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Informativa del ministro Tria sugli esiti del Consiglio UE di maggio e giugno

05/07/2019

Sono lieto di rispondere alla richiesta di intervenire ai sensi della legge n. 234/2012, articolo 4, comma 1, come adempimento agli obblighi informativi del Governo alle Camere sulle risultanze e sulla preparazione delle riunioni dei Consigli “settoriali”.

Come già ho avuto modo di evidenziare in occasione del mio primo intervento tenuto a questi fini, lo scorso 27 febbraio, dinanzi alla Commissione Finanze-Tesoro, considero questo esercizio un’importante opportunità per promuovere e realizzare quel proficuo confronto e quella leale collaborazione tra le diverse Istituzioni dello Stato che sono proprie dello spirito della legge n. 234/2012.

Nello specifico l’informativa programmata in data odierna riguarda le risultanze delle riunioni del Consiglio dei Ministri UE Economia e finanza (di seguito “Ecofin”) del 17 maggio e del 14 giugno.

Prima di entrare nel merito degli argomenti che illustrerò, vorrei condividere con voi un aspetto di metodo che riguarda la trattazione di entrambe le riunioni. Considerata la vastità degli argomenti e dei temi che sono stati trattati nelle riunioni Ecofin, mi limiterò a dare conto dei principali dossier esaminati e della posizione che il Governo ha assunto rispetto a tali temi.

Ovviamente sono a disposizione per dare informazioni anche sugli altri punti in agenda, se di interesse di codesta Commissione.

RIUNIONE ECOFIN DEL 17 MAGGIO 2019
Tra i vari punti inseriti in agenda dalla Presidenza Rumena mi soffermo sui seguenti tre:

  1. Il “Pacchetto accise”
  2. La riforma dell’unione economica e monetaria
  3. La tassazione dell'economia digitale.

Per chiarezza di esposizione procederò tracciando dapprima un breve inquadramento del tema trattato, passerò quindi a illustrare lo stato dell’iter negoziale e, da ultimo, riferirò della posizione assunta dal Governo italiano.

1. PACCHETTO ACCISE

Il pacchetto, presentato dalla Commissione europea il 25 maggio 2018, ha l’obiettivo di migliorare, aggiornare e rendere maggiormente efficiente la disciplina del settore delle accise. Il pacchetto comprende tre misure:

  1. La direttiva riguardante il PAGAMENTO delle accise
  2. La direttiva sugli ACCORDI GENERALI per le accise
  3. Il regolamento sulla COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA.

Nel corso della riunione Ecofin del 17 maggio u.s. i Ministri hanno raggiunto un accordo politico sugli ultimi due testi, ma non sulla Direttiva Pagamento delle accise che costituisce il core dell’intero pacchetto. In assenza di un consenso generale sulle tre proposte, la trattazione dell’intero dossier è stata rinviata alla futura Presidenza finlandese. Illustro brevemente i contenuti dei singoli provvedimenti e la posizione espressa dal Governo italiano.

Direttiva Pagamento delle accise (Emendamenti alla Direttiva del Consiglio n. 92/83/CEE, che disciplina la tassazione delle bevande alcoliche e dell’alcole);

Questa Direttiva è finalizzata ad aggiornare le disposizioni riguardanti la tassazione delle bevande alcoliche e dell’alcole. Si tratta di un esercizio che rientra in un programma periodico di revisione della tassazione in questo settore per tener conto delle evoluzioni di mercato e garantire condizioni di pari concorrenza tra i produttori di diversi Stati membri.

Iter negoziale

Il negoziato in Consiglio, già a livello tecnico, aveva fatto emergere molte riserve da parte di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, confermate anche a livello politico nel corso della riunione Ecofin di maggio.
In particolare le principali criticità hanno riguardato:

  1. L’introduzione di una disposizione in base alla quale agli Stati membri, su base opzionale, sarebbe permesso di calcolare le accise facendo riferimento al grado alcolico delle bevande anziché al volume del prodotto, come previsto dalla normativa vigente. Alcuni Stati membri (Estonia, Svezia, Finlandia, Irlanda) ritengono che la tassazione basata sul grado alcolico sarebbe più idonea a scoraggiare il consumo delle bevande alcoliche e quindi a tutelare la salute pubblica;
  2. la possibilità di esentare dalle accise le piccole produzioni di bevande alcoliche a base di frutta, effettuate per consumo familiare, entro limiti quantitativi modesti e predefiniti.

La Presidenza ha preso atto della impossibilità di raggiungere un consenso politico e ha rinviato, il testo in sede di discussione tecnica.

La posizione italiana
Le principali riserve italiane sono state formulate per contrastare le due richieste di modifica a cui ho fatto appena riferimento, in quanto tali disposizioni, se accolte, rischierebbero di alterare l’impostazione della direttiva vigente che fissa livelli minimi di tassazione per categorie di bevande alcoliche con caratteristiche differenti.

Esse provocherebbero, inoltre, distorsioni della concorrenza penalizzando in particolare talune bevande alcoliche (es. vino, specie ad alta gradazione), molto rilevanti per il mercato italiano. Abbiamo, quindi, sostenuto che una revisione così profonda del criterio di tassazione non può prescindere da un’analisi di impatto rigorosa e puntuale che sia in grado di evidenziare e verificare ex ante gli effetti che tale disposizione avrebbe in termini di alterazione della concorrenza, tra gli operatori economici produttori di bevande alcoliche, nonché gli effetti sulla salute pubblica in termini di diminuzione dell’utilizzo di tali prodotti da parte dei consumatori).

Direttiva sugli accordi generali per le accise e Regolamento riguardante la cooperazione amministrativa

Le due proposte hanno la finalità di semplificare e automatizzare le procedure in materia di accise allineandole con quelle previste in materia doganale. Vengono, inoltre, introdotte le figure dello speditore e del destinatario dei certificati, ai fini dell’archiviazione e dello scambio dei dati informatici sugli operatori economici.

Iter negoziale
In sede negoziale non si sono registrate particolari criticità o divergenze, tanto è vero che nel corso della riunione di maggio, i testi di compromesso presentati dalla Presidenza sono stati accolti favorevolmente dagli Stati membri.

La posizione italiana
Da parte italiana si sono condivise sin dall’inizio le finalità generali delle proposte di direttiva e di regolamento in quanto rispondenti a esigenze di semplificazione e ammodernamento delle procedure in materia di accise, essendo anche finalizzate a realizzare una migliore e più efficace cooperazione amministrativa tra gli Stati membri.

2. PROPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER L’ARCHITETTURA DELL’UNIONE ECONOMICA - REGOLAMENTO PER IL PROGRAMMA DI SOSTEGNO ALLE RIFORME

Nell’ambito del nuovo bilancio pluriennale europeo per il periodo 2021-2027, la Commissione ha proposto l’istituzione di un Programma di Supporto alle Riforme

(c.d. Reform Support Programme), in aggiunta ai Fondi strutturali e di investimento europei, con l’obiettivo di sostenere le riforme strutturali nei Paesi dell’UE.
La proposta di Regolamento
alloca un budget complessivo di 25 miliardi al Programma di Supporto alle Riforme, distribuito su tre strumenti tra loro complementari:

  • il Reform Delivery Tool, dotato di un budget di circa 22 miliardi e finalizzato a fornire supporto finanziario a tutti gli Stati membri nell’attuazione di riforme individuate nell’ambito del Semestre europeo (in particolare in base alle Raccomandazioni specifiche per Paese e alla Procedura per squilibri macroeconomici);
  • il Technical Support Instrument, dotato di un budget di circa 840 milioni e finalizzato a fornire supporto tecnico agli Stati membri nell’implementazione delle riforme e nello sviluppo della capacità amministrativa; esso è inteso come prosecuzione dello Structural Reform Support Programme (SRSP) a supporto tecnico agli Stati membri per l’attuazione delle riforme nel periodo 2017-2020 che aveva un budget di circa un sesto (142,8 milioni);
  • il Convergence Facility, dotato di un budget di circa 2,16 miliardi e finalizzato a fornire supporto finanziario e tecnico agli Stati membri che intendono adottare l’euro.

Tra questi strumenti, il Reform delivery tool (RDT) è stato oggetto di maggiore interesse, anche per la funzione centrale che potrebbe assumere all’interno del possibile bilancio dell’area Euro, motivo per il quale è stato trattato anche in diverse riunioni dell’Eurogruppo.

Iter negoziale
La proposta di Regolamento per l’istituzione del Programma di Supporto alle riforme, ha ricevuto un ampio consenso da gran parte degli Stati membri seppure con qualche cautela, peraltro condivisa dall’Italia. Se, come risulta allo stato attuale dei negoziati, l’importo destinato ai “tradizionali” fondi di coesione non verrà ridotto, la proposta d’istituire il Programma può essere condivisa poiché favorisce il rafforzamento del legame tra fondi europei e riforme strutturali.
Nella riunione dell’Ecofin di maggio, i Ministri sono stati invitati ad esprimersi sulla volontà di accelerare la discussione sul Programma di Supporto alle Riforme, con particolare riferimento agli altri due strumenti facenti parti del pacchetto, ossia il Technical Support Instrument e la Convergence Facility. Nessuno Stato membro è intervenuto e quindi la questione è rimasta in sospeso.

La posizione italiana
L’Italia ha espresso sin dall’inizio una posizione di apertura verso l’ipotesi di avviare i negoziati su alcune delle componenti del Programma di Supporto alle Riforme parallelamente a quelli in atto per il Bilancio dell’Area Euro. Tuttavia, abbiamo evidenziato l’opportunità di impostare le due discussioni in modo che il supporto da parte dei paesi euro, rispetto a quelli non euro, e viceversa sia basato su “reciprocità”, ossia in termini di mutuo beneficio per i due gruppi di Paesi.

3. TASSAZIONE DIGITALE NEL CONTESTO INTERNAZIONALE

La discussione ministeriale ha riguardato un aggiornamento dei lavori che si stanno portando avanti in ambito OCSE in materia di tassazione dell’economia digitale.
L’obiettivo è avere uno scambio di vedute e condividere così il contributo che l’Unione europea potrebbe fornire al dibattito internazionale, in considerazione dello stallo negoziale registrato in Consiglio, relativamente alle proposte legislative in materia di digital tax presentate nel marzo 2018 dalla Commissione.

Contenuto della proposta
In ambito internazionale, la questione della tassazione dell’economia digitale è stata affrontata nell’ambito del pacchetto BEPS - Base Erosion and Profit Shifting - (“erosione della base imponibile e spostamento dei profitti”) dell’OCSE/G20, elaborato tra il 2013 e il 2015. Il pacchetto - è un insieme di quindici Azioni volte ad affrontare i fenomeni di erosione della base imponibile dei Paesi e di spostamento artificiale dei profitti verso giurisdizioni a nulla o bassa tassazione. L’Azione 1 del pacchetto BEPS ha riguardato le sfide fiscali poste dall’economia digitale, ma non ha prodotto risultati concreti. Il G20 ha, dunque, dato mandato all’OCSE di proseguire i lavori al fine di pervenire a una soluzione condivisa a livello internazionale entro il 2020. Sulla base di tale mandato, l’OCSE ha elaborato un programma di lavoro dettagliato, che nel frattempo ha ottenuto l’endorsement del G20 nella riunione di Fukuoka del 7-8 giugno scorso. Il programma di lavoro riguarda la revisione delle regole internazionali di tassazione delle imprese multinazionali, non limitatamente a quelle altamente digitalizzate.

Iter negoziale
L’Ecofin ha evidenziato la necessità di trovare sinergie a livello europeo sui temi dibattuti in ambito OCSE, dove è stato possibile invece far convergere le posizioni dei singoli Stati membri in linea con la posizione europea. La maggioranza dei Ministri ha sostenuto l’opportunità di un confronto, per approfondire le implicazioni, in chiave europea, delle diverse proposte in discussione. Diversi Stati membri hanno tuttavia rimarcato la difficoltà a pervenire a una posizione europea coordinata, evidenziando l’esigenza di salvaguardare le prerogative nazionali in materia fiscale. Ricordo che nel settore della tassazione a cui il Trattato riconosce ai sensi dell'articolo 289 l'utilizzo della procedura legislativa speciale, il Consiglio diventa il dominus dell'intera procedura e di conseguenza anche gli esiti della buona riuscita di tali procedure dipendono solamente da tale Istituzione. In questi casi, infatti, il raggiungimento degli obiettivi è esclusivamente appannaggio dell’ECOFIN i cui compiti sono ulteriormente aggravati dal metodo di voto dell’unanimità. In questi casi, benché il Consiglio abbia il monopolio della procedura, raggiungere una convergenza di posizione su determinati dossier risulta davvero difficile. Del resto è ampiamente documentato come nel corso degli anni l'unanimità abbia ostacolato il progredire e l’approvazione di importanti iniziative in ambito fiscale, che invece sarebbero state necessarie per rafforzare il mercato unico e la competitività dell'Unione in materia fiscale. Il dibattito si è concluso con un accordo sulla opportunità di una discussione nei gruppi tecnici del Consiglio delle questioni che emergeranno dai lavori OCSE sui quali è utile un confronto europeo.

La posizione italiana
L’Italia ha sempre sostenuto i lavori internazionali sul tema, nella consapevolezza che le problematiche fiscali poste dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione richiedano una risposta condivisa a livello globale. Lo sviluppo tecnologico e la crescente mobilità dei fattori produttivi hanno creato nuove opportunità di pianificazione fiscale aggressiva e reso inadeguate le attuali regole di tassazione. Queste ultime, infatti, riconoscono i diritti impositivi a una giurisdizione solo al ricorrere della presenza fisica del contribuente nella giurisdizione medesima. La digitalizzazione consente, invece, alle imprese di partecipare alla vita economica di uno Stato da remoto, in assenza di un collegamento fisico. Nella consapevolezza che raggiungere un accordo internazionale avrebbe richiesto tempo, l’Italia si è espressa in senso favorevole a misure di tassazione temporanee, come l’imposta su talune transazioni digitali proposta dalla Commissione europea nelle more di un accordo internazionale. Si è dovuto però prendere atto del mancato raggiungimento dell’accordo sulla proposta di Direttiva europea per l’opposizione di alcuni Stati membri.

Nel contesto europeo è opportuno un confronto tra Stati membri sulle soluzioni in discussione all’OCSE. Appare utile una valutazione sull’impatto economico delle proposte in discussione nonché la loro compatibilità con il quadro giuridico unionale. Tale valutazione congiunta può contribuire a rappresentare le posizioni nazionali con una consapevolezza dell’impatto a livello europeo.

RIUNIONE ECOFIN DEL 14 GIUGNO 2019

Passo ora ad illustrare i temi principali trattati nel corso della riunione dell’Ecofin del 14 giugno u.s. Tra i vari punti inseriti in agenda, tre di questi sono di sicuro rilievo e meritano di essere illustrati in questa sede.

  1. Il primo punto riguarda l’endorsement sul Rapporto sui progressi dell’Unione Bancaria
  2. Il secondo punto riguarda il dibattito politico sulla Direttiva del Consiglio che attua una cooperazione rafforzata nel settore dell’imposta sulle transazioni finanziarie
  3. Il terzo, punto informativo, riguarda i seguiti della riunione G20 di Fukuoka che si è tenuta il 7-9 giugno uu.ss.

1. RAPPORTO SUI PROGRESSI DELL’UNIONE BANCARIA

Contenuto proposta e iter negoziale
L’Ecofin del 14 giugno è stato chiamato a dare il proprio endorsement sul Rapporto riguardante i progressi sui negoziati in materia di unione bancaria.
Il 7 giugno 2016 l’Ecofin aveva definito una Tabella di marcia (cd Roadmap) per il completamento dell’Unione Bancaria. Durante la Presidenza rumena, sono giunte alla formale approvazione importanti misure comprese nella Roadmap, sebbene il negoziato politico fosse terminato durante la Presidenza precedente (quella austriaca).
Faccio riferimento, in modo particolare, al cd. “pacchetto bancario” che riunisce gran parte delle misure di riduzione del rischio incluse nella Tabella di marcia per il completamento dell’Unione Bancaria.

Per pacchetto bancario si indicano quattro proposte normative di modifica del Regolamento sui requisiti prudenziali delle banche, della Direttiva sull’accesso all’attività degli enti creditizi e della supervisione prudenziale delle banche, della Direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche e del Regolamento che istituisce il Meccanismo di risoluzione Unico, tutte presentate dalla Commissione nel novembre 2016.

Il pacchetto bancario include in primo luogo talune modifiche alla procedura di risoluzione delle banche, relative alla calibrazione e alla composizione del requisito minimo di passività sottoponibili a bail-in, di cui ogni banca deve dotarsi.
Il requisito era già previsto dalla normativa vigente; con le modifiche vengono dettagliate le metodologie di calcolo e stabilito se e quanta parte del requisito deve essere soddisfatta attraverso l’emissione di passività subordinate. La finalità della normativa è obbligare le banche a emettere passività, alle quali può essere applicato con minori criticità il bail-in, in quantità sufficiente, in caso di risoluzione, ad assorbire le perdite e a finanziare la ricapitalizzazione della banca.

Le banche dovranno soddisfare il requisito, stabilito per ciascuna di esse dall’autorità di risoluzione competente (a seconda dei casi, quella nazionale o il Comitato di risoluzione unico), entro il 2024.

Il pacchetto bancario include anche una vasta congerie di modifiche alla normativa sui requisiti prudenziali. In estrema sintesi, le revisioni sono volte a completare la disciplina, recependo le ultime decisioni del Comitato di Basilea; ad attuare in maniera più ampia il principio di proporzionalità, prevedendo una disciplina semplificata per le banche più piccole in particolare per quello che riguarda gli obblighi informativi e la remunerazione; a definire l’ambito di applicazione della normativa prudenziale; a definire il trattamento prudenziale delle esposizioni verso le piccole e medie imprese, verso fondi e degli investimenti nel settore delle infrastrutture; a rafforzare la disciplina del cd Secondo pilastro, cioè la possibilità di imporre caso per caso requisiti patrimoniali aggiuntivi rispetto a quelli minimi applicabili a tutte le banche.

Il rapporto menziona anche il regolamento concernente la copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate, pubblicato il 25 aprile 2019. Questo regolamento fa parte delle misure incluse nel Piano d’Azione sugli NPL approvato dal Consiglio Ecofin a luglio 2017, che ha integrato la Roadmap. La disciplina ha l’obiettivo di prevenire in futuro l’accumulo di posizioni deteriorate nei portafogli delle banche. Essa si applica a tutte le banche dell’Unione europea e prevede l’integrale svalutazione (100%) dei crediti deteriorati entro 3 anni dal momento in cui sono stati classificati come deteriorati, nel caso in cui non siano garantiti, ed entro massimo 9 anni nel caso in cui siano garantiti.

Nella relazione si fa, inoltre, il punto della situazione dei lavori riguardanti il negoziato della proposta di regolamento che istituisce lo schema di garanzia dei deposti unico (cd EDIS), la cui discussione politica, così come previsto nella Roadmap, potrà essere intavolata solo se l’avanzamento delle misure di riduzione del rischio saranno ritenute sufficienti. Durante la presidenza rumena il gruppo di lavoro, denominato “Gruppo Ad Hoc per il rafforzamento dell’Unione Bancaria”, incaricato di portare avanti il negoziato si è riunito una sola volta. I lavori procedono a rilento. Ricordo che su tutto il pacchetto unione bancaria c’è stata anche una dichiarazione al termine dell’ultimo Vertice euro del 21 giugno 2019, durante il quale i leader UE hanno dichiarato: “Attendiamo con interesse la prosecuzione dei lavori tecnici sull'ulteriore rafforzamento dell'unione bancaria.”

La posizione italiana
Con riferimento al pacchetto bancario, le priorità che l’Italia aveva indicato sono state in gran parte recepite nei testi. Faccio riferimento ad esempio: (i) all’introduzione di specifiche previsioni sull’impatto sui requisiti patrimoniali di rilevanti cessioni di crediti deteriorati con l’obiettivo di evitare che la cessione di importi significativi di crediti deteriorati, come avvenuto in Italia nell’ultimo anno, determini un incremento automatico dei requisiti patrimoniali; (ii) alleggerimento dei requisiti prudenziali per alcune categorie di prestiti, quali quelli garantiti da cessione del quinto dello stipendio/pensione e quelli a favore delle PMI. Il compromesso sulle crisi bancarie, in particolare sul requisito concernente le passività assoggettabili al bail-in, non attua, nel grado che l’Italia avrebbe preferito, l'equilibrio desiderato tra, da un lato, l'obiettivo di ridurre i rischi e assicurare una risoluzione ordinata delle banche e, dall'altro, la necessità di non vincolare eccessivamente i bilanci delle banche, con riflessi sulla competitività e la capacità di finanziare l'economia reale. Poiché il Comitato di risoluzione unico godrà di un'ampia discrezionalità nel determinare il livello di subordinazione delle passività eleggibili, sarà cruciale che l'autorità di risoluzione utilizzi prudentemente tale discrezionalità valutandone i possibili effetti indesiderati
La posizione italiana rispetto alla proposta EDIS, è di generale sostegno, in quanto la stessa permetterebbe di realizzare una più completa mutualizzazione del rischio bancario nell'area euro e contribuirebbe ad allentare il legame fra le banche e gli Stati sovrani, garantendo a tutti i depositanti lo stesso livello e garanzia di protezione ovunque ubicati.

2. DIRETTIVA DEL CONSIGLIO CHE ATTUA UNA COOPERAZIONE RAFFORZATA NEL SETTORE DELL’IMPOSTA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE

La proposta di Direttiva del Consiglio che attua una cooperazione rafforzata nel settore dell’imposta sulle transazioni finanziarie è stata presentata dalla Commissione europea nel febbraio 2013. Il negoziato è risultato piuttosto complesso, essendo emersi diversi punti di sensibilità politica.
Il Consiglio Ecofin è stato aggiornato di tali evoluzioni intervenute nelle discussioni tra i dieci Stati membri partecipanti ed i Ministri sono stati chiamati a un dibattito politico sui progressi del negoziato.
iter negoziale
La proposta in materia di tassazione sulle transazioni finanziarie (FTT) ha dato il via al primo progetto di cooperazione rafforzata in campo fiscale, a cui aderiscono dieci Stati membri, che stanno lavorando ad una proposta (avanzata da Francia e Germania) dal campo di applicazione più ristretto, ispirata al modello francese e italiano. Tale proposta prevede essenzialmente la tassazione delle azioni emesse dalle società quotate, e soprattutto la possibilità di includere la FTT tra le nuove risorse propria del bilancio dell’Unione o dell’Eurozona. A ciò si accompagnerebbe un meccanismo di mutualizzazione del gettito dell’imposta europea che consentirebbe agli Stati che raccolgono minori introiti di beneficiare di una quota del gettito raccolto da Stati membri che ne raccolgono di più. Tale impianto dovrebbe favorire un accordo tra gli Stati membri partecipanti e incentivare l’adesione alla cooperazione da parte di coloro che al momento sono fuori.
L’eventuale destinazione del gettito della FTT al bilancio dell’Unione europea o dell’Eurozona richiederebbe, nel primo caso, che l’imposta venga inserita tra le risorse proprie dell’UE con una modifica alla decisione già presentata dalla Commissione nell’ambito del Multiannual Financial Framework 2021-2027, mentre nel secondo caso la finalizzazione di accordi intergovernativi tra membri dell’Eurozona che includano la FTT tra le fonti di rispettivo finanziamento.
Nel corso della riunione informale dei 10 Ministri delle finanze dei 10 Paesi cooperanti, tenutasi a latere dell’Ecofin del 14 giugno 2019 sono state discusse le criticità ancora aperte che riguardano la mutualizzazione e l’ambito di applicazione soggettivo dell’imposta (vi è in particolare una discussione sulla opportunità di esentare i fondi pensione).
Tale passaggio, in una fase nella quale ancora non si è raggiunto un accordo, si è reso necessario per aggiornare tutti i Paesi UE dei lavori che si stanno portando avanti, ai sensi della disciplina che regola la cooperazione rafforzata.
La posizione italiana
Per quanto concerne la possibilità di individuare l’FTT come risorsa propria del bilancio dell’UE o dell’Eurozona, l’imposta costituirebbe una nuova fonte di finanziamento del bilancio, e ciò contribuirebbe a dare un importante segnale politico verso un processo di integrazione europea in materia fiscale. Per l’Italia, ma anche per altri Stati membri che hanno già imposte sulle transazioni finanziarie nei rispettivi ordinamenti, non si tratterebbe di introdurre nuove imposte ma di sostituire un’imposta nazionale con un’imposta europea che finanzia il bilancio europeo (o dell’Eurozona).

3. SEGUITI DEL VERTICE G20 DI FUKUOKA

Passo ora a illustrare i principali esiti della riunione dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali, cui ho partecipato dal 7 al 9 giugno, a Fukuoka in Giappone, e con cui si è di fatto sancita la conclusione dei lavori relativi alla filiera Finanze del G20, in preparazione della discussione dei Capi di Stato e di Governo che si è tenuta ad Osaka il 28-29 giugno uu.ss..
Il Consiglio Ecofin, infatti, nel corso delle proprie riunioni prevede periodicamente l’inserimento di punti informativi in preparazione e di debriefing delle riunioni e dei vertici internazionali a cui partecipano sia i rappresentanti delle Istituzioni UE e i sia i rappresentanti di alcuni Stati membri UE.
Come da tradizione, la riunione si è aperta con la discussione sulla congiuntura economica globale, da cui è emersa una convergenza di vedute sulla fase di stabilizzazione che sta attraversando l’economia globale, che dovrebbe sperimentare una leggera ripresa nel secondo semestre del 2019, seppur a tassi moderati. Una ripresa che dovrebbe continuare anche nel 2020, sempre che le tensioni commerciali e geopolitiche non si intensifichino ulteriormente, e le condizioni finanziarie non si inaspriscano.
Alla luce della fragilità dell’attuale fase congiunturale, Ministri e Governatori hanno quindi rinnovato l’impegno a proseguire nel dialogo multilaterale, in particolare in tema di commercio internazionale, sulla base dell’accordo raggiunto a Buenos Aires lo scorso dicembre; e a utilizzare tutti gli strumenti di politica economica volti a raggiungere una crescita forte, sostenibile, bilanciata e inclusiva. In particolare, si è ribadita l’importanza di una politica fiscale flessibile e a supporto della crescita, che assicuri allo stesso tempo la sostenibilità delle finanze pubbliche, nonché la prosecuzione negli sforzi relativi alle riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita nel lungo periodo.
Un dossier G20 di notevole interesse per l’Italia ha riguardato le implicazioni macroeconomiche dell’invecchiamento della popolazione, un fenomeno non più circoscritto alle economie avanzate, ma che toccherà anche i paesi emergenti del G20 in un prossimo futuro. Su questo, ho personalmente presieduto assieme al Governatore Visco uno dei tavoli di lavoro organizzati dalla Presidenza giapponese. Ne è scaturita una proficua conversazione con i Ministri e i Governatori dei paesi G20 caratterizzati da profili demografici simili al nostro, con stimolanti considerazioni per fronteggiare al meglio le criticità e sfruttare in modo pro-attivo gli effetti attesi del processo di invecchiamento della popolazione, con particolare attenzione alle conseguenzeper i sistemi di welfare, per il mercato del lavoro e per l’inclusione finanziaria.
Sul tema degli investimenti in infrastrutture, si è preso atto del problema relativo al crescente fabbisogno di finanziamento per le opere infrastrutturali, anche a causa del graduale invecchiamento e della ridotta manutenzione delle infrastrutture esistenti, nonché dell’insufficiente attenzione ai rischi legati ai disastri naturali.
In merito alla fiscalità internazionale, sono stati confermati gli impegni G20 in tema di trasparenza e certezza fiscale, con l’obiettivo di contrastare i fenomeni di elusione fiscale e facilitare lo scambio automatico di informazioni tra le giurisdizioni. Sempre in materia fiscale, i paesi G20 hanno confermato l’impegno a raggiungere una soluzione condivisa in tema di modernizzazione delle regole internazionali sulla tassazione digitale, su cui la scadenza massima è fissata per il 2020.
In ambito finanziario, oltre a proseguire nella valutazione degli effetti delle riforme attuate in risposta alla crisi finanziaria globale, è in corso un’attività di monitoraggio delle potenziali fonti di rischio legate al rapido sviluppo dell’innovazione tecnologica in campo finanziario. Particolare attenzione è stata posta sui virtual asset e sulle tecnologie finanziarie decentralizzate, che, oltre ad offrire interessanti opportunità, possono comportare notevoli rischi potenziali, relativi ad esempio al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, che richiedono un’azione risoluta a livello multilaterale.

La posizione italiana
Sin dall’avvio della Presidenza giapponese a gennaio 2019, l’Italia ha fornito il suo sostegno al programma di lavoro del G20, supportando le numerose iniziative intraprese nelle molteplici configurazioni del forum.
Nell’attuale contesto economico globale, caratterizzato da un notevole grado di incertezza, il G20 continua a rappresentare una piattaforma imprescindibile per il dialogo e il coordinamento economico e finanziario tra le principali economie globali. Anche in considerazione della nostra Presidenza del G20 del 2021, continuiamo a sostenere in modo pro-attivo tutte le iniziative volte al rafforzamento del ruolo del forum, con l’obiettivo di alimentare un clima cooperativo all’interno del gruppo e individuare priorità ambiziose e concrete a sostegno di una crescita forte, sostenibile, bilanciata e inclusiva.

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