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Gualtieri: “Così renderò l’Italia attraente. Lo stato azionista? No, non è uno scandalo”

Il Foglio - 27/05/2020

Colloquio con il direttore Claudio Cerasa


Il futuro del Mes. Gli stimoli fiscali. Il sostegno alle imprese. Il futuro della sinistra. Il flop nazionalista. Il Recovery plan. Chiacchierata a tutto campo con il ministro dell'Economia.

I soldi ci sono, l'Europa aiuta, le opposizioni non mordono, la maggioranza è stabile, il debito non è più un tabù, gli aiuti di stato non sono più un vizio, i bond sono diventati una possibilità, il Mes è diventato accessibile, i Btp vanno a ruba, la Bce non smette di sostenerci e le condizioni per immaginare un rimbalzo economico del nostro paese esistono ma sono appese a un problema non del tutto secondario: oltre ad avere un piano per provare a gestire il presente, il governo italiano ha o non ha un piano per tentare di gestire il futuro? Abbiamo passato un pomeriggio intero a discutere di questo tema con il ministro che gestisce il portafoglio più pesante all'interno del governo Conte e con lui, con Roberto Gualtieri, abbiamo provato a parlare di tutto e abbiamo provato a far fare al ministro dell'Economia e delle Finanze un passo in avanti per non parlare solo di ciò che è stato fatto ma per parlare di ciò che il governo farà per tentare di trasformare l'Italia in un posto più sicuro, più attraente, più protetto, più competitivo.

Ministro, i soldi ci sono, ma ciò che manca è la visione. Da dove si può partire?
"Credo che con il decreto `Rilancio' si sia aperta una nuova fase. Il governo e la maggioranza hanno rafforzato la propria coesione e la capacità di costruire una sintesi politica, e al tempo stesso c'è stato ascolto e dialogo con la società e con le sue diverse articolazioni, dalle forze produttive al terzo settore, di cui vi è ampia traccia nel decreto. Naturalmente tutto è perfettibile, ma abbiamo cercato di essere inclusivi e al tempo stesso coerenti con la chiara impostazione che abbiamo seguito fin dall'inizio della pandemia: questa crisi avrebbe richiesto un forte stimolo fiscale (quello varato dall'Italia è tra i più consistenti a livello internazionale) e l'esigenza di mettere in campo politiche inedite di sostegno al reddito, alla liquidità, alle imprese, per preservare il tessuto produttivo del paese e salvaguardare la coesione sociale a partire dalla difesa dei più deboli. Non è solo tutela dei redditi e contrasto alla povertà, ma anche difesa della capacità produttiva di medio-lungo termine, che è condizione per assicurare una ripresa veloce e robusta, evitando che uno choc di breve periodo inneschi un prolungato periodo di bassa crescita come è avvenuto in occasione della precedente crisi. Al tempo stesso, queste misure devono essere accompagnate da interventi per favorire la ripresa, sulla base di una chiara visione dei problemi e delle opportunità del paese e di un ambizioso disegno riformatore”.

“Già nel decreto `Rilancio' - continua Gualtieri - vi sono interventi significativi che vanno in questa direzione, da quelli sulla capitalizzazione delle Pmi agli incentivi sull'efficienza energetica, fino all'investimento senza precedenti sull'Università e la ricerca. Ora occorre un grande patto per lo sviluppo sostenibile e inclusivo con le forze sociali e produttive che dovrà sfociare nel Recovery plan dell'Italia, cioè in un grande piano di investimenti e riforme al cui finanziamento contribuiranno i nuovi strumenti europei a partire dal Recovery fund. I pilastri di questa strategia di sviluppo saranno il potenziamento degli investimenti pubblici e privati, la conoscenza e il capitale umano, la semplificazione delle procedure e della macchina amministrativa, e sui driver l'innovazione e la digitalizzazione, la sostenibilità ambientale, le infrastrutture materiali e immateriali, la coesione sociale e territoriale con un'attenzione particolare al Mezzogiorno".

Il Recovery fund, di cui oggi discuterà la Commissione europea, è una straordinaria opportunità non solo per avere nuove risorse da immettere nella nostra economia ma anche per provare a fare quello di cui l'Italia ha urgente bisogno: dimostrare di avere una strategia non solo per galleggiare ma anche per provare a navigare. Qual è il piano dell'Italia?
"Il Recovery fund costituisce una grande opportunità per rilanciare il Green and Innovation Deal e realizzare un grande piano di investimenti e riforme che avrà una cornice coerente e si articolerà in una serie di missioni molto concrete come dotare l'intero paese di una infrastruttura digitale avanzata, sviluppare competenze e capacità produttiva nel settore delle energie pulite e dell'economia circolare, rinnovare nel segno dell'efficienza energetica l'intero patrimonio edilizio pubblico e privato. Quanto al resto, siamo riusciti a gestire il rapporto con un paese in lockdown, mantenendo una sostanziale coesione tra cittadini e istituzioni, ora dobbiamo riuscire a fare lo stesso in questa lunga fase 2 costruendo un paese più competitivo, unito e resiliente. Questo evento eccezionale ci ha fatto capire come sia urgente rimettere al centro una moderna visione di politica industriale".

"In primis a vantaggio della nostra indipendenza produttiva a partire dalle filiere produttive utili al contrasto delle epidemie: dai dispositivi di protezione per arrivare ai dispositivi medici, ai farmaci e ai prodotti biotech, ma anche lavorando per riportare in Italia alcune attività e lavorazioni che possono rivelarsi strategiche nei rapporti di fornitura fra imprese. Occorre rendere il nostro fisco più competitivo a livello internazionale e farne una leva per rendere più attrattivo il nostro paese per imprese e talenti. Dobbiamo poi rafforzare le difese digitali: su digitalizzazione dell'industria, contatto digitale col cliente, IoT industriale e tecnologie 4.0, e-procurement e infrastruttura di banda occorre un forte rilancio degli investimenti, per colmare quei ritardi che ci hanno resi più vulnerabili durante il lockdown. Infine, dobbiamo fare in modo che alcuni settori strategici particolarmente colpiti dal calo dell'attività trovino nuove occasioni di rilancio competitivo. Non è più procrastinabile ad esempio un piano di accompagnamento e supporto alla filiera italiana dell'automotive chiamata a uno sforzo trasformativo davvero poderoso verso un modello di mobilità più sostenibile e connessa. Così come è tempo di mettere a terra un progetto teso al rilancio competitivo di una filiera siderurgica decarbonizzata, a partire dall'Ilva, agendo in sinergia con i molti strumenti europei a partire dal Just Transition Fund e dagli strumenti del fondo New Green Deal italiano ed europeo. L'Europa ha reso operativi inediti strumenti di intervento per sostenere importanti progetti comuni (i cosiddetti Ipcei, ndr) dedicati al rafforzamento di diverse filiere produttive strategiche: idrogeno, modalità sostenibile, decarbonizzazione dell'industria, IoT industriale e microelettronica, sono tutte filiere di grande rilevanza anche per il nostro paese su cui occorre mettere a fattor comune progetti di respiro europei e risorse adeguate per attivare, stimolare e sostenere partnership pubblico private".

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, proprio su queste colonne, ha annunciato di voler tendere la mano all'opposizione per provare a costruire un dialogo finalizzato ad approvare alcune riforme importanti. In che modo il ministero dell'Economia aprirà le sue porte anche all'opposizione?
"Abbiamo sempre cercato di praticare il dialogo con le forze di opposizione. E nella conversione del decreto `Liquidità' questo confronto è stato particolarmente fruttuoso e ha dimostrato che se si sceglie la strada delle proposte costruttive e del confronto nel merito invece che quella della polemica strumentale noi siamo aperti e disponibili. Lo facciamo perché siamo convinti che il paese chieda unità e impegno comune pur nella distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione".

Il governo è ancora convinto di presentare entro l'anno una robusta riforma fiscale?
"Semplificazione, progressività, sostegno al lavoro, all'impresa e alla famiglia saranno i cardini del lavoro sulla riforma fiscale che è nostra intenzione riprendere. In questo quadro credo molto a un rilancio dell'impegno per la digitalizzazione dei pagamenti e il superamento del contante che avevamo avviato e le cui ragioni escono ulteriormente rafforzate da questa crisi. Si tratta di un potente volano di innovazione e modernizzazione e al tempo stesso di uno strumento importante di contrasto all'evasione che a sua volta costituisce la condizione per una riduzione del carico fiscale. Credo che l'esperienza del coronavirus abbia reso ancora più evidente da un lato l'importanza di un sistema fiscale equo in cui tutti, come dice la Costituzione, concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, e dall'altro le potenzialità assai sottoutilizzate, in questo come in tanti altri ambiti, del digitale. Sono convinto che il paese sia pronto a compiere decisi passi avanti in questo ambito".

E il governo, ministro Gualtieri, cosa farà con i soldi del Mes? E per quale ragione il governo italiano tergiversa ancora nel chiedere una linea di credito a tassi quasi zero?
"Cosa faremo sul Mes? Come abbiamo sempre detto, limitare la risposta europea al Mes, per di più con le tradizionali condizionalità macroeconomiche applicate alle sue linee di credito, sarebbe stato insufficiente e inadeguato, e per questo l'Italia si è impegnata ad ampliare la gamma degli strumenti comuni per affrontare la crisi e a modificare le regole di ingaggio del Mes. Ora abbiamo Sure, il nuovo fondo della Bei, e proprio oggi è attesa la proposta della Commissione per il Recovery fund. Vorrei sottolineare che tutto questo non sarebbe stato possibile senza l'iniziativa dell'Italia e del presidente del Consiglio Conte, che ha dimostrato visione e capacità di leadership. In questo quadro, la disponibilità di una linea di finanziamento decennale a tassi vicini allo zero, attivabile immediatamente e priva di alcuna condizionalità se non quella dell'utilizzo delle risorse per far fronte alle spese sanitarie dirette e indirette e a quelle di prevenzione del contagio, è una cosa positiva che di per sé concorre a rafforzare la stabilità e la fiducia. Valuteremo insieme l'opportunità di un suo eventuale utilizzo".

Ci sono riforme che per essere portate a termine hanno bisogno di molti soldi, pensiamo per esempio alla riforma fiscale, e ci sono poi riforme che per essere portate a termine non hanno bisogno di soldi ma hanno bisogno di coraggio. Ministro Gualtieri, non pensa che una grande riforma a costo zero capace di rendere l'Italia un posto più attraente sia una riforma che aiuti il paese ad avere una giustizia più giusta e tempi dei processi meno incerti rispetto a oggi?
"Il tema dell'attrattività economica di un paese ha sicuramente nella celerità della giustizia civile una questione centrale. Sappiamo che se alcune grandi aziende che potrebbero portare in Italia le loro sedi legali le portano in altri paesi non lo fanno solo per questioni legate al dumping fiscale, per contrastare il quale siamo fortemente impegnati sia a livello europeo che in sede Ocse, ma anche per temi legati ai tempi della giustizia e al diritto societario. È un terreno su cui dobbiamo proseguire il lavoro nella consapevolezza che la giustizia civile italiana sta attraversando una fase di cambiamento: la legge delega per arrivare ad uno snellimento del processo civile, in attesa di cominciare il suo iter parlamentare, e gli investimenti compiuti in questi anni e anche nel decreto `Rilancio' su personale e digitalizzazione sono la testimonianza concreta di uno sforzo senza precedenti per migliorare le prestazioni dei nostri tribunali e abbattere nettamente i tempi. Abbiamo poi deciso, e lo faremo nel decreto 'Semplificazione', di affrontare il tema del diritto societario e di favorire la capitalizzazione delle imprese. Peraltro invito chi sostiene che il decreto `Rilancio' sia privo di una visione a leggere le norme molto innovative e incisive sul sostegno alla patrimonializzazione delle Pmi e sulle startup. Certo, oltre alle risorse, servono anche interventi di snellimento delle procedure ma proprio per questo abbiamo deciso di scommettere sulla semplificazione del diritto societario e di sostenere fiscalmente gli investimenti e rendere agevole e vantaggiosa la capitalizzazione delle imprese. Su questo fronte la logica con cui vogliamo muoverci penso sia ormai chiara: attrarre investimenti in Italia, non essere più esportatori di risparmio e incanalarlo verso l'economia reale".

Ci si interroga ogni giorno, e spesso giustamente, su cosa possa fare il governo per aiutare l'Italia a riprendersi dal dramma della pandemia. Ma c'è qualcosa che il governo chiede invece alla classe dirigente italiana per provare a dare il buon esempio all'interno del grande acceleratore del futuro imposto dal coronavirus?
"Capisco chi dice che da questa crisi non si esce solo chiedendo al governo di fare di più ma si esce con un'assunzione comune di responsabilità. Ma su questo punto se mi permettete sono ottimista. E penso che i mesi che abbiamo passato ci hanno permesso di riscoprire le grandi virtù civili degli italiani. Personalmente sono rimasto molto colpito dalla disciplina, dal senso di responsabilità, dalla forza che hanno espresso, e se queste risorse verranno incanalate all'interno di un grande progetto comune per rilanciare l'Italia penso che la crisi potrebbe davvero essere una straordinaria opportunità per rilanciare il paese".

Prima di incanalare risorse per rilanciare l'Italia sarebbe utile capire perché molte risorse promesse dal governo sono arrivate con così grande ritardo ai destinatari dei provvedimenti.
"Sicuramente come era inevitabile ci sono stati ritardi e problemi burocratici nell'attuazione di alcune misure, in primo luogo nell'erogazione della cassa integrazione in deroga, che infatti abbiamo profondamente riformato col decreto `Rilancio'. Dopodiché 2,4 milioni di famiglie e imprese hanno beneficiato della moratoria su prestiti e i mutui, che ha riguardato finanziamenti per un valore complessivo di 250 miliardi. Il meccanismo del credito garantito vede numeri in costante crescita anche se permangono disparità non giustificabili nei tempi di erogazione dei prestiti e nel tasso di accoglimento delle domande. E l'Inps ha erogato la seconda tranche dell'indennità di 600 euro a circa quattro milioni di lavoratori autonomi in meno di una settimana dalla pubblicazione del decreto. La procedura del reddito di emergenza è già partita e l'Agenzia delle entrate è al lavoro per garantire la tempestiva erogazione dei contributi a fondo perduto alle imprese entro giugno. Sono fiducioso che per allora la stragrande maggioranza delle risorse stanziate sarà stata messa a terra con un impatto macroeconomico significativo".

Siamo in una stagione in cui lo stato avrà sempre più spazio e sempre più forza ma uno stato che ha più spazio senza essere uno stato più efficiente rischia di fare anche danni: quali sono le misure che il governo metterà in campo per rendere lo stato più efficiente?
"A chi dice che lo Stato azionista è uno scandalo dico che no: non c'è nessuno scandalo e molte polemiche sono incomprensibili oltre che sbagliate. Sono incomprensibili quando si parla di Pmi, perché in questo caso il governo si limita a dare incentivi e a favorire la ricapitalizzazione e la crescita dimensionale aiutando e incentivando comportamenti virtuosi. Per quanto riguarda invece le imprese più grandi, lo Stato non ambisce a esercitare un potere di controllo ma si muove, per esercitare un ruolo di supporto per favorire la capitalizzazione e gli investimenti. Infine, dove è necessario e soprattutto nei settori strategici, lo stato può svolgere un ruolo importante di stabilizzazione e di investitore paziente".

La nostra conversazione con il ministro Gualtieri si chiude con una considerazione che ha a che fare con l'identità del partito di cui il ministro fa parte, ovvero il Pd. Al Foglio, qualche settimana fa, Paolo Gentiloni ha detto che mai come oggi serve una sinistra diversa, rinnovata, aggiornata, multilateralista, capace di offrire soluzioni per uscire da questa crisi. Quali sono i paletti giusti che una sinistra responsabile deve tenere fissati sul terreno per creare un'alternativa al populismo che sia popolare senza essere a sua volta populista?
"Sì, io penso che la stagione che si sta aprendo vedrà un nuovo protagonismo della sinistra di governo capace di coniugare crescita ed equità e di concorrere alla necessaria opera di governo e civilizzazione dei processi di globalizzazione. La destra nazionalista e populista o iperliberista (e le due cose spesso vanno insieme) esce invece come la grande sconfitta di questa stagione perché ha rivelato in modo plastico la sua totale inadeguatezza rispetto alla fase che stiamo vivendo. Non solo per le sue ricette economiche incompatibili con la realtà o per l'opposizione alla scienza, ma anche perché il suo armamentario ideologico e retorico è apparso con evidenza in tutto il mondo a milioni di persone per quello che è: una parte dei problemi e non una soluzione a essi".

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