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Il ministro dell'Economia Gualtieri: “Capisco la rabbia, il decreto Rilancio aiuterà tutti”

La Repubblica - 15/05/2020

Intervista a cura di di Alberto D'Argenio, Francesco Manacorda e Roberto Petrini

Ministro Gualtieri, il decreto Rilancio è arrivato, ma il Paese è stanco, sfiduciato. La rabbia rischia di montare. Cosa risponde a chi protesta? 
"Che come spesso accade nei momenti più difficili nella nostra storia gli italiani rivelano virtù civili, maturità e spirito di coesione senza precedenti. È evidente che le legittime preoccupazioni di una situazione senza precedenti possano generare anche rabbia. Lo capiamo e per questo il governo è impegnato a sostenere imprese e famiglie, a evitare un aumento delle diseguaglianze, ad aiutare i più deboli".

Abbiamo visto i 155 miliardi di risorse stanziate, che impatteranno per 55 miliardi sul deficit. Abbiamo visto anche le critiche: una serie di incentivi a pioggia senza - è l'obiezione - che ci sia dietro un progetto di sviluppo per l'Italia. 
"Sono critiche sbagliate. In primo luogo non sono aiuti a pioggia, ma la volontà di non lasciare indietro nessuno in una circostanza così drammatica. È una precisa scelta politica di questo governo, che io rivendico, ma è anche una scelta che ha efficacia economica. E non è vero nemmeno che nel decreto non si guardi allo sviluppo. Assieme alle misure per imprese, famiglie e lavoratori ci sono quelle sulla ricapitalizzazione delle imprese, molto importanti per le piccole e medie aziende, spesso sottocapitalizzate. Ci sono gli investimenti massicci sull'efficienza energetica degli edifici e un impegno senza precedenti sull'Università, con l'assunzione di 4.000 giovani ricercatori e il più consistente stanziamento per la ricerca mai realizzato. Sono investimenti sul futuro importanti, che mostrano eccome un'idea di sviluppo del Paese". 

Ci sono critiche, specie a sinistra, sul taglio indiscriminato dell'Irap anche alle aziende senza perdite.
"Eliminare il saldo-acconto Irap di giugno è scelta di buon senso di fronte a una crisi che colpisce tutto il sistema. Bisogna tenere conto anche di quello che le imprese pensano: per una crisi come questa serve uno schema da grande patto. Senza contare che l'Irap incide in modo particolare ad esempio sul Terzo settore, al quale abbiamo esteso le principali misure di sostegno alle imprese. Il nostro è un governo che ascolta le parti sociali. Poi decide, ma prima ascolta. E questa maggioranza ha dimostrato di saper costruire una sintesi avanzata, niente affatto scontata, perché siamo uniti nell'impegno di rafforzare il Paese, le imprese e le famiglie attraverso il metodo del dialogo costruttivo e senza pregiudizi". 

Ma quando vedremo il decreto pubblicato dopo il lungo iter? Ci sono problemi per le coperture? 
"Tutto è stato definito, non ci sono problemi di copertura, si tratta solo del fisiologico lavoro tecnico che prevede la "bollinatura" da parte della Ragioneria generale dello Stato. Prestissimo sarà sulla Gazzetta Ufficiale". 

Il decreto è di 55 miliardi più i 20 del Cura Italia, più i quasi 100 miliardi tra garanzie, crediti verso la Pa e "patrimonio destinato" Cdp. Potrete arrestare la caduta oggi prevista all'8% per l'anno?
"Il pacchetto avrà un impatto positivo sulla crescita che noi, per prudenza, non abbiamo indicato nel recente Documento di economia e finanza. Ma contiamo che ci sarà, naturalmente condizionato anche all'evoluzione dell'epidemia".

Alcuni economisti e il centrodestra parlano del decreto come di un semplice tampone. Che risponde?
"Il tampone è necessario perché se non si assorbe lo shock, salvaguardando la tenuta delle imprese e l'occupazione, l'economia non riparte. Al tempo stesso con il decreto si rilanciano gli investimenti e si introducono forti incentivi per incanalare il risparmio privato, di cui oggi l'Italia è un esportatore netto, nel sistema produttivo. Sono misure molto incisive che vanno oltre l'emergenza e che affrontano uno dei problemi strutturali del Paese". 

Ora c'è da aspettarsi un decreto ter o tutto finirà nella prossima legge di Bilancio?
"Ora la priorità è mettere a terra i 155 miliardi di maggiori stanziamenti di bilancio e attuare tutte le misure. Poi sarà la volta del decreto semplificazione per l'efficienza della pubblica amministrazione. Successivamente riprenderemo a delineare un piano di riforme: investimenti, green New Deal, riforma fiscale". 

Semplificazione. Se ne parla da decenni e non si vede mai. E intanto anche se le misure hanno senso, la burocrazia rischia di soffocarne gli effetti. Sta accadendo con la cassa integrazione in deroga e con i finanziamenti delle banche alle imprese. 
"La cassa integrazione è stata erogata in queste settimane a quasi cinque milioni di lavoratori. Ma ci sono state lentezze e inefficienze soprattutto per quella in deroga. Per questo abbiamo varato una riforma radicale del sistema. Sulla liquidità la moratoria dei prestiti è stata efficace, ha riguardato finanziamenti per 233 miliardi e ne hanno beneficiato 2,2 milioni di famiglie e imprese. I prestiti alle imprese invece sono partiti con troppe lentezze. Ora i dati sono in netto miglioramento, e molti prestiti sono erogati in meno di 48 ore, ma in ancora troppi casi si richiedono adempimenti non necessari. Siamo consapevoli delle sforzo richiesto al sistema bancario, ma chiediamo a tutti di fare in fretta". 

Ma darete alle banche lo scudo penale che chiedono? 
"È sbagliato parlare di scudo. Siamo aperti alla possibilità di interventi del Parlamento che rafforzino le procedure di autocertificazione e riducano il rischio di coinvolgimento improprio sul piano del diritto fallimentare penale di chi eroga il prestito, in una situazione eccezionale di oggettiva incertezza economica". 

Il dopo-virus sarà segnato da un alto debito, ben oltre il 150% del Pil. Siamo pronti ad affrontare la situazione?
"Una politica espansiva in questa fase è necessaria e ci permetterà di mettere il debito su un sentiero discendente già dall'anno prossimo, molto meglio di quanto si fece nella scorsa crisi quando l'austerità peggiorò le cose".

Oggi lei si riunirà con altri ministri delle Finanze della zona euro da azionisti del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, e darete il via libera alle nuove linee di credito sanitarie. Può garantire che il Mes non ha trappole nascoste? 
"Le conclusioni dell'Eurogruppo sono chiare nel dire che l'unica condizione per accedere ai fondi del Mes è utilizzarli per coprire le spese sanitarie dirette e indirette legate al Covid e per la sua prevenzione. C'è stata parecchia confusione da parte di chi diceva che il Mes prevede comunque condizionalità. Le condizionalità ci sono, ma dopo il negoziato in Europa sono legate esclusivamente al fatto che i soldi siano utilizzati contro il coronavirus. Non ci sono altre condizioni presenti e future". 

A questo punto il governo proporrà al Parlamento di usare i 36 miliardi del Mes a disposizione del nostro Paese? 
"Il Mes costituisce una importante rete di sicurezza, la sua semplice esistenza rappresenta un fattore di stabilità perché è facilmente accessibile e immediatamente a disposizione in una fase in cui tutti i paesi sono chiamati a finanziarsi in modo consistente sui mercati. Un eventuale utilizzo da parte dell'Italia verrà valutato a tempo debito". 

C'è anche "Sure", il fondo da 100 miliardi della Commissione Ue per aiutare gli ammortizzatori sociali nazionali: l'Italia chiederà accesso ai 20 miliardi che può avere? 
"Il negoziato su 'Sure' è in fase di conclusione, ma posso dire che si tratta di fondi che potranno essere utili per rafforzare i nostri ammortizzatori sociali. Speriamo che possa essere operativo il primo giugno". 

Il 23 aprile i capi di Stato e di governo hanno dato il via libera al Recovery Fund e hanno incaricato la Commissione di presentare una proposta per il suo lancio. Sono già passate tre settimane e si slitterà ancora. Non è preoccupato? 
"A noi interessa il merito della proposta, siamo impegnati in un dialogo costante e costruttivo con la Commissione e gli altri governi. Non è la settimana in più a fare la differenza, conta che il Fondo per rilanciare l'economia europea sia adeguato".

Perché lo sia, che potenza di fuoco chiede l'Italia? 
"Per noi è fondamentale che parta subito, che ci sia una quota significativa di finanziamenti a fondo perduto e che abbia una quantità di fondi adeguata alla necessità di rilanciare le aree e i settori più colpiti dalla crisi. La presidente Von der Leyen ha parlato di almeno mille miliardi di euro e queste sono le nostre aspettative

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