Contenuto principale

Audizione nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge di bilancio per il triennio 2020-2022 (A.S. 1586)

12/11/2019

Audizione nell’ambito dell’attività conoscitiva preliminare all’esame del disegno di legge di bilancio per il triennio 2020-2022 (A.S. 1586)

Signor presidente Pesco, signor presidente Borghi, onorevoli senatori e deputati, buongiorno.

È un piacere essere qui a illustrare la legge di bilancio e discuterne con voi le linee di fondo. Collocherò l’illustrazione del ddl bilancio nel quadro congiunturale e nell’ambito dell’interlocuzione avviata nelle scorse settimane con la Commissione europea.

Come ho già avuto modo di argomentare in quest’aula in occasione della presentazione della NADEF 2019, il Governo ha impostato una manovra tesa ad avviare un percorso di crescita duratura, imperniata sugli investimenti, l’innovazione, la sostenibilità ambientale e la coesione sociale e territoriale, salvaguardando la sostenibilità della finanza pubblica.

L’impianto della manovra è improntato ai principi della crescita, del lavoro, dell’equità della riduzione delle disuguaglianze, della tutela dell’ambiente. Difendo questi principi, penso ed auspico che il lavoro parlamentare – rispetto al quale il Governo si pone con grande rispetto e grande disponibilità al dialogo e al confronto – potrà portare a migliorare ulteriormente la manovra, salvaguardandone al tempo stesso l’impianto e gli obiettivi.

Lo scenario macroeconomico internazionale è quello che ha visto il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione europea rivedere al ribasso le stime di crescita dell’economia mondiale per il 2019 e il 2020.

A fronte di questa difficile situazione, di rallentamento complessivo dell’economia globale, gli indicatori dell’economia italiana, se da un lato risentono e non da oggi di questo quadro globale, hanno recentemente mostrato alcuni segnali incoraggianti. Il PIL è lievemente cresciuto in termini reali anche nel terzo trimestre e la fiducia delle imprese è migliorata in settembre e ottobre, soprattutto nel settore dei servizi. I modelli di previsione a breve indicano un lieve incremento dell’attività economica anche nel quarto trimestre, il che potrebbe non solo migliorare il dato della crescita di quest’anno rispetto alle previsioni della NADEF (identiche a quelle della Commissione) ma dovrebbe dar luogo ad un effetto di trascinamento positivo sulla crescita nel 2020.

Se il quadro internazionale non peggiorerà ulteriormente, la previsione di crescita del PIL dello scenario programmatico per l’anno prossimo (0,6 per cento), appare ampiamente raggiungibile, anche prudente. E come anche rimarcato oggi da Banca d’Italia queste cifre oltre a essere credibili ci portano a proiettare una crescita per gli anni successivi, con una traiettoria di crescita maggiore.

Considerata l’attuale fase di bassa crescita economica, si è ritenuto di adottare una politica di bilancio moderatamente espansiva. Abbiamo utilizzato compiutamente i margini di flessibilità previsti dal Patto di Stabilità e di Crescita definendo un obiettivo di deficit programmatico del 2,2%.

Il profilo programmatico delineato dal Governo assicura la solidità della finanza pubblica e garantisce un percorso graduale e sostenibile di riduzione del debito e del costo del suo finanziamento. Al tempo stesso consente di evitare un carattere restrittivo della manovra che avrebbe avuto effetti negativi nell’attuale quadro macroeconomico.

L’approccio che stiamo perseguendo ha già determinato una percezione di maggiore stabilità della nostra economia. Questo miglioramento è chiaramente testimoniato dal progressivo calo dei rendimenti sui titoli di Stato che ha portato, in sede di redazione della NADEF, ad una significativa riduzione delle previsioni di spesa per interessi per i prossimi anni. Rispetto al DEF di aprile si tratta di un risparmio in conto interessi di circa 2,7 miliardi di euro per l’anno in corso – che si può considerare ormai acquisito visto che il programma di emissioni è quasi giunto al termine – e di 6,7 miliardi nel 2020.

Nella misura in cui saremo capaci di preservare e consolidare la ripresa di fiducia nei confronti dell’Italia, potremo conseguire un “dividendo di credibilità”, in termini di minori pagamenti per interessi, stimabile in circa 38,5 miliardi nel quadriennio 2019-2022 in termini di minori pagamenti per interessi.

Considerato il quadro generale, vengo ora a illustrarvi i principali contenuti della manovra.

In termini netti, la manovra di finanza pubblica, considerata come il complesso degli effetti del decreto-legge n. 124 del 2019 (cosiddetto Decreto fiscale) e del disegno di legge di bilancio 2020-2022, determina un effetto espansivo sull’indebitamento netto delle PA di 16,3 miliardi nel 2020, 12,7 miliardi nel 2021 e 10,5 miliardi nel 2022.

L’intervento principale, che ho più volte indicato come una montagna da scalare, è naturalmente rappresentato dalla completa eliminazione dell’incremento dell’IVA e delle accise sui carburanti previsto per il 2020, che avrebbero dovuto generare un aumento della tassazione di 23,1 miliardi. Si è trattato di uno sforzo notevole, che il Governo ha ritenuto necessario onorare per evitare ricadute in termini di crescita, consumi e occupazione. 

Aggiungo che questo intervento ha consentito non solo di ridurre la pressione fiscale rispetto agli andamenti tendenziali dei prossimi anni, ma anche rispetto al risultato dello scorso anno, del 2019, al netto delle misure di contrasto all’evasione e delle ulteriori modifiche delle regole per i versamenti tributari dei contribuenti soggetti agli ISA che come è noto è disposto con il decreto-legge fiscale.

La pressione fiscale non solo diminuisce in misura considerevole rispetto al tendenziale la manovra, che riduce le tasse rispetto a quelle che erano state messe in legislazione dal Governo precedente, le riduce rispetto all’anno precedente anche al netto dell’aumento dell’Iva. Tecnicamente, infatti, questa pressione risulta invariata, per la precisione 41,94% e 41,98%, ma questa invarianza sostanziale tiene dentro 3,2 miliardi di evasione fiscale, 1,5 miliardi da rimodulazione delle rate Isa, 1,6 miliardi di differimento della Dta e 800 milioni della rivalutazione dei terreni. Al netto di queste misure, che non sono tecnicamente un aumento della pressione fiscale sui cittadini, avremo una riduzione di 7,1 miliardi della pressione fiscale anche rispetto all’anno precedente, coerentemente con quanto avevo illustrato qui nella precedente audizione.

Ci tengo però a sottolineare che questo risultato, che io considero molto positivo, è stato ottenuto senza ricorrere alla limitazione delle risorse destinate a scuola, ricerca e sanità che, soprattutto nell’attuale contesto, avrebbero generato costi sociali elevatissimi e ampliato gli squilibri già esistenti. Inoltre, facendo tesoro di quanto accaduto in anni passati, si è evitato di ricorrere a tagli lineari che avevano causato la formazione di debiti pregressi a carico delle amministrazioni pubbliche e abbiamo anche evitato di rivedere misure di recente introduzione, come il Reddito di Cittadinanza e “Quota 100”. Quindi abbiamo una riduzione della pressione fiscale, una disattivazione dell’Iva senza misure di tagli lineari negative alla spesa, soprattutto nei settori fondamentali, e mantenendo misure significative come il Reddito di Cittadinanza e “Quota 100”, non solo non inserendo clausole aggiuntive per gli anni successivi, come è stato costume dei recenti governi, ma riducendole, perché riteniamo che sia un grave errore scaricare in avanti il peso degli interventi adottati nel breve periodo. Quindi, oltre alla completa eliminazione della clausola del 2020, abbiamo ridotto di circa 10 miliardi quelle per il 2021.

La manovra non si limita tuttavia a questi importanti obiettivi, ma persegue una chiara strategia di politica economica che si articola in quattro assi:

  1. riduzione del carico fiscale sul lavoro;
  2. investimenti per la crescita e la sostenibilità ambientale e sociale;
  3. misure per le famiglie e il welfare;
  4. contrasto all’evasione fiscale.

1. RIDUZIONE DEL CARICO FISCALE
Sebbene l’eliminazione della clausola IVA sia stata onerosa e abbia limitato spazi ulteriori della manovra, noi abbiamo deciso di introdurre un significativo avvio della riduzione della tassazione sul lavoro dipendente, istituendo un apposito fondo che avrà una dotazione di 3 miliardi nel 2020, che aumenterà a 5 miliardi a partire dal 2021, per aumentare l’importo netto che i lavoratori ricevono in busta paga, a parità di costo per il datore di lavoro. È una misura giusta perché favorire il lavoro è cruciale per la sostenibilità economica e sociale della crescita. È una misura, al tempo stesso, per la crescita, che ci è stata peraltro richiesta da tutte le parti sociali, ma anche per ridurre le diseguaglianze.

Resta in ogni caso ferma l’intenzione del Governo di aprire nei primi mesi del prossimo anno un cantiere per una riforma complessiva dell’IRPEF, del sistema fiscale, finalizzata a disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini e che permetta di ridurre ulteriormente le tasse sul lavoro e sull’impresa. Nell’ambito di questo intervento sarà possibile estendere ulteriormente la dotazione del fondo per la riduzione della tassazione sul lavoro dipendente, che a regime potrà contare su uno stanziamento di 6 miliardi.

Il regime di “flat tax” per i lavoratori autonomi, previsto dalla Legge di Bilancio 2019, è confermato per i ricavi o compensi fino a 65.000 euro, con l’introduzione di alcune condizionalità volte a limitarne gli abusi.

Confermato anche il regime di tassazione agevolata per la locazione di immobili a canone concordato, che restano assoggettati a un’aliquota del 10 per cento che il Governo a trasformato da temporanea in strutturale. Si tratta di una misura molto importante per oltre 700 mila contribuenti, di cui il 44 per cento con redditi fino a 28 mila euro. La misura si è inoltre rivelata efficace nel favorire l’emersione di basi imponibili.

Per i fabbricati strumentali all’attività di impresa, è stata anticipata al 2022 l’integrale deducibilità dell’IMU dal reddito di impresa e di lavoro autonomo, precedentemente questa deducibilità aveva luogo solo a partire dal 2023. Viene infine prevista la stabilizzazione della riduzione delle tariffe INAIL introdotta con la legge di bilancio dello scorso anno.

2. INVESTIMENTI PER LA CRESCITA E LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E SOCIALE
La legge di bilancio aumenta le risorse previste per gli investimenti pubblici. Gli investimenti sono un driver fondamentale della crescita, aumentano al tempo stesso la domanda aggregata e la crescita potenziale, e per questo il Governo ha ritenuto necessario rafforzare le risorse per gli investimenti, oltre che impegnarsi per il loro utilizzo. Nel triennio 2020-2022 saranno stanziate risorse aggiuntive per circa 7 miliardi di euro da destinare a Stato ed Enti territoriali. Tali risorse diventano quasi 10 miliardi se si considerano anche quelle destinate al piano Green New Deal.

Nell’orizzonte temporale dei prossimi 15 anni le risorse complessivamente destinate agli investimenti con questa manovra diventano più di 59 miliardi che vanno ad aggiungersi a quelle già disponibili ed è necessario impegnarsi tutti perché vengano effettivamente utilizzate per la realizzazione di interventi.

Al fine di perseguire l’obiettivo della coesione territoriale, abbiamo scelto di dedicare una particolare attenzione agli Enti territoriali ai Comuni, cui saranno assegnate risorse ancora più ampie di quelle destinate alle Amministrazioni centrali. Sono stati inoltre previsti interventi normativi che faciliteranno la realizzazione di investimenti di piccola entità, la cosiddetta “norma Spagna” che riproponiamo, già introdotta dal precedente Governo. Mi preme infine evidenziare la previsione di un apposito fondo destinato al finanziamento della progettazione, definitiva ed esecutiva, dei Comuni. Questi fondi consentiranno di finanziare opere tese a prevenire situazioni di rischio idrogeologico e a migliorare la sicurezza generale delle nostre comunità, che come sappiamo bene sono spesso sottoposte a eventi caratterizzati da rischi di notevole entità. In particolare, la quota di risorse destinate ai Comuni per piccole opere è assegnata nell’anno 2020 per il quinquennio 2020-2024 (2,5 miliardi) in base alla popolazione residente. Sempre in favore dei Comuni, per le piccole opere, sono previste misure aggiuntive per 3,9 miliardi nel periodo 2021-2034, ad integrazione di quanto stanziato con la Legge di Bilancio 2019 per investimenti relativi alla messa in sicurezza del territorio.

Inoltre, come sapete, vi sono misure anche a favore degli Enti locali sul lato delle entrate, per la razionalizzazione e semplificazione della tassazione locale a partire, come è noto, dall’unificazione delle attuali forme di prelievo comunale, IMU e TASI, in un unico tributo. L’intervento è costruito in modo da assicurare l’invarianza di gettito e quindi non si tradurrà in un aggravio per i contribuenti.

Tornando agli investimenti, la manovra prevede contributi e incentivi agli investimenti privati per circa 3,2 miliardi nel triennio (di cui 850 milioni di risorse aggiuntive destinate al Mezzogiorno), cui si sommano altri 2,1 miliardi per contribuire con garanzie pubbliche alla realizzazione di investimenti privati per le piccole e medie imprese, che comprendono anche le risorse stanziate con il decreto fiscale appena varato (ulteriori 700 milioni annui sono previsti per gli anni 2023 e 2024).

Tra queste misure, la manovra prevede interventi finalizzati a sostenere gli sforzi e i rischi sostenuti dalle imprese che investono in tecnologia e innovazione.

Per facilitare e incentivare l’attività di impresa, la manovra ha previsto la proroga delle misure di Super e Iper ammortamento introdotte dal piano “Industria 4.0”, aggiungendo ad esse anche un credito di imposta per iniziative green.

Inoltre, si prevede di rivitalizzare e riorientare alcuni strumenti che in passato si sono dimostrati efficaci, per incentivare gli investimenti nel campo della sostenibilità ambientale e sociale e favorire quindi la conversione delle produzioni tradizionali. Penso al credito d’imposta per la “Formazione 4.0” e alle agevolazioni della “Nuova Sabatini”, ma anche al ripristino dell’ACE, quale misura di sostegno alla patrimonializzazione delle imprese.

In questo ambito, la novità è costituita dall’introduzione di un credito d’imposta per imprese che effettuano investimenti in beni strumentali impiegati in progetti di trasformazione tecnologica e di basso impatto ambientale.

Tutto questo si colloca nell’ambito del piano cosiddetto Green New Deal, che prevede una sinergia tra investimenti pubblici e privati per spingere il sistema economico verso modelli di sostenibilità ambientale e sociale, in cui trovino spazio innovazione, economia circolare, riconversione in favore delle energie rinnovabili e delle attività meno inquinanti, contrasto ai cambiamenti climatici.

Si tratta non solo una necessità per concorrere all’azione internazionale ed europea di contrasto ai cambiamenti climatici, ma anche di un’opportunità molto importante per la crescita, lo sviluppo, e l’innovazione della nostra economia. L’obiettivo è creare i giusti presupposti per fare in modo che, attraverso la necessaria mobilitazione di capitali privati e l’utilizzo di investimenti pubblici e di incentivi regolatori, si inneschi un cambiamento strutturale improntato a logiche di sostenibilità ambientale che aumenti al tempo stesso la produttività complessiva del sistema-paese.

Un altro asse fondamentale accanto a quello del Green New Deal, è quello di rilancio del Mezzogiorno che costituisce una grande questione nazionale ed è al centro della strategia di politica economica del Governo. Superare i divari esistenti e agevolare l’integrazione del Sud nelle dinamiche più vivaci del tessuto produttivo nazionale è l’obiettivo di alcuni degli interventi disposti nella manovra come la proroga del credito d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno e quello per gli investimenti nelle regioni colpite dal Sisma del 2016, e il potenziamento del credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo effettuate nel Mezzogiorno. Infine, e lo giudico un intervento importante, si rafforza al 34 per cento il vincolo di spesa ordinario per i programmi delle amministrazioni centrali dello Stato finalizzati alla crescita o al sostegno degli investimenti nelle regioni meridionali. 

Per le aree più disagiate si prevede infine il potenziamento della Strategia Nazionale per le Aree Interne. Vengono rilanciate le Zone Economiche Speciali, con la presenza di un commissario di governo nei comitati di gestione. Inoltre all’interno di questo pacchetto crescita, vengono rifinanziate tutte le detrazioni per la riqualificazione energetica, le ristrutturazioni edilizie e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata, cui si aggiunge una nuova detrazione per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici, il cd. “Bonus facciate”, che unito al nuovo fondo sulla cd. “Rinascita urbana” punta a dare un nuovo volto alle nostre città e anche a sostenere e rilanciare un settore cruciale della nostra economia.

3. MISURE PER LE FAMIGLIE E ALTRE POLITICHE DI WELFARE
L’Italia è uno dei paesi avanzati in cui le disuguaglianze sono più marcate. Questo rimane vero nonostante gli interventi anche significativi di contrasto alla povertà che sono stati varati negli ultimi anni.

La presenza di disuguaglianze ancora significative rende necessari ulteriori interventi, e per questo la legge di bilancio prevede un capitolo importante a sostegno di welfare e famiglia. Il welfare è una componente essenziale non solo della coesione sociale, ma anche della crescita sostenibile e, da questo punto di vista, le misure sono importanti e varie. Sottolineo alcune come quella che riguarda la gratuità degli asili nido, una misura molto importante non solo dal punto di vista del welfare e dell’eguaglianza, ma anche dal punto di vista dell’occupazione femminile e della mobilità sociale. Vorrei sottolineare da questo punto di vista, rispetto anche all’annuncio originario del Governo che parlava di una misura a partire da settembre, la misura sarà in vigore dal 1° gennaio e consentirà la sostanziale gratuità degli asili nido per la grande maggioranza delle famiglie italiane. Misura che si affianca a un capitolo specifico relativo agli investimenti per il rafforzamento della dotazione di asili nido, oggi insufficiente nel nostro Paese e in particolare nel Mezzogiorno.

Questa misura, insieme ad altre, concorre anche ad affrontare il tema del calo demografico, prevedendo un pacchetto di misure orientate alla famiglia, alla genitorialità e alla natalità che si concretizza, questa prima fase, nell’incremento delle risorse disponibili per il “Bonus bebè” e nell’estensione del congedo di paternità, che passa da 5 a 7 giorni, mentre il “Bonus bebè” sarà aumentato ed esteso fino a 40.000 euro di reddito ISEE, graduandone l’importo per fasce di reddito, e sarà maggiorato del 20 per cento dal secondo figlio in poi. Questi primi interventi per il 2020, queste risorse aggiuntive, confluiranno in un fondo specifico, “Fondo assegno universale e servizi alla famiglia”, che in un dialogo che io auspico proficuo con il Parlamento, è inteso ad avviare un percorso di riorganizzazione e di potenziamento delle misure esistenti a sostegno della famiglia.

Complessivamente, le risorse destinate a finanziare gli interventi per le famiglie ammontano a 2,8 miliardi nel triennio.

Vi sono poi risorse per le politiche di sostegno alle persone diversamente abili: sono stanziate risorse per l’attuazione della delega in materia e vengono rifinanziati tre fondi destinati alla tutela del diritto al lavoro, all’assistenza e alle esigenze di mobilità, per un ammontare di oltre 800 milioni nell’arco del triennio.

Nell’ambito degli interventi di welfare e delle politiche per la salute, vi è ovviamente, a partire da settembre 2020, l’abolizione del “superticket, un intervento che non comporterà tagli delle risorse previste in bilancio per il sistema sanitario nazionale, che al contrario vedrà un aumento delle risorse di 5 miliardi nel prossimo triennio, 2 dei quali già nel 2020.

Sul versante previdenziale, si conferma l’attuale struttura di “Quota 100”, che continuerà il periodo di sperimentazione fino al termine previsto del 2021.

E si confermano APE Sociale e Opzione donna oltre al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, in particolare la cassa integrazione.

4. CONTRASTO ALL’EVASIONE FISCALE
Il quarto asse di intervento è rappresentato dal contrasto all’evasione fiscale, che costituisce una delle cause di disuguaglianza, inefficienza e di concorrenza sleale nella nostra economia. Non è necessario che richiami i numeri macro sulla portata del fenomeno dell’evasione ed è quindi opportuno che il Governo abbia deciso di fare seriamente la lotta all’evasione fiscale e di fare di questo asse una delle proprietà della manovra. È certificato che azioni significative in questo ambito possono dare risultati importanti anche nel breve periodo, come dimostrato dal successo della fatturazione elettronica.

In quest’ottica, con la manovra il Governo ha lanciato il piano Italia Cashless, finalizzato a incentivare l’uso di strumenti di pagamento elettronici in settori in cui il contante è ancora troppo diffuso complessivamente nella nostra economia. Si tratta di un piano ambizioso, importante, che si compone di vari strumenti fra cui incentivi specifici agli esercenti e alle attività commerciali, come il credito di imposta pari al 30% delle commissioni sulle transazioni effettuate per le attività commerciali con ricavi e compensi entro i 400 mila euro annui. Così come è in corso la discussione di un protocollo con gli operatori per favorire la riduzione delle commissioni Tale intervento potrà beneficiare anche della riduzione delle commissioni e una eliminazione di quelle per i pagamenti al di sotto di determinate soglie. Vi è come noto l’intervento sulla riduzione del contante ed è in corso di definizione il meccanismo del cd. superbonus che porterà ad un ulteriore, oltre alla lotteria degli scontrini, incentivo all’utilizzo del sistema dei pagamenti digitali.

Credo si tratti di una grande riforma strutturale che non si riduce esclusivamente alla lotta all’evasione – naturalmente contiamo che dia un contributo significativo – ma rappresenta complessivamente una grande opportunità di modernizzazione dell’Italia e di riduzione di un gap che è sotto gli occhi di tutti, che riguarda appunto l’utilizzo dei pagamenti digitali rispetto al contante.

Non torno sulle misure specifiche sulla lotta alle frodi e all’evasione che sono presenti nel decreto fiscale, vorrei solo sottolineare come le stime siano riconosciute da molti osservatori come stime realistiche e prudenti. E ritengo che il pacchetto cashless, di cui sostanzialmente non misuriamo entrate aggiuntive per prudenza, invece determinerà un significativo aumento del gettito fiscale che ci consentirà di incrementare ulteriormente il Fondo per la riduzione della pressione fiscale e procedere quindi ad una più significativa riduzione del carico fiscale sul lavoro e sull’impresa.

Infine, dal 1° gennaio sarà finalmente operativa la “Web tax”, che riguarda le imprese digitali, spesso multinazionali, con un fatturato rilevante nel nostro Paese che sostanzialmente oggi sfuggono all’imposizione.

Il tributo avrà a oggetto i ricavi derivanti dalla pubblicità online, da attività di intermediazione su piattaforme che consentono la vendita di beni e servizi e dalla trasmissione di dati raccolti sugli utenti.

La misura, che risponde a una evidente esigenza di equità fiscale e sociale e che auspichiamo potrà confluire in una misura internazionale sulla quale sono in corso i negoziati a livello di Ocse. Il Governo italiano è molto impegnato e siamo fiduciosi sul raggiungimento di un accordo internazionale sulla digital tax, così come sull’introduzione di una tassazione minima effettiva a livello globale e di Unione Europea, come ulteriore misura di contrasto al dumping fiscale.

Si tratta di una misura di cui si parla da tanti anni, che entrerà in vigore in attesa della realizzazione di un più efficace intervento, coordinato a livello internazionale, su cui i Paesi OCSE e G20 stanno ancora lavorando.

Nel complesso, le misure adottate per il contrasto dell’evasione e delle frodi fiscali assicureranno complessivamente maggiori entrate per circa 3,2 miliardi.

ALTRE MISURE
La legge di bilancio include infine alcune misure settoriali.
Sono incrementate le risorse del Fondo per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego che, tra nuovi stanziamenti e quelli già scontati nella legislazione vigente, per il triennio contrattuale 2019-2021 potrà contare su uno stanziamento complessivo di 6 miliardi. Queste risorse, unite al ripristino del turnover al 100 per cento, rappresentano una grande opportunità per introdurre nuova linfa e rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
La manovra procede anche al potenziamento della ricerca e all’Aerospazio, assegnando risorse aggiuntive per oltre 1,8 miliardi nel triennio.
Confermati il Bonus cultura per i diciottenni, che riconosce un beneficio individuale di 300 euro, e l’esenzione dal canone RAI per gli anziani a basso reddito.

ULTERIORI COPERTURE
A copertura degli interventi prospettati, oltre alla flessibilità di cui ho già parlato ed al contributo della lotta all’evasione, la manovra reperisce nuove risorse per poco più di 11,7 miliardi complessivi nel primo anno.

Le azioni di revisione e rimodulazione della spesa pubblica delle amministrazioni centrali, operate sia tramite tagli di spesa – prevalentemente di parte corrente dei ministeri – sia attraverso le riprogrammazioni della spesa in conto capitale, assicureranno risparmi pari a circa 2,5 miliardi nel 2020.

A salvaguardia degli obiettivi programmatici di finanza pubblica sono previsti accantonamenti delle dotazioni di competenza e cassa del bilancio dello Stato per un importo di 1 miliardo nel 2020, di 0,9 miliardi nel 2021 e 0,5 miliardi nel 2022. Che siamo fiduciosi non saranno necessari perché, come richiamato anche dal presidente dell’Inps, la spesa effettiva di una serie di misure in corso è inferiore a quella prevista e quindi le nostre stime anche in questo ambito sono estremamente prudenti.

Vorrei sottolineare come le nuove misure su cui spesso si concentra la discussione sono tuttavia limitate rispetto all’ammontare complessivo della manovra (solo il 5 per cento) e quindi trovo anche abbastanza squilibrato il rilievo e la centralità che queste sembrano avere nella discussione pubblica.

Mi concentrerò in particolare su due misure sulle quali negli ultimi giorni sulle quali è in corso un processo di revisione e miglioramento.

La prima è quella che rivede il sussidio attualmente riconosciuto sulle auto aziendali concesse in uso ai dipendenti. Vorrei premettere che stiamo parlando di 300.000 autovetture toccate dalla misura per come oggi è disegnata, i numeri che abbiamo ascoltato sono fantasiosi, e che stiamo parlando non di una tassa ma di una rimodulazione di un sussidio pubblico che oggi in Italia è fra i più alti nei Paesi Ocse.

La ratio della norma è quella di legare un incentivo pubblico, un sussidio fiscale che oggi è dato in maniera indistinta indipendentemente dal livello di emissioni del veicolo, alla riduzione all’obiettivo di una riduzione delle emissioni. E quindi fare in modo che questo sgravio incentivi l’utilizzo di vetture a basse emissioni.

È evidente, ed è l’obiettivo del Governo, che questa misura vada disegnata e migliorata quindi per evitare che essa si traduca in un aumento della pressione fiscale per i lavoratori dipendenti che oggi usufruiscono di questo benefit. Siamo al lavoro per un miglioramento della norma che ne salvaguardi l’obiettivo di incentivare il rinnovamento del parco della auto concesse in benefit, in modo che si incentivi e si moduli l’incentivo pubblico per sostenere la concessione di auto meno inquinanti. Evitando quindi che un sussidio pubblico sia dato indistintamente, indipendentemente dal livello di emissioni, ma modulando tempi e forme di questo incentivo pubblico in modo da evitare aumenti della pressione fiscale e garantire che le modalità e i tempi siano coerenti anche con i piani produttivi del settore automotive, che sta fortunatamente e giustamente puntando sull’ibrido e sull’auto elettrica.

È una misura che ha una ratio giusta e che non va smarrita ma che può e deve essere migliorata e rimodulata per evitare che si traduca in un aumento della pressione fiscale per i cittadini e invece costituisca un incentivo positivo. So che già molte aziende stanno lavorando per rafforzare e accelerare il rinnovamento del parco macchine utilizzate per questo benefit per favorire il fatto che un incentivo pubblico sia giustamente orientato a un obiettivo giusto, quello della riduzione delle emissioni.

La seconda misura, la cosiddetta plastic tax è quella che introduce un’imposta sulle plastiche monouso, che sarà applicata su imballaggi e contenitori, ma non riguarderà la plastica compostabile e alcuni prodotti sanitari e naturalmente non riguarda nessun oggetto di plastica che sia mono uso. È un’imposta che è stata immaginata esclusivamente su un tipo di plastica, monouso non compostabile, che deve essere ridotta.

Esistono direttive europee che vieteranno fra poco alcuni oggetti prodotti con plastica monouso e quindi è ragionevole che si utilizzi anche la leva fiscale per incentivare e sostenere una graduale riduzione della plastica monouso, che va ridotta. Non solo ridotta, anche riciclata. Esistono le tre ‘R’, riduzione, riciclo e riuso e noi dobbiamo sostenerle tutte, quindi è giusto che anche il riciclo debba essere incentivato ulteriormente.

I dati dicono che oggi una quota troppo bassa di plastica viene destinata al riciclo e quindi pensare che solamente questo possa risolvere il problema dell’eccesso di plastica monouso è un errore prospettico. Naturalmente anche questa misura deve essere migliorata, riformulata per evitare che abbia effetti negativi su una filiera produttiva molto importante.

Anche per questo abbiamo avviato una riflessione tecnica in un dialogo con gli operatori del settore e auspichiamo che il Parlamento intervenga per migliorare questa misura. Mettiamo a disposizione il lavoro che stiamo facendo con gli operatori per rimodulare questa misura, salvaguardando la ratio di un intervento che disincentivi l’abuso della plastica monouso e quindi favorisca processi produttivi e anche organizzativi che riducano l’utilizzo di questo prodotto.

Un lavoro che al tempo stesso però moduli meglio la misura in modo da evitare ricadute negative su un settore per il quale abbiamo forte interesse che investa, che rafforzi la sua capacità innovativa e che mantenga una capacità di leadership in segmenti specifici rispetto ai quali la plastica, nemmeno quella monouso, è non sostituibile. Per questo sono aperto a riflessioni per quanto riguarda l’utilizzo nella filiera alimentare, c’è una specificità della misura che va approfondita e corretta.

Auspico che il Parlamento svolga questo compito e il Governo è a disposizione per sostenere il Parlamento. Al tempo stesso penso che la ratio e la filosofia di una misura che concorra a favorire la trasformazione e innovazione dei processi produttivi, di quelli commerciali e quotidiani che vedono oggi un eccesso di plastica monouso sia un principio giusto che possa essere conciliato con una riprofilazione della misura che salvaguardi pienamente il settore produttivo italiano.

Per altro, vorrei dire che anche nella sua concezione originaria la misura non tocca i prodotti esportati. Anche da questo punto di vista abbiamo letto stime del tutto fantasiose per quanto riguarda l’impatto sull’aumento dei prezzi, che sono tecnicamente e totalmente infondate. Ma anche su questo il lavoro positivo e migliorativo che il Parlamento farà sarà benvenuto. E il Governo come ho detto è disponibile a dialogare.

In conclusione, abbiamo una manovra che riesce a fare quello che quasi unanimemente gli osservatori fino a pochi mesi fa ritenevano impossibile. Cioè disattivare un incremento monstre dell’Iva e contemporaneamente farlo salvaguardando la sostenibilità della finanza pubblica, mantenendo una intonazione espansiva della manovra, riducendo la pressione fiscale ed evitando tagli pesanti alla spesa sociale e all’istruzione e aumentando gli investimenti e le risorse per il welfare.

Credo si tratti di un policy mix virtuoso che consentirà al Paese di incamminarsi su una strada di crescita, occupazione e rafforzamento della coesione sociale e territoriale. Il fatto che ci sia stata una discussione così concentrata sul 5% della manovra lo trovo da una parte forse un riconoscimento che il 95% è molto positivo, ma allo stesso tempo lo trovo un elemento di strabismo comunicativo che spero si possa correggere. Perché anche su questo 5% siamo al lavoro per migliorare ulteriormente provvedimenti che concorrono a far sì che il nostro Paese possa superare una fase estremamente difficile e incamminarsi sulla strada della crescita, della riduzione delle disuguaglianze, dell’innovazione e dell’attivo e concreto sostegno all’impegno comune di contrasto ai cambiamenti climatici.

 Download dell'intervento