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- TREMONTI: POLEMICA ECCESSIVA SU CINQUE PAROLE

Comunicato Stampa N° 133 del 27/08/2010

Cinque parole cinque dette a Bergamo alle undici di sera nel corso di una festa, - "come ad esempio la 626" - , hanno fornito occasione per una polemica che mi sembra un po' eccessiva .

Cerco di esprimere, a questo punto usando piu' di cinque parole, il mio pensiero.

Civilta' e stupidita'. La sicurezza sul lavoro è un' irrinunciabile conquista della civilta' occidentale.

L'eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidita' .

In Europa è sempre piu' evindente il problema dell'eccesso di burocrazia imposto in questi anni alle imprese.

E' per questo che sta iniziando un ciclo opposto: stop regulation, less regulation e better regulation. La legge 626 non fa eccezione.

Nel caso della 626 che peraltro è stata assorbita in un nuovo Testo Unico, si deve distinguere tra effettiva tutela della sicurezza sul lavoro, che e' fondamentale, ed eccessiva burocrazia che è quasi demenziale.

Le regole pensate in Europa per la grande industria sono fondamentali ed inviolabili .

Ma un conto è la grande industria, un conto è la piccola minima individuale impresa caratteristica dell' economia italiana .

E' qui che l'applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la fabbrica dell'assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma, di sanzioni erratiche. Ciò che è stato paradossale in Italia è l'estensione parossistica alla minima impresa di regole che poco o niente hanno a che vedere con la sicurezza sul lavoro nel loro proprio contesto di funzionamento . Forse, anzi senza forse, di questo tipo di regole - costi si puo' fare a meno senza mettere in discussione la vita e la sicurezza dei lavoratori. Anzi tutelandoli ancora meglio, separando cio' che e' serio da ciò che è assurdo. La concorrenza con la Cina non si fa certo sulla vita e sulla sicurezza dei lavoratori, ma evitando, dove è possibile, di farci del male da soli. Tra l'altro, si ripete, un conto è la grande industria dove avvengono i grandi, tragici incidenti, un conto è il laboratorio di un artigiano, che magari lavora da solo senza neanche un apprendista, costretto a diventare matto con la burocrazia. E' anche perche' non capisce tutto questo, che la sinistra si allontana progressivamente e fatalmente dalla realta' .

Su questi temi sarei comunque felice di una discussione con Tiziano Treu che e' stato mio professore di diritto del lavoro e con Cesare Damiano per la sua esperienza di governo. Mi permetto di suggerire anche una sede per il dibattito: quella degli artigiani di Mestre .

Roma 27/08/2010
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