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Intervento del ministro Padoan all'Assemblea Annuale dell'ABI

Fri Jul 08 16:09:00 CEST 2016

Signor Presidente, Signor Governatore, Signore e Signori,

Il quadro economico si è fatto più complesso. L’Economia globale stenta a ritrovare la strada di una crescita sostenuta. La disaffezione verso il progetto europeo si accresce. Il referendum britannico aumenta l’incertezza nel breve e nel lungo termine.

Questo è il contesto nel quale si trova ad operare il sistema finanziario italiano proprio mentre attraversa una fase di adattamento al nuovo regime regolatorio nato con l’Unione bancaria. Le finalità del nuovo ordinamento europeo per il settore bancario perseguono la stabilità finanziaria e nel caso di salvataggi pongono limiti al ricorso a risorse pubbliche, e quindi al coinvolgimento dei contribuenti.

Tuttavia gli effetti di sistema dell’applicazione delle nuove regole saranno pienamente compresi soltanto una volta che le regole saranno messe alla prova.

In questo contesto il Governo lavora per mettere in campo strumenti con i quali gestire le criticità. Ne è un esempio l’intesa con la Commissione europea per l’impiego di garanzie pubbliche a sostegno della liquidità degli istituti. Il dialogo con le autorità dell’Unione è continuo e ha lo scopo di esplorare tutte le modalità d’intervento pubblico ammesse dalle regole sugli aiuti di Stato. Il Governo intende tutelare il risparmio, secondo il mandato dell’articolo 47 della Costituzione della Repubblica.

Questo contesto non deve far dimenticare lo sforzo di riforma per il rafforzamento dei fondamentali del sistema. Grazie alle misure prese negli ultimi 18 mesi la struttura del settore del credito nel nostro Paese sta cambiando la propria fisionomia. Le riforme consegnano al Paese un sistema del credito diversificato nelle fonti, consolidato nel numero degli operatori, trasparente nella governance, quindi più solido e resiliente.

Il Governo è intervenuto con una serie organica di misure: la riforma delle banche popolari, l’autoriforma delle Fondazioni bancarie, la riforma delle BCC.

I benefici attesi dall’intervento sulle banche popolari sono duplici: le aggregazioni migliorano l’efficienza e la competitività grazie alle economie di scala; le quotazioni migliorano la governance, grazie a una maggiore trasparenza.

L’autoriforma delle BCC costituisce un tassello molto importante del più ampio disegno di ristrutturazione del sistema bancario, necessario per consentire a quest’ultimo di tornare a finanziare adeguatamente l’economia reale.
La riforma si prefigge di superare le criticità del settore, preservando al contempo le caratteristiche proprie del credito cooperativo.
Gli effetti delle riforme nel settore bancario sono complementari alle misure di “Finanza per la Crescita” volte a diversificare gli strumenti di finanziamento alle imprese, soprattutto piccole e medie, e a incoraggiare un ruolo più attivo da parte degli investitori istituzionali nel finanziamento dell’economia reale.

I problemi strutturali e di governance del settore bancario si sono accompagnati fin qui ai limiti della giustizia civile, che rende più lunghi che in altri Paesi i tempi di recupero dei crediti.
Il Governo ha introdotto misure per il miglioramento della qualità e dell’efficienza dell’attività bancaria, quali i provvedimenti per facilitare lo smobilizzo dei crediti in sofferenza, che comprendono anche disposizioni per semplificare e migliorare le procedure concorsuali ed esecutive e accelerare i tempi di recupero dei crediti.
Tra le disposizioni dell’ultimo decreto ricordo l’introduzione del patto marciano, in presenza del quale i tempi di recupero del credito passano dagli attuali 40 mesi a 7-8 mesi.
Un altro strumento importante è il pegno non possessorio che permette all’imprenditore di non perdere la disponibilità del bene dato in pegno. In questo modo l’imprenditore può continuare ad utilizzare il bene nel processo produttivo.
Secondo stime indipendenti, l’insieme delle misure di semplificazione e modifica alle procedure concorsuali varate dal Governo dal 2015 in poi hanno un impatto sul recupero crediti nella misura di 3 anni di riduzione sui tempi medi rispetto alle stime diffuse tra gli operatori.


Tra le iniziative del Governo per migliorare la gestione dello stock di sofferenze misure anche le disposizioni che definiscono un meccanismo di “Garanzia per la Cartolarizzazione delle Sofferenze” (GACS) presenti nei bilanci bancari, sul quale la Commissione europea ha convenuto che non sussistono aiuti di Stato.
Dal mercato arrivano i primi segnali a conferma che la GACS sia uno strumento utile per smaltire lo stock di crediti deteriorati.

Un impulso al mercato dei crediti in sofferenza potrà derivare dall’intervento di operatori privati specializzati. Con questo spirito è nato il Fondo Atlante, che può investire sia negli aumenti di capitale di banche italiane richiesti dall’Autorità di vigilanza, sia, unitamente ad altri investitori di mercato, in tranche di veicoli creati a sostegno dei bilanci degli istituti di credito italiani gravati da sofferenze NPLs.
L’intervento di Atlante è complementare con le riforme del sistema bancario avviate dal Governo, che incrementano efficienza e trasparenza e incoraggiano processi di consolidamento.

In pochi anni in Europa è stato approvato un complesso di provvedimenti normativi in materia bancaria senza precedenti. Ricordo tra questi la direttiva sulla risoluzione delle banche (BRRD); quella sugli schemi di garanzia dei depositi (direttiva DGS); i regolamenti che hanno istituito il Meccanismo di vigilanza unico (SSM) e il Meccanismo unico di risoluzione (SRM); l’Accordo intergovernativo sul trasferimento al Fondo di risoluzione unico delle contribuzioni raccolte a livello nazionale. A questi provvedimenti si aggiungono quelli di secondo livello.
La revisione del quadro normativo intende ridurre la possibilità di future crisi e migliorare la resilienza delle banche, sia in caso di stress causato da perturbazioni sistemiche che da cause idiosincratiche, soprattutto grazie al rafforzamento dei requisiti prudenziali e al potenziamento degli strumenti di supervisione. La nuova normativa è molto esigente. La sua attuazione prevede elementi di flessibilità che vanno sfruttati in pieno, soprattutto in caso di rischio sistemico.
Il disegno dell’Unione bancaria non è peraltro completato: deve essere ancora implementato l’accordo concluso dall’Ecofin del 18 dicembre 2013 di istituzione di un sostegno pubblico comune al Fondo di risoluzione unico. L’accordo del 2013 prevede che il backstop debba essere istituito entro il 2023: nulla impedisce di agire subito.
Non è stato ancora poi istituito il terzo pilastro dell’Unione bancaria, il meccanismo unico di garanzia dei depositi. La Commissione ha presentato una proposta di regolamento, che prevede una graduale costruzione di un sistema unico di garanzia e porterebbe a realizzare la piena assicurazione europea a partire dal 2024, in coincidenza con la piena mutualizzazione del Fondo di risoluzione unico.
L’Italia sostiene con convinzione la creazione di un sistema comune di assicurazione dei depositi (EDIS) che permetterebbe di realizzare una più completa mutualizzazione del rischio bancario nell’area euro e contribuirebbe ad allentare il legame fra le banche e gli Stati sovrani, garantendo a tutti i depositanti lo stesso livello di garanzia e di protezione ovunque siano ubicati.
Iniziative riguardanti il trattamento prudenziale dell’esposizione delle banche al rischio sovrano devono basarsi sui lavori del Comitato Economico e Finanziario dell’Unione e del Comitato di Basilea, prestando particolare attenzione agli aspetti di stabilità finanziaria. Più in generale è da ritenere, come molti dei miei colleghi nell’Unione europea condividono, che sia necessario procedere a una condivisione dei rischi in parallelo a una loro riduzione.

Molto è già stato fatto a livello europeo, per la riduzione dei rischi; molto l’Italia ha fatto a livello domestico, come sopra suggerito. Va a rilento invece il momento della condivisione dei rischi che dev’essere invece rafforzato e accelerato.

Signore e signori, i mercati hanno reagito al referendum britannico con nervosismo, ampie oscillazioni dei corsi, prevalenza delle prospettiva di breve termine su quelle di lungo termine a causa dell’incertezza del processo decisionale sul futuro dell’Europa.
Si deve resistere alla tentazione di reagire con il nervosismo al nervosismo. Si devono prendere decisioni basate su una prospettiva di lungo termine, rivolta al futuro.

All’interno di un settore bancario che poggia su fondamentali solidi, anche e soprattutto se confrontati con quelli di altri sistemi-Paese, esistono alcuni elementi di criticità. Questi possono essere affrontati e risolti, con benefici per l’intero sistema, attraverso soluzioni di mercato. Soluzioni forse complesse ma sicuramente possibili ed efficaci, soprattutto se guidate da un atteggiamento cooperativo.

Il ruolo della mano pubblica in queste condizioni deve essere di tipo precauzionale: il Governo si sta adoperando per mettere a disposizione strumenti adeguati qualora fossero necessari.

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