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Le risposte del ministro Tria al Question time della Camera dei Deputati

31/07/2019

Si è svolta oggi presso l’Aula della Camera dei Deputati un’interrogazione a risposta immediata. Queste le risposte del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.
 

Rapporto annuale sul debito pubblico 2018
In riscontro alle osservazioni degli onorevoli interroganti relativamente al Rapporto annuale sul debito pubblico 2018 , si precisa che il Programma di Stabilità per l’Italia (DEF 2019) riporta per gli anni 2020 e 2021 una sostanziale stabilità della spesa per interessi in rapporto al PIL (pari a 3,6% nel 2019 e nel 2020, 3,7% nel 2021). In termini assoluti, la spesa per interessi negli anni 2020 e 2021 è prevista in aumento non per effetto dei derivati, bensì in ragione della crescita previsionale dello stock del debito e dei tassi futuri all’emissione impliciti nella struttura a termine (forward) dei rendimenti sul debito italiano in essere nella fase di redazione dello stesso DEF 2019.  

La spesa per interessi derivante da operazioni in derivati, che peraltro ha impatto esclusivamente sul fabbisogno di cassa dello Stato e non sull’indebitamento, è prevista in riduzione: nella seconda parte del DEF 2019 viene infatti indicato che il contributo dei derivati agli interessi di cassa passerà da poco meno di 3,7 miliardi di euro nel 2019 a 2,8 miliardi nel del 2020 e a 2,7 del 2021.

Quindi dal portafoglio derivati non discendono le conseguenze affermate dagli interroganti, come risulta dalle stesse fonti indicate e da altri documenti pubblici.

Del resto, come avuto modo di ribadire in numerose circostanze, con riferimento alla gestione del rischio di tasso di interesse, le operazioni derivate del Tesoro sono volte a fissare a medio/lungo termine (per la parte di debito nozionale sottostante) un determinato livello di tasso di interesse proprio con l’obbiettivo di contribuire a stabilizzare la spesa per interessi; in tale ottica esse vanno inquadrate.

Peraltro, tra la fine del 2018 e la fine del 2021 il portafoglio derivati diminuirà per le naturali scadenze di circa 19 miliardi e tale effetto di stabilizzazione si ridurrà in misura proporzionale. Alla riduzione potrebbe contribuire anche una eventuale risalita dei tassi monetari della zona euro dal momento che il Tesoro in larga parte delle operazioni derivate riceve un flusso indicizzato all’euribor. Tutto ciò a meno che non si proceda a una ripresa dell’attività di trasformazione dei tassi variabili in tassi fissi mediante swap di tasso di interesse nel prossimo futuro, segnalando il fatto che la prevista collateralizzazione delle nuove operazioni rende più vantaggiose le condizioni di tali operazioni.

Si deve infatti ricordare che a partire dal 2007 non si sono aperte nuove posizioni in derivati, in discontinuità rispetto al passato; da tale anno si sono attivati alcuni cross currency swap per la copertura del rischio di cambio delle emissioni in valuta che si andavano disponendo e si è proceduto alla ristrutturazione di operazioni esistenti.

Infine, a proposito del suggerimento circa l’opportunità di richiedere alle controparti con cui sono stati sottoscritti accordi di collateralizzazione di posizioni in derivati esistenti – ai sensi del “Decreto Garanzie” - la restituzione della credit charge, si fa notare che ciò è espressamente previsto dal decreto stesso, il quale stabilisce il versamento al Tesoro di un beneficio in considerazione della riduzione del rischio di credito per la controparte. Dell’attuazione di tale previsione normativa si dà conto nel citato Rapporto sul Debito pubblico.
 

Concorso dirigenti dell’Agenzia delle Entrate
Gli Onorevoli interroganti sollecitano un’accelerazione della procedura concorsuale finalizzata al reclutamento di 150 dirigenti di seconda fascia da destinare in via prioritaria alla direzione di uffici preposti ad attività operative di gestione, riscossione e contenzioso dei tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate.

Al riguardo, vorrei precisare che tale concorso pubblico è stato avviato con atto del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 gennaio 2019.

Dopo la pubblicazione del bando, l’Agenzia si è attivata presso l’Avvocatura Generale dello Stato e presso il Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti per la nomina della Commissione esaminatrice.

Infatti la Commissione, ai sensi dell’art. 5 del bando di concorso, deve essere individuata nell’ambito di una rosa di soggetti scelti tra magistrati ordinari, amministrativi o contabili, avvocati dello Stato, professori di prima fascia di università pubbliche o private, dirigenti di prima fascia dell’Agenzia delle Entrate, anche in quiescenza da non oltre due anni alla data di pubblicazione del bando, tra i quali è scelto il presidente, da persone di comprovata competenza nelle aree tematiche attinenti alle funzioni dirigenziali dell’Agenzia delle Entrate.

Con atto direttoriale del 11 aprile 2019, l’Agenzia ha bandito una procedura pubblica volta a nominare il Presidente ed il Presidente supplente della Commissione esaminatrice del concorso in questione, che attualmente è in corso di perfezionamento.

Una volta perfezionata la procedura e pervenuti i necessari nulla osta si procederà rapidamente alla nomina della commissione ed ai conseguenti adempimenti previsti dalla procedura concorsuale.
 

Indici Sintetici di Affidabilità (ISA)
Giova preliminarmente osservare che gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) sono gli indici che l’Amministrazione finanziaria ha messo a punto, con la collaborazione delle categorie interessate, al fine di favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti esercenti attività di impresa, arti o professioni e rafforzare la collaborazione tra questi e l’Agenzia delle Entrate. L’adempimento dichiarativo, in tema di ISA, si è molto semplificato rispetto al passato.

Infatti, i modelli ISA, approvati per il periodo di imposta 2018, paragonati ai modelli studi di settore approvati per l’annualità 2015, mostrano una rilevante contrazione delle informazioni richieste. Tale percorso di semplificazione rappresenta, peraltro, solo un primo passo verso una più consistente riduzione degli adempimenti, posto che il c.d. “decreto crescita” ha previsto che, a partire dal periodo di imposta 2020, dai modelli da utilizzare per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell'applicazione degli indici saranno esclusi i dati già contenuti negli altri quadri dei modelli di dichiarazione previsti ai fini delle imposte sui redditi.

Inoltre, si evidenzia che, rispetto a strumenti di accertamento in essere nel passato, quali gli studi di settore, è ora previsto un sistema di regole “premiali” che accompagna i contribuenti soggetti alla dichiarazione ISA che conseguano punteggi di affidabilità elevati.

Qualora dunque si prevedesse un’applicazione “depotenziata” dello strumento ISA, si determinerebbe un indesiderabile effetto di penalizzazione proprio per i contribuenti più virtuosi e un altrettanto non desiderabile effetto “premiante” per i soggetti con minore affidabilità fiscale. In particolare, i primi si vedrebbero privati della possibilità di accedere ai rilevanti benefici premiali previsti dalla norma istitutiva degli ISA, mentre i secondi non sarebbero adeguatamente individuati ai fini dell’analisi del rischio di evasione fiscale, rispetto alla quale gli ISA costituiscono un efficace strumento, utile a definire specifiche strategie di controllo. Tale ultima attività rischierebbe, pertanto, di rivolgersi, indistintamente, a tutta la platea dei contribuenti, in essa compresi i contribuenti più virtuosi.

Considerati i ritardi e i disagi che, con riferimento agli ISA, hanno riguardato i contribuenti e gli operatori del settore, nel c.d. “decreto crescita” è stata disposta la proroga al 30 settembre 2019 dei termini dei versamenti risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, Irap e Iva, in scadenza dal 30 giugno al 30 settembre. Tale proroga ha interessato i soggetti per i quali sono stati approvati gli ISA, compresi quelli a cui si applica il regime forfetario, il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile, nonché i  lavoratori in mobilità e coloro che determinano il reddito con altre tipologie di criteri forfetari.

In conclusione, gli ISA rappresentano una metodologia volta a definire il grado di affidabilità e compliance di imprese e professionisti, riconoscendo, sulla base di specifici parametri, alcuni benefici premiali. Possono dunque essere considerati un’evoluzione rispetto ai precedenti strumenti accertativi, indicativi del nuovo rapporto tra Fisco e contribuente, prevedendo informazioni molto più accurate rispetto agli studi di settore. Non farli entrare in vigore e riesumare i vecchi studi di settore sarebbe, anche per ammissione delle categorie professionali coinvolte, un passo indietro rispetto al più innovativo sistema di compliance.

Processo di riforma dell’European Stability Mechanism (ESM)
In riscontro alle osservazioni ed alle richieste formulate dagli onorevoli interroganti, si precisa, preliminarmente, che lo scorso dicembre 2018 i Capi di Stato e di Governo avevano raggiunto un accordo di massima sull’avvio di un processo di riforma dell’European Stability Mechanism (ESM) e sulle conseguenti modifiche al suo Trattato istitutivo. Tale riforma si innestava nel solco di una riflessione più ampia, col fine di completare l’Unione Economica e Monetaria, iniziata con la relazione dei cinque presidenti “Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa” del giugno 2015 e, da ultimo, alimentata da un pacchetto di proposte presentate dalla Commissione a fine 2017.

In questo ambito, in concomitanza con la decisione di assegnare ad esso nuove funzioni relative al sostegno comune al Fondo di risoluzione per le banche, è iniziata una riflessione su una possibile riforma dell’ESM - istituito nel 2012 -  le cui linee sono state successivamente definite dai Capi di Stato e di Governo a dicembre 2018, sulla base delle proposte elaborate  dall’Eurogruppo del 4 dicembre e già rese pubbliche. In tale contesto, l’Eurogruppo del 13 giugno u.s. ha raggiunto un ampio consenso su una bozza di revisioni del Trattato ESM. Tale bozza è stata quindi sottoposta all’Eurosummit dello scorso giugno per le opportune deliberazioni dei Leader.

L’Eurogruppo ha anche preso atto dei progressi fatti sulla relativa documentazione legale, precisando tuttavia che il lavoro sarebbe proseguito nella seconda metà dell’anno per permettere l’allineamento di tale documentazione al testo del Trattato rivisto, che pertanto non è ancora stato approvato nella sua versione definitiva.

La bozza di revisioni al Trattato ESM, presentata al Vertice del 21 giugno, rappresenta quindi la traduzione, in termini di testo normativo preliminare, delle intese del dicembre 2018. Al riguardo i Leader, lo scorso giugno hanno preso atto della bozza di revisioni proposte e invitato l’Eurogruppo a continuare i lavori affinché si possa giungere ad un accordo a fine 2019 che includa oltre alla bozza di testo del Trattato rivisto anche la documentazione di secondo livello prevista dal Trattato stesso.

Lo Statement dell’Eurosummit ha anche precisato, come richiesto dall’Italia, che nei prossimi mesi si dovrà seguire un approccio complessivo in una logica di pacchetto con riferimento ai tre ambiti delineati a dicembre scorso - revisione del Trattato ESM, introduzione dello strumento di bilancio per la competitività e convergenza (cd. Budget dell’Area Euro) e Unione bancaria, incluso EDIS (Europeandeposit insurance scheme). Si precisa, inoltre, che essendo la conclusione dell’accordo sul pacchetto complessivo relativo all’ESM prevista per dicembre 2019, solo a partire da quel momento potrà essere avviato il processo di ratifica, che dovrà essere preceduto da una legge di autorizzazione del Parlamento, ai sensi dell’art. 80 della Costituzione.

In occasione dell’Eurogruppo dello scorso 8 luglio, dando seguito alle indicazioni dei Leader, è stato quindi semplicemente confermato che dovranno continuare i lavori sul pacchetto di documenti collegati alla revisione del Trattato ESM, auspicando possibili significativi progressi entro novembre 2019. Parimenti, una continuazione dei lavori è stata chiesta sul cd. Budget dell’euro zona e sull’Unione bancaria.

Vorrei precisare che questi temi sono stati già oggetto dell’informativa del 4 luglio scorso presso le Commissioni V e VI riunite del Senato della Repubblica, relativa agli esiti dei Consigli dei Ministri UE Economia e Finanza di maggio e giugno 2019. Segnalo, infine, che in seguito all’approvazione della risoluzione 6-00076 presentata da Molinari Riccardo e D’Uva Francesco in data 19 giugno 2019, seduta n. 192, il Governo ha provveduto agli obblighi di informativa previsti dall’art. 5, primo comma, della Legge 24 dicembre 2012 n. 234, trasmettendo ai Presidenti di Camera e Senato la bozza del testo rivisto del Trattato istitutivo dell’European Stability Mechanism.

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