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Italy-China Financial Forum: discorso di apertura del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria

10/07/2019

Sono onorato di aprire i lavori del Financial Forum tra Cina e Italia.

Questa è la prima occasione a nostra disposizione dalla firma del Memorandum sottoscritto lo scorso 29 novembre per dare vita a un proficuo confronto con i rappresentanti delle istituzioni cinesi e in particolare con il ministro delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese, Liu Kun, cui do il benvenuto. Saluto anche Liu Liange, chairman di Bank of China. Ringrazio inoltre l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Fabrizio Palermo, per aver organizzato le sessioni di confronto che si articoleranno lungo la mattinata.

Sono convinto che il dialogo bilaterale, che si articolerà oggi in diverse sessioni in cui verranno toccati in particolare i temi finanziari, bancari e assicurativi, produrrà vantaggi reciproci su numerose questioni economiche e finanziarie.

Viviamo in un mondo iper-connesso che cerca di trasformare la facilità di comunicazione e la interdipendenza degli scambi in forme inclusive e sostenibili di crescita economica e sociale. Negli ultimi anni, la struttura delle relazioni internazionali è stata profondamente influenzata da alcuni fattori che hanno ridisegnato lo scenario in cui si muovono i diversi agenti coinvolti nella globalizzazione.

Un fattore di primaria importanza è identificabile nella cosiddetta “rivoluzione intermedia”, che con il crescente peso assunto dagli input intermedi importati dalle varie economie e poi riesportati dopo essere stati elaborati in catene del valore sempre più complesse. Secondo l’OCSE questi beni intermedi rappresentano circa un quarto delle esportazioni totali. Questa rivoluzione ha ridisegnato la mappa del vantaggio comparato nel commercio internazionale, e la specializzazione risultante riguarda sempre più insiemi di paesi, piuttosto che economie nazionali, e clusters di segmenti distinti della catena del valore, piuttosto che settori verticalmente integrati.

In questo contesto va inserita la collaborazione e i rapporti commerciali tra i nostri Paesi, che recentemente si sono molto intensificati.

Le esportazioni italiane verso la Cina sono passate da circa 9 miliardi nel 2010 ai 13,2 miliardi del 2018, a fronte di importazioni che si sono attestate più o meno stabilmente su un livello di circa 30 miliardi. Sebbene il totale delle nostre esportazioni verso la Cina sia cresciuto nel tempo, esistono ampi margini di miglioramento che dovrebbero essere esplorati.

Nel 2018, la quota delle esportazioni verso la Cina rappresentava soltanto il 3% delle nostre esportazioni totali, mentre i principali esportatori europei si collocano su livelli pari al doppio della quota italiana. D’altra parte, mentre l’Italia ha un deficit commerciale aggregato con la Cina, il cui contenuto di valore aggiunto delle sue esportazioni è una proporzione molto maggiore di quella delle esportazioni cinesi verso l’Italia.

Esiste quindi molto spazio per espandere e riequilibrare il commercio, aumentando la quota delle esportazioni italiane e, allo stesso tempo riequilibrando i contenuti di valore aggiunto per entrambi i partner, le cui catene di valore sono spesso complementari e possono essere la base di una espansione del commercio bilaterale con benefici per entrambe le parti.

Ad aumentare la mutua interdipendenza delle catene del valore italiane e cinesi ha contribuito anche la crescita dei servizi a valore aggiunto nella composizione del prodotto finale. Una parte notevole, sebbene difficile da stimare, è costituita dai servizi finanziari che, oltre al finanziamento del capitale di esercizio delle singole imprese impegnate negli scambi, comprende una serie di legami finanziari di più lungo termine, legati al finanziamento degli investimenti, che creano una rete immateriale di obbligazioni e diritti reciproci e vanno analizzati anche nell’ottica della riduzione dei rischi finanziari di tipo sistemico.

È molto importante che il dialogo e gli accordi aprano la strada all'attuazione di progetti e collaborazioni comuni. Per perseguire questo disegno, gli strumenti finanziari sono essenziali, ed è necessario che tali strumenti rientrino in accordi più ampi che includano condizioni di libero scambio Cina-UE e l’intensificazione e la trasparenza dei flussi di capitale tra le due parti. Tali accordi consentiranno l’intensificazione delle relazioni bilaterali, la riduzione di comportamenti opportunistici a livello regionale, la spinta a riforme strutturali più profonde in Cina, nonché obiettivi strategici e geopolitici. Ulteriori benefici saranno costituiti dal miglioramento del commercio bilaterale di beni intermedi e delle catene del valore per entrambe le parti.

Sono quindi convinto che la cooperazione tra Paesi sul piano istituzionale e imprenditoriale sia, oggi più che mai, fondamentale, specialmente in un contesto caratterizzato da segnali di ritorno al protezionismo e di chiusura rispetto al commercio internazionale.

Le politiche protezionistiche non avvantaggiano l'economia e generalmente danneggiano i paesi coinvolti. Tali politiche sono oggi ancora meno accettabili. Le catene di valore globale fanno si che le bilance commerciali bilaterali siano poco significative come indicatori di scambi reali, poiché non riflettono gli scambi in valore aggiunto né il reale livello di interdipendenza tra paesi attraverso la partecipazione alle stesse catene di valore.

Sono sicuro che questo evento sarà una occasione propizia per approfondire questi concetti, migliorando la comprensione dei benefici e dei costi legati alla intensificazione degli scambi e dei progetti comuni favorendo le iniziative di collaborazione tra le istituzioni e le imprese.

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