il loro finanziamento la Cina ha creato il Silk Road Fund da 40 miliardi di dollari, cui si aggiungono i 100 miliardi di dollari dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), banca operativa dal 2016 di cui l’Italia è il quarto azionista europeo, e almeno 600 miliardi da altre istituzioni finanziarie.

Per promuovere e condurre una strategia nazionale organica di sostegno alle imprese italiane nell’ambito della Belt and Road Initiative, è stata costituita una Task Force, cui partecipa il MEF, con il compito di identificare linee d’azione e progetti, pacchetti finanziari e iniziative promozionali e di sostegno istituzionale.

La seconda direttrice riguarda lo sfruttamento dei vantaggi derivanti dalla posizione geografica dell’Italia. In questo nuovo panorama di relazioni commerciali cinesi e di apertura di nuovi mercati, il ruolo crescente del mediterraneo rappresenta un aspetto di particolare importanza per l’Italia.

Ad oggi, la tratta Europa-Estremo Oriente che passa per il Mediterraneo rappresenta, dopo la forte crescita registrata negli ultimi dieci anni, il 42% del mercato globale ed il traffico di navi commerciali è destinato a salire anche per effetto della crescente presenza cinese in Africa.

È anche in virtù di questa necessità, il Governo ha stipulato lo scorso settembre un Memorandum of Understanding con la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme cinese per la cooperazione congiunta in Paesi terzi. In questo modo Italia e Cina si impegnano a collaborare in aree geografiche importanti come l’Africa, che rappresenterà nel futuro prossimo un attore di primo livello per motivi demografici e per le sue prospettive di crescita economica.

L’Italia rappresenta la porta d’accesso da sud al mercato continentale e potrebbe svolgere un ruolo di primo piano per quello che riguarda il corridoio marittimo previsto dalla BRI. I terminal marittimi italiani nell’adriatico e nel tirreno rappresentano infatti le rotte più brevi tra il canale di Suez e l’Europa centrale. La terza direzione strategica riguarda il rafforzamento della competitività delle imprese italiane. Come accennavo prima, la BRI comporta anche l’effetto di aprire nuovi mercati e intensificare i rapporti commerciali in aree geografiche sinora marginali. Di fronte a tale fenomeno le nostre imprese devono essere messe in condizione di competere efficacemente a livello internazionale, sfruttando appieno i vantaggi competitivi già dimostrati nel mercato cinese e che hanno riguardato diversi settori, quali ad esempio l’agroalimentare, le tecnologie sostenibili, la farmaceutica, il turismo, il design e la progettazione.

L’attenzione che la Cina riserva agli investimenti sostenibili, infine, permetterebbe di sfruttare un altro settore di forza del sistema italiano, quello delle tecnologie e del know how in campo ambientale e della prevenzione e gestione dei rischi, dando inoltre impulso alla ricerca e favorendo lo sviluppo di prodotti e soluzioni innovative che vengono anche dalla collaborazione nel campo dell’aerospazio. Concludendo, credo che ci siano spazi importanti per il nostro sistema imprenditoriale e per affrontare il modo condiviso le sfide della crescita sostenibile e dello sviluppo in queste aree. Sono convinto che la cooperazione tra Paesi sul piano istituzionale e imprenditoriale sia, oggi più che mai, fondamentale, specialmente visti i recenti segnali di ritorno al protezionismo e di chiusura rispetto al commercio internazionale.

Le sinergie sul piano commerciale e la costruzione di un rapporto di fiducia rappresentano invece il percorso che vogliamo intraprendere per allontanare le tensioni che danneggiano l’economia e i rapporti politici a livello mondiale. Un percorso che consente all’Italia di riaffermare il proprio ruolo sulla scena globale.

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