Linea diretta con i Cittadini

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze per garantire un'efficace comunicazione e favorire il dialogo con i cittadini fornisce due importanti canali d’informazione: l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) e le risposte alle domande più frequenti poste dagli utenti (FAQ – Frequently Asked Questions).

Ufficio Relazioni con il Pubblico

L'Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) costituisce il punto di contatto tra l’Amministrazione, i cittadini e le imprese. L’URP è a disposizione degli utenti per orientarli nell’accesso alle strutture e ai servizi e per fornire una prima informazione sulle attività del Ministero.

Recapiti e orari dell’URP:

  • Telefonotel: 06 47613722 (dal lunedì al venerdì 9.30/13.00 – martedì e giovedì 14.30/16.30)
  • EmailE-mail: urp@tesoro.it

Recapiti e orari dell’Ufficio Informazioni della Direzione dei Servizi del Tesoro, via Casilina, n. 3:

Per comunicare con le Agenzie fiscali

FAQ

Le FAQ "Frequently Asked Questions" sono le domande più frequenti rivolte dagli utenti agli Uffici del MEF. La consultazione delle FAQ suddivise per argomenti consente un accesso più rapido e semplice alle informazioni. Cliccare sulla tematica di interesse per ottenere la risposta.

A chi devo rivolgermi per ottenere gli emolumenti come vittima nell'adempimento di un dovere, del terrorismo o dell'attività organizzata?

Secondo quanto stabilito dall’art. 2 del DPR 510/99, all’attribuzione delle speciali elargizioni e degli assegni vitalizi di cui alla L. 466/80, L. 302/90, L 407/98 e L. 206/2004 provvedono:

  • il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, per le vittime civili;
  • il Ministero dell'Interno - Dipartimento di Pubblica Sicurezza, per gli appartenenti alla Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza,  Corpo   Forestale, Polizia penitenziaria, Polizie municipali e persone che abbiano prestato assistenza, su richiesta, alle Forze dell'ordine;
  • il Ministero dell'Interno - Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa Civile, per i vigili del fuoco;
  • il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi,  per i magistrati e i giudici popolari;
  • il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per i dipendenti civili dell'amministrazione penitenziaria;
  • il Ministero della Difesa per gli appartenenti alle Forze armate.

Maggiori informazioni sulla fase concessiva per tutte le categorie sopra specificate sono disponibili sui siti del Ministero dell’Interno, del Ministero della Difesa e del Ministero della Giustizia

Per la corresponsione delle elargizioni provvedono direttamente le singole Amministrazioni, mentre al pagamento degli assegni vitalizi provvede l’Ufficio V della Direzione dei servizi del tesoro. I vitalizi sono rivalutati annualmente sulla base della perequazione automatica prevista per le pensioni.
L’Ufficio V provvede al pagamento delle singole rate, che viene effettuato con cadenza mensile anticipata entro il cinque di ogni mese.

Modulistica

Per assicurare la regolarità e la correttezza dei pagamenti occorre utilizzare i seguenti moduli:

Chi può beneficiare dell’indennizzo in caso di decesso di una vittima del terrorismo o della criminalità organizzata

In caso di decesso del beneficiario, l’ufficio V provvede anche alla liquidazione del rateo rimasto insoluto, secondo l’ordine di vocazione di seguito indicato: coniuge superstite, figli in mancanza del coniuge, eredi in mancanza di coniuge e figli. Il pagamento delle somme relative alle frazioni di mensilità avverrà soltanto su richiesta degli aventi diritto:

La modulistica, sottoscritta dall’interessato e corredata da copia di documento di identità in corso di validità, deve essere inoltrata all'Ufficio V utilizzando uno e uno solo dei seguenti canali:

  • fax 0647615209;
  • indirizzo di posta certificata: dcst.dag@pec.mef.gov.it;
  • posta ordinaria: Direzione dei Servizi del Tesoro, Ufficio V, Via Casilina 3, 00182 Roma.

Contatti:

Come posso ottenere l'indennizzo a seguito di una pronuncia di condanna emessa dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, per l'inosservanza dei diritti sanciti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali?

Ha diritto all’indennizzo il ricorrente al quale è riconosciuta l’equa soddisfazione in base al dispositivo della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Una volta ottenuto il riconoscimento all’equa riparazione, non occorre presentare un’apposita istanza, poiché il provvedimento del giudice costituisce il titolo esecutivo.
Le sentenze possono in particolare prevedere l’obbligo di corrispondere delle somme a titolo di:

  • danno materiale
  • danno morale
  • spese e competenze.

Il dispositivo della sentenza prevede, inoltre, l’obbligo di corrispondere gli interessi moratori nel caso di ritardato pagamento (oltre tre mesi dalla data in cui la sentenza è divenuta definitiva). Il controllo sull’esecuzione delle sentenze della Corte è affidato al Comitato dei Ministri con sede a Strasburgo.

Qual è l’ufficio competente per richiedere l’indennizzo?

La Direzione dei servizi del tesoro provvede all’emissione di ordini di pagamento a seguito di pronunce di condanna emesse dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, in attuazione dell’art. 1, comma 1225, della legge 296/2006 (Legge finanziaria 2007).

Quale documentazione occorre produrre per ottenere il pagamento?

Per procedere al pagamento è necessaria la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che viene comunicata alle parti dalla Rappresentanza permanente d’Italia tramite posta elettronica certificata.
Il procedimento ha inizio dalla data in cui la sentenza diviene definitiva ai sensi dell’art. 44 della Convenzione europea e deve essere concluso nei 90 giorni successivi. La data in cui la sentenza è divenuta definitiva è indicata all’ufficio X dalla Rappresentanza e poi comunicata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi legge n. 12 del 2006 (Disposizioni in materia di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo) e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° febbraio 2007.

Contatti

A chi posso richiedere l'indennizzo derivante dalla violazione del termine ragionevole di durata del processo (c.d. legge Pinto)?

L’Ufficio X della Direzione dei Servizi del Tesoro è competente ai sensi della L. 89/2001 (c.d. legge Pinto) all’emissione di ordini di pagamento conseguenti a decreti di condanna di Corti d’appello e sentenze di Corte di Cassazione per violazione del termine ragionevole di durata dei processi instaurati presso i TAR, il Consiglio di Stato, il Consiglio per la giustizia amministrativa per la Regione Siciliana e le Sezioni giurisdizionali della Corte dei conti.

In questi casi, il Ministero dell'economia e delle finanze procede ai pagamenti degli indennizzi in caso di pronunce emesse nei suoi confronti e nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 55 del D.L. 83/2012, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 di interpretazione autentica dell'art. 1, comma 1225, della L. 27 dicembre 2006, n. 296) mentre il Ministero della Giustizia è competente alla liquidazione per violazione del termine di ragionevole durata di procedimenti del giudice ordinario.

L'Ufficio IX della Direzione dei Servizi del Tesoro è competente per gli analoghi procedimenti instaurati innanzi alle Commissioni tributarie.

Per entrambi i procedimenti è possibile inviare le richieste e/o la documentazione alla Direzione dei Servizi del Tesoro - via Casilina, 3, 00182 Roma, o all’indirizzo di posta certificata della Direzione (dcst.dag@pec.mef.gov.it) utilizzando imoduli R/1-bis Ufficio IX oppure R/1-bis Ufficio X, secondo la ripartizione delle competenze sopra indicata.

Documentazione necessaria per ottenere il pagamento

Ai fini dell’emissione degli ordini di pagamento occorre produrre agli uffici i seguenti documenti:

  • fotocopia di un documento d’identità in corso di validità del ricorrente e del procuratore, se distrattario delle spese legali;
  • fotocopia della tessera sanitaria/codice fiscale del ricorrente e del procuratore, se distrattario delle spese legali;
  • comunicazione delle modalità di pagamento prescelte utilizzando il modello Mod. R/1-bis Uff. X (PDF, 314 Kb) oppure Mod. R/1-bis Uff. IX (PDF, 314 Kb) a seconda dell'Ufficio competente ai sensi dell’ art. 5 sexies della legge 24 marzo 2001, n. 89 come modificata dall’art. 1, co. 777 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208

In caso di eredi del ricorrente occorre produrre agli uffici i seguenti documenti:

  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà come da modello DSAN eredi (PDF, 288 Kb);
  • fotocopia di un documento d’identità in corso di validità del ricorrente e del procuratore, se distrattario delle spese legali;
  • fotocopia della tessera sanitaria/codice fiscale del ricorrente e del procuratore, se distrattario delle spese legali;
  • comunicazione delle modalità di pagamento prescelte utilizzando il modello Mod. R/1-bis Uff. X (PDF, 314 Kb)  oppure Mod. R/1-bis Uff. IX (PDF, 314 Kb) a seconda dell'Ufficio competente ai sensi dell’ art. 5 sexies della legge 24 marzo 2001, n. 89 come modificata dall’art. 1, co. 777 della Legge 28 dicembre 2015, n. 208.

La richiesta di pagamento deve essere presentata utilizzando i seguenti moduli, a seconda dell’ufficio competente:

Il beneficiario deve poi indicare la modalità di pagamento preferita:

  • accreditamento in conto corrente bancario o postale
  • vaglia cambiario della Banca d’Italia non trasferibile intestato al creditore medesimo, solo se di importo non superiore a 1.000 euro.

La documentazione potrà essere trasmessa via PEC all’indirizzo di posta certificata della Direzione dcst.dag@pec.mef.gov.it oppure a mezzo posta ordinaria indicando nell’oggetto:

  • ”ISTRUTTORIA”
  • nominativo della parte ricorrente
  • R.G. (numero e anno) del decreto di condanna di Corte d’Appello e/o della sentenza di Corte di Cassazione
  • data di emissione del decreto/sentenza

Contatti

Per i procedimenti instaurati innanzi alle Commissioni tributarie:

Le informazioni possono essere richieste

  • telefonicamente al numero URP 06.4761.5580;
  • via PEC all’indirizzo di posta certificata della Direzione dcst.dag@pec.mef.gov.it;
  • a mezzo posta ordinaria;
  • via fax 

Al fine di una rapida identificazione della pratica dovranno essere indicati:

  • “RICHIESTA INFORMAZIONI”;
  • nominativo della parte ricorrente;
  • R.G. (numero e anno) del decreto di condanna di Corte d’Appello e/o della sentenza di Corte di Cassazione;
  • data di emissione del decreto/sentenza.

È possibile richiedere un indennizzo per danni causati da vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati?

In base alle leggi n. 210/1992 (vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati), n. 229/2005 (riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla L. 210/1992) e n. 244/2007 (sindrome da talidomide) è previsto un indennizzo, posto a carico dello Stato, per coloro che abbiano riportato gravi danni in conseguenza di determinati trattamenti sanitari ai quali si siano sottoposti.

I benefici economici sono erogati a prescindere dal reddito del richiedente, sono esenti dalle imposte sui redditi e sono cumulabili con altre eventuali provvidenze economiche percepite a qualsiasi titolo.

Indennizzo derivante dalla Legge n. 210/1992 (vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati)?

L'indennizzo consiste in un assegno composto da una somma determinata nella misura stabilita dalla tabella B allegata alla legge 177/76, cumulabile con qualsiasi altro emolumento percepito, e da una somma corrispondente all'importo dell'indennità integrativa speciale di cui alla legge 324/59.
L'indennizzo si compone quindi di due parti: la prima rappresenta il vero e proprio indennizzo mentre la seconda, detta appunto indennità integrativa speciale (IIS), integra la prima.
La Corte costituzionale con sentenza n. 293 del 7.11.2011 (che ha dichiarato illegittimo l'art. 11, commi 13 e 14, del D.L. 78/2010 convertito dalla L. 122/2010), ha stabilito che l’importo dell’indennizzo di cui alla Legge 210/1992, deve essere rivalutato nella sua interezza e, dunque, anche con riferimento all'indennità integrativa speciale.

I Soggetti interessati al riconoscimento dell’indennizzo dovranno inoltrare la domanda al competente Ministero della salute.
Al pagamento dell’indennizzo provvede la Direzione dei Servizi del Tesoro - Ufficio V in applicazione di uno specifico provvedimento di riconoscimento del diritto emesso emanato dal Ministero della Salute.

Il DPCM 26 maggio 2000 ha previsto, tra l'altro, a decorrere dall’anno 2001, l’attribuzione delle competenze in materia di indennizzi alle Regioni a statuto ordinario; le competenze in materia di indennizzi per le Regioni a statuto speciale sono rimaste di competenza statale. Pertanto per coloro che risiedono nelle Regioni a statuto speciale il Ministero della Salute provvede al completamento della procedura amministrativa di riconoscimento del diritto all’indennizzo e all’adozione del relativo provvedimento di liquidazione delle somme dovute. In base all’accordo raggiunto in Conferenza Stato-Regioni l’8 agosto 2001, al Ministero della salute spetta anche la gestione degli indennizzi già concessi al momento del trasferimento delle funzioni alle Regioni a statuto ordinario.
L'Ufficio V provvede al pagamento delle singole rate che viene effettuato con cadenza bimestrale posticipata.

Modulistica

Per assicurare la regolarità e la correttezza dei pagamenti si rendono disponibili i seguenti moduli:

Inoltro domanda

La modulistica, sottoscritta dall’interessato e corredata da copia di documento di identità in corso di validità, deve essere inoltrata all’ufficio V utilizzando uno solo dei seguenti canali:

  • fax: 0647611385 per la trasmissione delle autocertificazioni di esistenza in vita;
  • fax:0647615456  per la trasmissione degli altri moduli;
  • posta certificata: dcst.dag@pec.mef.gov.it;
  • Posta ordinaria: Direzione dei Servizi del Tesoro, Ufficio V, via Casilina 3, 00182 Roma.

In cosa consiste l'indennizzo derivante dalla Legge n. 229/2005 (riconoscimento di indennizzo aggiuntivo per i danneggiati da complicanze di tipo irreversibile causate da vaccinazioni obbligatorie di cui alla L. 210/1992)?

La legge 29/10/2005 n. 229 dispone che ai soggetti di cui all'articolo 1, comma 1, della Legge n. 210/1992, sia riconosciuto, in relazione alla categoria già loro assegnata dalla competente commissione medico-ospedaliera un ulteriore indennizzo che viene corrisposto nelle modalità di seguito indicate:

  • soggetto capace di intendere e di volere che non beneficia di assistenza prevalente e continuativa - l'indennizzo viene corrisposto integralmente al danneggiato;
  • soggetto capace di intendere e di volere che beneficia di assistenza prevalente e continuativa - l'indennizzo viene corrisposto per il 50% al danneggiato e per il restante 50% ai congiunti che prestano assistenza;
  • soggetto minore di età o incapace di intendere e di volere che  beneficia di assistenza prevalente e continuativa -  l'indennizzo viene corrisposto integralmente ai congiunti conviventi che prestano assistenza. Ai sensi dell'art. 5, comma 5, del D.M. 6 ottobre 2006, con il termine "conviventi" si intendono coloro che dall'anagrafe comunale risultano iscritti nello stesso stato di famiglia. 

I soggetti interessati al riconoscimento dell'indennizzo devono inoltrare domanda al Ministero della Salute.

Al pagamento dell'indennizzo provvede l'Ufficio  V della Direzione dei Servizi del Tesoro, in applicazione di specifico provvedimento  di riconoscimento del diritto emesso dal Ministero della Salute.
Il pagamento delle singole rate viene effettuato con cadenza mensile posticipata.

Modulistica

Per assicurare la regolarità e la correttezza dei pagamenti si rendono disponibili i seguenti moduli:

Inoltro domanda

La modulistica, sottoscritta dall'interessato e corredata da copia di documento di identità in corso di validità, deve essere inoltrata all'ufficio V utilizzando uno e uno solo dei seguenti canali:

  • fax:  0647618994;
  • posta certificata: dcst.dag@pec.mef.gov.it;
  • posta ordinaria: Direzione dei Servizi del Tesoro, Ufficio V, via Casilina 3, 00182 Roma.

In cosa consiste l'indennizzo derivante dalla Legge n. 224/2007 (sindrome da talidomide)?

L'indennizzo consiste in un assegno mensile vitalizio a favore dei soggetti affetti da sindrome da talidomide nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e micromelia, nati dal 1959 al 1965.
I Soggetti interessati al riconoscimento dell’indennizzo dovranno  inoltrare domanda al Ministero della Salute, che, con Decreto Ministeriale n.163 del 2 ottobre 2009, ha disciplinato le modalità di applicazione della legge.
Al pagamento dell’indennizzo provvede l’Ufficio V della Direzione dei Servizi del Tesoro, in applicazione di specifico provvedimento di riconoscimento del diritto emesso dal Ministero della Salute.

Soggetti che possono richiedere l’indennizzo
Possono richiedere l'indennizzo i seguenti soggetti:

  • soggetto capace di intendere e di volere che non beneficia di assistenza prevalente e continuativa  - l'indennizzo viene corrisposto integralmente al danneggiato;
  • soggetto capace di intendere e di volere che beneficia di assistenza prevalente e continuativa -  l'indennizzo viene corrisposto per il 50% al danneggiato e per il 50% ai congiunti che prestano assistenza
  • soggetto incapace di intendere e di volere che  beneficia di assistenza prevalente e continuativa -  l'indennizzo viene corrisposto integralmente ai congiunti conviventi che prestano assistenza.

Il pagamento delle singole rate viene effettuato con cadenza mensile posticipata con cadenza mensile posticipata.

Modulistica

Per assicurare la regolarità e la correttezza dei pagamenti si rendono disponibili i seguenti moduli:  

Inoltro domanda
La modulistica, sottoscritta dall’interessato e corredata da copia di documento di identità in corso di validità, deve essere inoltrata all’Ufficio V utilizzando uno dei seguenti canali:

  • fax:  06.47618994;
  • posta certificata: dcst.dag@pec.mef.gov.it;
  • posta ordinaria: Direzione dei Servizi del Tesoro, Ufficio V, via Casilina 3, 00182 Roma.

Per informazioni e richieste di chiarimento:
Ufficio V e-mail: uff5dst.dag@tesoro.it
telefono: 0647615370

Chi può richiedere l'indennizzo per ingiusta detenzione?

Può richiedere l'indennizzo per ingiusta detenzione:

  • chi è stato sottoposto a custodia cautelare e, successivamente, è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, se non ha concorso a darvi causa per dolo o colpa grave;
  • chi é stato sottoposto a custodia cautelare e, successivamente, è stato prosciolto per qualsiasi causa quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli articoli 273 e 280 del codice di procedura penale;
  • chi è stato condannato e nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia cautelare quando, con decisione irrevocabile, risulti accertato che il provvedimento di custodia cautelare è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 e 280 del codice di procedura penale;
  • chi è stato sottoposto a custodia cautelare e, successivamente, a suo favore sia stato pronunciato un provvedimento di archiviazione o una sentenza di non luogo a procedere;
  • chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, per la detenzione subita a causa di arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, entro gli stessi limiti stabiliti per custodia cautelare;
  • chi è stato prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso del processo sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni per la convalida.

In caso di decesso può richiedere l'indennizzo:

  • il coniuge
  • i discendenti e gli ascendenti
  • i fratelli e le sorelle
  • gli affini entro il 1° grado
  • le persone legate da vincoli di adozione con quella deceduta.

L'indennizzo, previsto ai sensi degli artt. 314 e 315 del codice di procedura penale, consiste nel pagamento di una somma di denaro che non può eccedere l'importo di € 516.456,00.

La riparazione non ha carattere risarcitorio, ma di indennizzo e perciò viene determinata dal giudice in via equitativa.

Modalità di presentazione della domanda

La domanda deve essere presentata personalmente dall'interessato oppure a mezzo di procuratore speciale presso la Cancelleria della Corte d'Appello del distretto giudiziario in cui è stata pronunciata la sentenza o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento.

Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, la domanda deve essere proposta presso la cancelleria della Corte d'Appello che ha emesso il provvedimento impugnato.

Il termine di presentazione è di due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è divenuta irrevocabile, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta inoppugnabile o il provvedimento di archiviazione è stato notificato alla persona nei cui confronti è stato pronunciato.

L'autorizzazione al pagamento è rilasciata dall'Ufficio IX Direzione dei servizi del tesoro, in via Casilina n.3, 00182 Roma.

L'Ufficio acquisisce

  • d'ufficio: copia autentica dell'ordinanza munita dell'attestazione di irrevocabilità, rilasciata dalla competente cancelleria della Corte d'Appello, che liquida l'indennità pecuniaria; attestazione della registrazione delle spese prenotate a debito rilasciata dall'Agenzia delle Entrate.
  • dal creditore: fotocopia di un documento d'identità del creditore, in corso di validità; fotocopia del codice fiscale; comunicazione delle modalità di pagamento prescelte utilizzando il seguente modello (PDF - 41 KB)

Il termine massimo di definizione del procedimento di autorizzazione è fissato in 120 giorni dalla data di notifica dell'ordinanza, munita della formula esecutiva all'Ufficio erogatore.

L'Ufficio IX, prima di procedere al pagamento della somma dovuta, per i pagamenti superiori ad € 10.000,00, accerta lo stato di non inadempienza del beneficiario, mediante richiesta effettuata ai sensi dell'art. 48 bis del D. P. R. 602/73 e del D. M. 18 gennaio 2008 n. 40, in vigore dal 29 marzo 2008.

L'ordine di pagamento è emesso, secondo le modalità prescelte dal creditore, utilizzando il seguente modello (PDF - 41 KB) entro 60 giorni dalla data di conclusione del procedimento di autorizzazione.

Modalità di pagamento

Per somme fino ad € 999,99 il pagamento può avvenire con le seguenti modalità:

  • accreditamento in conto corrente bancario
  • accreditamento in conto corrente postale;
  • in contante;
  • mediante vaglia cambiario della Banca d'Italia, non trasferibile, intestato al creditore medesimo.

Il pagamento può essere effettuato anche a favore di persona diversa dal creditore su presentazione di idonea procura speciale all'incasso da effettuarsi solo mediante pagamento in contante per importi non superiori ad € 999,99.

La modalità di pagamento prescelta deve essere comunicata all'Uff. IX – Direzione dei servizi del tesoro utilizzando il seguente modello (PDF - 41 KB).

Per le somme superiori ad € 999,99 il pagamento può avvenire con le seguenti modalità:

  • accreditamento in conto corrente bancario;
  • accreditamento in conto corrente postale;
  • mediante vaglia cambiario della Banca d'Italia, non trasferibile, intestato al creditore medesimo.

Il pagamento non può essere effettuato tramite procura speciale all'incasso.

La modalità di pagamento prescelta deve essere comunicata all'Ufficio utilizzando l'apposito modello (PDF - 41 KB).

Pagamento all'estero

Se il creditore si trova all'estero può chiedere di riscuotere mediante pagamento su conto corrente bancario a lui intestato. In questo caso il creditore dovrà indicare l'esatto luogo di residenza/domicilio ed il pagamento avverrà per il tramite dell'istituto di credito più vicino al luogo di residenza/domicilio del creditore.

Pagamento presso l'istituto di reclusione

Nel caso in cui il creditore si trovi in stato di detenzione per cause diverse da quelle che hanno originato la riparazione per ingiusta detenzione o per errore giudiziario, potrà incassare la somma spettante con una delle seguenti modalità:

  • commutazione del titolo di spesa in vaglia cambiario, non trasferibile, della Banca d'Italia, intestato al creditore indicando con esattezza l'indirizzo della Casa circondariale presso la quale è recluso(città, via, numero civico, cap.). Il vaglia cambiario verrà recapitato dalla locale sezione di Tesoreria provinciale dello Stato direttamente alla direzione della casa circondariale;
  • accreditamento su conto corrente bancario;
  • accreditamento in conto corrente postale.

Pagamento in favore degli eredi del creditore

In presenza di testamento l'erede deve presentare all'Ufficio una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, autenticata da un notaio o da un pubblico ufficiale, dalla quale risulti:

  • la data e il luogo del decesso del creditore;
  • gli estremi dell'ultimo testamento;
  • che il testamento non sia stato impugnato;
  • se vi siano anche eredi legittimi o riservatari, oltre agli eredi indicati nel testamento;
  • le generalità complete di ciascun erede;
  • il luogo di residenza di ogni erede ovvero l'elezione di domicilio presso terzi;
  • il codice fiscale di ogni erede.

In assenza di testamento l'erede deve presentare all'Ufficio una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà autenticata da un notaio o da un pubblico ufficiale, dalla quale risulti:

  • la data e il luogo del decesso del creditore;
  • la non esistenza di alcun testamento;
  • l'indicazione di tutti i soggetti cui è devoluta per legge la successione;
  • le generalità complete di ciascun erede;
  • il luogo di residenza di ogni erede ovvero l'elezione di domicilio presso terzi;
  • il codice fiscale di ogni erede.

Qualora tra gli eredi ci sia il coniuge, nella dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà deve, inoltre, essere dichiarato che:

  • non è stata pronunciata sentenza di separazione personale per colpa;
  • non è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Qualora tra gli eredi vi siano minori di età o incapaci, la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà deve, inoltre, contenere: l'indicazione del legale rappresentante. In questo caso deve essere, inoltre, presentata l'autorizzazione del giudice tutelare.

Contatti

  • Dirigente: dott. Guido SANTACROCE - tel. 06.4761.5210
    PEC: dcst.dag@pec.mef.gov.it
  • Responsabile del Settore: Grazia LOFARO - tel. 06.4761.5451

Ricevimento del pubblico:

  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

Nel caso si sia subito un errore giudiziario è possibile richiedere un risarcimento?

Sì, ne ha diritto chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpo grave all'errore giudiziario e in caso di suo decesso:

  • il coniuge;
  • i discendenti e gli ascendenti;
  • i fratelli e le sorelle;
  • gli affini entro il primo grado;
  • le persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta.

Modalità di presentazione della domanda

La domanda deve essere presentata:

  • presso la Cancelleria della Corte d'Appello che ha pronunciato la sentenza;
  • personalmente dall'interessato o a mezzo di procuratore speciale;
  • entro due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione, a pena di inammissibilità.

La riparazione pecuniaria per errore giudiziario, regolamentata dagli artt. 643 e seguenti del codice di procedura penale, consiste nel pagamento di una somma di denaro o nella costituzione di una rendita vitalizia. Non ha carattere risarcitorio ed è commisurata alla durata della pena ed alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna.

Procedura di pagamento
L'autorizzazione al pagamento è rilasciata dall’ Ufficio IX – Direzione dei Servizi del Tesoro –  in via Casilina n. 3, 00182  Roma.

Per autorizzare il pagamento, il suddetto Ufficio acquisisce

  • d'ufficio: copia autentica dell'ordinanza munita dell’attestazione di irrevocabilità, rilasciata dalla competente cancelleria della Corte d'Appello, che liquida l'indennità pecuniaria; attestazione della registrazione delle spese prenotate a debito rilasciata dall’Agenzia delle Entrate.
  • dal creditore: fotocopia di un documento d'identità del creditore in corso di validità; fotocopia del codice fiscale; comunicazione delle modalità di pagamento prescelte utilizzando il seguente modello (PDF - 41 KB).

Il termine massimo di definizione del procedimento di autorizzazione è fissato in 120 giorni dalla data di notifica dell’ordinanza, munita della formula esecutiva, all’Ufficio.

L’Ufficio IX, prima di procedere al pagamento della somma dovuta, accerta l'assenza di inadempimenti ad obblighi di pagamento del beneficiario mediante richiesta effettuata ai sensi dell’art. 48 bis del D.P.R. 602/73.
L’ordine di pagamento è emesso, secondo le modalità prescelte dal creditore, utilizzando questo modello (PDF - 41 KB), entro 60 giorni dalla data di conclusione del procedimento di autorizzazione.

Modalità di pagamento
Per l'incasso di somme fino ad € 999,99 il pagamento può avvenire con le seguenti modalità:

  • accreditamento in conto corrente bancario;
  • accreditamento in conto corrente postale;
  • in contante;
  • mediante vaglia cambiario della Banca d'Italia, non trasferibile, intestato al creditore medesimo.

Il pagamento può essere effettuato anche a favore di persona diversa dal creditore su presentazione di idonea procura speciale all'incasso da effettuarsi solo mediante pagamento in contante e pertanto ai sensi dell’art. 49 D.Lgs. 231/2007, come modificato dall’art 12 c.1  D.L. 6/12/2011, n. 201, esclusivamente per importi non superiori ad € 999,99.
La modalità di pagamento prescelta deve essere comunicata all’Uff. IX – Direzione dei Servizi del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze utilizzando il seguente modello (PDF- 41 KB).

Per le somme superiori ad € 999,99 il pagamento può avvenire con le seguenti modalità:

  • accreditamento in conto corrente bancario;
  • accreditamento in conto corrente postale;
  • mediante vaglia cambiario della Banca d'Italia, non trasferibile, intestato al creditore medesimo.

Il pagamento non può essere effettuato tramite procura speciale all’incasso.
La modalità di pagamento prescelta deve essere comunicata al suddetto Ufficio di Via Casilina, 3 00182 Roma utilizzando il seguente modello (PDF- 41 KB).

Pagamento all'estero
Se il creditore si trova all'estero può chiedere di riscuotere mediante pagamento su conto corrente bancario a lui intestato. In questo caso il creditore dovrà indicare l'esatto luogo di residenza/domicilio ed il pagamento avverrà per il tramite dell'istituto di credito più vicino al luogo di residenza/domicilio del creditore.

Pagamento presso l'istituto di reclusione
Nel caso in cui il creditore si trovi in stato di detenzione per cause diverse da quelle che hanno originato la riparazione per ingiusta detenzione o per errore giudiziario potrà incassare la somma spettante con una delle seguenti modalità:

  • commutazione del titolo di spesa in vaglia cambiario, non trasferibile, della Banca d'Italia, intestato al creditore. In questo caso si dovrà indicare con esattezza l'indirizzo della Casa circondariale presso la quale è recluso il creditore (città, via, numero civico, cap.) il vaglia cambiario verrà recapitato dalla locale sezione di Tesoreria provinciale dello Stato, presso la Banca d'Italia, direttamente alla direzione della casa circondariale;
  • accreditamento su conto corrente bancario;
  • accreditamento in conto corrente postale.

Pagamento in favore degli eredi del creditore
In presenza di testamento l'erede deve presentare al Ministero dell’Economia e delle Finanze, la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, autenticata da un notaio o da un pubblico ufficiale, dalla quale risulti:

  • la data e il luogo del decesso del creditore;
  • gli estremi dell'ultimo testamento;
  • che il testamento non sia stato impugnato;
  • se vi siano anche eredi legittimi o riservatari, oltre agli eredi indicati nel testamento;
  • le generalità complete di ciascun erede;
  • il luogo di residenza di ogni erede ovvero l'elezione di domicilio presso terzi;
  • il codice fiscale di ogni erede.

In assenza di testamento l'erede deve presentare al Ministero dell’Economia e delle Finanze, dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà autenticata da un notaio o da un pubblico ufficiale, dalla quale risulti:

  • la data e il luogo del decesso del creditore;
  • la non esistenza di alcun testamento;
  • l'indicazione di tutti i soggetti cui è devoluta per legge la successione;
  • le generalità complete di ciascun erede;  
  • il luogo di residenza di ogni erede ovvero l'elezione di domicilio presso terzi;
  • il codice fiscale di ogni erede.

Qualora tra gli eredi ci sia il coniuge, nella dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà deve, inoltre, essere dichiarato che:

  • non è stata pronunciata sentenza di separazione personale per colpa;
  • non è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Qualora tra gli eredi vi siano minori di età o incapaci la dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà deve, inoltre, contenere:

  • l'indicazione del legale rappresentante;
  • deve essere, inoltre, presentata l'autorizzazione del giudice tutelare.

Contatti
Dirigente: dott. Guido SANTACROCE - tel. 06.4761.5210
PEC: dcst.dag@pec.mef.gov.it
Responsabile del Settore: Grazia LOFARO - tel. 06.4761.5451
Ricevimento del pubblico:
dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

Come può il professionista richiedere il rimborso per gli onorari di gratuito patrocinio dinanzi alle Commissioni Tributarie?

L'autorizzazione al pagamento degli onorari di gratuito patrocinio dinanzi alle Commissioni tributarie è rilasciata dall'Ufficio IX della Direzione dei servizi del tesoro del Ministero dell'Economia e delle Finanze, via Casilina n. 3, 00182 Roma.


Per autorizzare il pagamento degli onorari di gratuito patrocinio, l'Ufficio deve acquisire:

  • copia autentica dell'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale o Regionale e del decreto di liquidazione degli onorari - rilasciati dalle competenti Commissioni Tributarie Provinciali o Regionali;
  • i dati anagrafici e fiscali del professionista che ha prestato la propria attività a spese dello Stato, indicando le modalità di pagamento (per gli accrediti in conto corrente bancario o postale è necessario comunicare il codice Iban). Nel caso in cui il professionista aderisca ad uno dei regimi fiscali agevolati è necessario darne comunicazione all'Ufficio.

Contatti

Ricevimento del pubblico:
dal lunedì al venerdì dalle ore 10,00 alle ore 12,00.

Esiste una banca dati on-line del contenzioso tributario?

È possibile consultare on-line la banca dati del contenzioso tributario per informazioni sui ricorsi depositati presso le Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali.

L'accesso è consentito ai seguenti soggetti:

E' possibile consultare i testi delle biblioteche del Mef?

E’ possibile effettuare una ricerca di libri nel catalogo bibliografico del MEF, indicando una, o più di una, delle seguenti informazioni: autore, titolo, argomento, classificazione codice ISBN o ISSN.
Catalogo bibliografico del MEF
Orari
Le Biblioteche del Palazzo osservano il seguente orario di apertura:
dalle ore 9:00 alle ore 13:30 e dalle 15:00 alle 17:00 dal lunedì al giovedì;
dalle ore 9:00 alle ore 13:00 il venerdì.

Sedi e contatti
Ciascuno dei quattro dipartimenti del MEF è dotato di una biblioteca.
Presso il Palazzo delle Finanze, via XX Settembre, 97 - 00187 Roma, sono ospitate:

In via Casilina, 3 - 00182 Roma, è ospitata:

In via dei Normanni 5 - 00184 Roma, sono ospitate:

Come posso esercitare il diritto di accesso ai documenti conservati dal MEF?

In base al decreto ministeriale del 5 gennaio 2012, le richieste possono essere presentate all'Ufficio competente a formare il documento o a detenerlo stabilmente, ovvero all'Ufficio per le relazioni con il pubblico (URP - urp@tesoro.it).
Gli allegati al decreto prevedono un modello che gli interessati possono utilizzare per le richieste di accesso ed i costi eventualmente da sostenere per ottenere copia dei documenti.

Quali sono i presupposti per richiedere il pagamento di spese di lite o arbitraggio?

Per "spese di lite e arbitraggio" si intende il pagamento di somme conseguenti ad una condanna a carico del Ministero dell'economia e delle finanze. Il procedimento non si attiva su istanza di parte, ma a seguito di notifica di sentenza, ordinanza, decreto ingiuntivo. L'autorizzazione al pagamento è rilasciata dall'ufficio IX - Direzione dei servizi del tesoro, via Casilina 1/3, 00182 Roma.

L'ufficio acquisisce dal creditore, dopo l'avvenuta notifica del provvedimento giurisdizionale, i dati anagrafici, fiscali e le modalità di pagamento dallo stesso prescelte.

Per il solo pagamento delle spese di lite il creditore potrà delegare alla riscossione il proprio difensore dietro presentazione di apposita delega corredata della fotocopia del documento d'identità del delegante comunicando inoltre i dati anagrafici e fiscali del delegato.

Il termine massimo di definizione del procedimento di autorizzazione è fissato in 120 gg dalla data della notifica del provvedimento giurisdizionale.

L'ufficio, prima di procedere al pagamento della somma dovuta, per i pagamenti superiori ad € 10.000,00, accerta l'assenza di cause ostative mediante richiesta effettuata ai sensi dell'art.48 bis del D.P.R. 602/73 e del D.M. 18 gennaio 2008 n.40.

L'ordine di pagamento è emesso, secondo le modalità prescelte dal creditore, entro 60 gg. dalla data di conclusione del procedimento di autorizzazione. 

Modalità di pagamento
Per l'incasso di somme fino ad euro 999,99 il pagamento può avvenire con le seguenti modalità:

  • accreditamento in conto corrente bancario
  • accreditamento in conto corrente postale
  • in contante
  • mediante vaglia cambiario della Banca d'Italia, non trasferibile, intestato al creditore medesimo.

La modalità di pagamento prescelta deve essere comunicata all'ufficio IX –Direzione dei servizi del tesoro del Ministero dell'economia e delle finanze.

Per le somme superiori ad euro 999,99 il pagamento può avvenire con le seguenti modalità:

  • accreditamento in conto corrente bancario
  • accreditamento in conto corrente postale
  • mediante vaglia cambiario della Banca d'Italia, non trasferibile, intestato al creditore medesimo.

Pagamento all'estero
Se il creditore si trova all'estero, in Paesi dell'area euro, può chiedere di riscuotere mediante pagamento su conto corrente bancario o postale intestato al creditore.
I pagamenti al di fuori dell'area euro e quelli in valuta diversa dall'euro sono effettuati dalla Banca d' Italia. 

Contatti

  • Dirigente: Dott. Guido SANTACROCE  tel. 06/4761.5210
  • Referenti del settore: Dott.ssa Rita TESTA tel. 06/4761.5374
    Sig.ra Annarita IPPOLITI tel. 06/4761.5491
  • Ricevimento del pubblico:
    dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

E' possibile per una Pubblica amministrazione recuperare le spese di giustizia?

Dal 1° gennaio 2010 l' Ufficio IX della Direzione dei servizi del tesoro provvede al recupero delle spese di giustizia, in particolare al recupero:

  • delle spese prenotate a debito e anticipate dall'erario, insieme alle altre spese anticipate, in caso di condanna dell'altra parte alla rifusione delle spese di giudizio in favore dell'Amministrazione (art.158, comma 3, d.P.R.115/2002);
  • dell'imposta di registro della sentenza in caso di compensazione delle spese di giudizio (art.159, comma 1, d.P.R. 115/2002).

 

Per attivare la procedura di recupero, l'Ufficio deve acquisire:

  • il foglio notizie, relativo al provvedimento giurisdizionale in cui è parte l'Amministrazione, trasmesso dalla Cancelleria dell'Organo Giurisdizionale dinanzi al quale si è svolta la causa;
  • i dati anagrafici e l'indirizzo di residenza della parte alla quale chiedere il recupero delle spese di giustizia. 

Il termine per la riscossione bonaria di quanto richiesto a titolo di spese di giustizia è di 60 giorni, che decorrono dal giorno in cui la raccomandata è stata ricevuta. Oltre il predetto termine viene attivata la procedura di recupero tramite Equitalia.

Contatti

Ricevimento del pubblico:

  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

Come dipendente della Pubblica Amministrazione dove posso consultare online il cedolino dello stipendio?

Il servizio NoiPA rende disponibile il cedolino e gli altri documenti contabili correlati (CUD, Mod. 730) in formato elettronico a tutti i dipendenti, anche a quelli che non siano in possesso di casella di posta elettronica istituzionale o che si trovino dislocati fuori sede.

Per chiarimenti e informazioni su tutti i servizi rivolti agli utenti NoiPA è possibile richiedere assistenza attraverso la compilazione del modulo online Collegamento a sito esterno. Per alcune tipologie di servizio è disponibile il numero verde 800.991.990 dal Lunedì al Venerdì dalle 8.00 alle 18.00.

E' possibile richiedere la pensione di reversibilità di una pensione di guerra?

La pensione di reversibilità spetta:

Occorre presentare apposita domanda alla Ragioneria territoriale dello Stato competente. La domanda deve essere presentata entro cinque anni dalla data di insorgenza del diritto. Trascorso tale periodo il diritto è prescritto. Se la domanda non viene presentata direttamente allo sportello o tramite posta elettronica certificata, ma per mezzo di raccomandata AR o fax, è indispensabile anche allegare la fotocopia di un documento di identità valido del richiedente.

Le pensioni di guerra indirette o di reversibilità possono essere revocate perché vengono meno le condizioni economiche (reddito) previste dalla legge o perché viene meno il requisito dell’inabilità a proficuo lavoro. Per chiedere il ripristino di questi trattamenti pensionistici gli interessati devono:

A seguito della domanda di ripristino, la Ragioneria territoriale dello Stato verificherà, la sussistenza di tutti i requisiti, compreso, se previsto, quello concernente l’inabilità a proficuo lavoro – da accertare attraverso la Commissione competente per territorio.

Informazioni e approfondimenti: http://www.dag.mef.gov.it/pensioni Collegamento a sito esterno

Cosa occorre fare in caso di decesso del titolare di una pensione di guerra?

Occorre inviare alla Ragioneria territoriale dello Stato Collegamento a sito esterno competente, tramite fax o tramite posta elettronica certificata, una dichiarazione di decesso, compilando il modulo Pensioni di guerra - Dichiarazione di decesso (DOC, 23 Kb) Collegamento a sito esterno e accompagnandola con la fotocopia di un documento di identità valido del dichiarante.

La Ragioneria territoriale dello Stato competente provvederà ad interrompere il flusso dei pagamenti della pensione.

Vorrei avere informazioni sulla domanda di rimborso del condono edilizio. Chi devo contattare?

Il ministero dell'Economia e delle Finanze è competente solo per i rimborsi sul condono di cui alla legge n.326/2003. Per i rimborsi relativi ai condoni di cui alla legge n. 47/1985 e n.724/1994 le domande devono essere indirizzate all'Agenzia delle Entrate dove è situato l'immobile oggetto del condono.

L'art. 32 del D.L. 30.09.2003, n. 269 (PDF, 71 Kb) Collegamento a sito esterno, convertito con modificazioni, dalla legge 24.11.2003, n. 326 ha disciplinato la concessione in sanatoria degli abusi edilizi prevedendo che, nei casi consentiti, l’abuso potesse essere sanato previa domanda e versamento di una somma di denaro a titolo di oblazione calcolata in via presuntiva sulle tabelle allegate alla legge. Lo stesso articolo ha previsto il rimborso agli interessati delle somme non dovute e versate allo Stato a titolo di oblazione, ivi comprese quelle relative alla restituzione ai Comuni del 50% delle somme versate a conguaglio per oblazione.
A decorrere dal 1° marzo 2013 la competenza alla trattazione delle istanze di rimborso delle somme non dovute a titolo di oblazione è stata demandata al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le domande di rimborso, quindi, vanno inoltrate, a mezzo raccomandata, al Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi - Direzione dei servizi del tesoro - Ufficio II - Via Casilina, 3 – 00182 Roma. Alla trattazione delle istanze presentate entro il 28 febbraio 2013 provvederà il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, secondo le modalità già previste.

Il termine per la conclusione del procedimento amministrativo, stabilito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è di 180 giorni. Entro tale termine la Direzione dei servizi del tesoro provvede, nei casi di accoglimento dell’istanza, ad autorizzare la Ragioneria territoriale dello Stato nel cui ambito di competenza è ubicato l’immobile oggetto della domanda di sanatoria, al pagamento delle somme dovute e, in caso di rigetto, a darne comunicazione all’interessato.

Nel caso in cui l’amministrazione richieda all’interessato eventuale documentazione mancante, il termine è sospeso fino all’acquisizione della documentazione stessa.

Procedura di rimborso

Documentazione da presentare nella generalità dei casi:

  • domanda in bollo (euro 16,00);
  • originale o copia conforme dei bollettini di versamento effettuato sul c/c 255000;
  • originale o copia conforme dell’attestazione a firma del responsabile del Comune nel quale è stato realizzato l’abuso edilizio modello (PDF, 281 Kb) Collegamento a sito esterno dalla quale risulti:
    • la somma dovuta a titolo di rimborso;
    • gli estremi del permesso di costruire in sanatoria se ottenuto entro il termine del 31/10/2007;
    • gli estremi del permesso di costruire in sanatoria se ottenuto oltre il 31/10/2007 – in tal caso l’attestazione dovrà espressamente precisare se si sia verificato o meno il silenzio accoglimento.

Documentazione da presentare in relazione a casi specifici:

  • Richiesta di rimborso nei casi di procedimenti giurisdizionali
    • domanda in bollo (euro 16,00);
    • originale o copia conforme dei bollettini di versamento effettuato sul c/c 255000;
    • originale o copia conforme dell’attestazione di credito delle somme dovute a titolo di rimborso a firma del responsabile del Comune nel quale è stato realizzato l’abuso edilizio;
    • copia della sentenza dalla quale risulti la data di notifica.
  • Richiesta di rimborso nel caso di rinuncia alla sanatoria con demolizione delle opere abusive
    • domanda in bollo (euro 16,00);
    • originale o copia conforme dei bollettini di versamento effettuato sul c/c 255000;
    • originale o copia conforme dell’attestazione a firma del responsabile del Comune nel quale è stato realizzato l’abuso edilizio modello (PDF - 22,03 KB) dalla quale risulti:
      • la somma dovuta a titolo di rimborso;
      • la data di rinuncia alla sanatoria da parte dell’interessato;
      • l’avvenuta demolizione dell’opera abusiva.
    • dichiarazione sostitutiva di atto notorio (PDF - 22,0 KB) resa ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445/2000 con la quale si dichiari che non vi è stata sentenza penale di estinzione del reato in applicazione dell’art.32, comma 36, della legge 326/2003 che non ci sono procedimenti penali pendenti per l’abuso per il quale si chiede il rimborso e che non sono stati proposti ricorsi amministrativi o giurisdizionali.
  • Richiesta di rimborso nel caso di rinuncia alla sanatoria con demolizione delle opere abusive
    • domanda in bollo (euro 16,00)
    • originale o copia conforme dei bollettini di versamento effettuato sul c/c 255000;
    • originale o copia conforme dell’attestazione a firma del responsabile del Comune nel quale è stato realizzato l’abuso edilizio modello (PDF, 313 Kb) Collegamento a sito esgterno dalla quale risulti:
      • la somma dovuta a titolo di rimborso;
      • la data di notifica del provvedimento di diniego da parte del Comune;
      • l’avvenuta demolizione dell’opera abusiva.
    • dichiarazione sostitutiva di atto notorio (PDF, 728 Kb)Collegamento a sito esterno resa ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445/2000 con la quale si dichiari che non vi è stata sentenza penale di estinzione del reato in applicazione dell’art. 32, comma 36, della legge 326/2003 che non ci sono procedimenti penali pendenti per l’abuso per il quale si chiede il rimborso e che non sono stati proposti ricorsi amministrativi o giurisdizionali.
  • Richiesta di rimborso nel caso di diniego della sanatoria con demolizione delle opere abusive
    • domanda in bollo (euro 16,00)
    • originale o copia conforme dei bollettini di versamento effettuato sul c/c 255000;
    • originale o copia conforme dell’attestazione a firma del responsabile del Comune nel quale è stato realizzato l’abuso edilizio modello (PDF, 195 Kb) Collegamento a sito esgterno dalla quale risulti:
      • la somma dovuta a titolo di rimborso;
      • la data di notifica del provvedimento di diniego da parte del Comune;
      • l’avvenuta demolizione dell’opera abusiva.
    • dichiarazione sostitutiva di atto notorio (PDF, 843 Kb)Collegamento a sito esterno resa ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. n. 445/2000 con la quale si dichiari che non vi è stata sentenza penale di estinzione del reato in applicazione dell’art. 32, comma 36, della legge 326/2003 che non ci sono procedimenti penali pendenti per l’abuso per il quale si chiede il rimborso e che non sono stati proposti ricorsi amministrativi o giurisdizionali.

Eventuali informazioni possono essere richieste:

  • tramite posta elettronica, all’indirizzo: dcst.dag@pec.mef.gov.it;
  • per posta a: Ministero dell’Economia e delle Finanze - Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi - Direzione dei servizi del tesoro - Ufficio II - Via Casilina, 3 – 00182 Roma;
  • all’Ufficio II della Direzione dei servizi del Tesoro - tel. 06.4761.5580-5581-5582 - dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 12,30 e il lunedì e il giovedì dalle ore 15,00 alle 17,00.

Cos’è la certificazione del credito?

Per favorire lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della P.A., i “decreti certificazione” attuano l’obbligo per lo Stato, gli enti pubblici nazionali, le regioni, gli enti locali e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale di certificare, su istanza del creditore, gli eventuali crediti relativi a somme dovute per somministrazioni, forniture e appalti.

Quali crediti possono essere certificati?

L’istanza di certificazione può essere presentata da chiunque, società, impresa individuale o persona fisica, vanti un credito non prescritto, certo, liquido ed esigibile, scaturente da un contratto avente ad oggetto somministrazioni, forniture ed appalti nei confronti di una P.A. Fermo restando il requisito di non prescrizione del credito, le norme non indicano alcun termine entro il quale inoltrare le istanze di certificazione. Non sono in ogni caso certificabili le somme relative a debiti fuori bilancio delle amministrazioni.

A quali amministrazioni o enti si può richiedere la certificazione?

L’istanza di certificazione può essere presentata per i crediti vantati nei confronti di

  • amministrazioni statali, centrali e periferiche;
  • regioni e province autonome;
  • enti locali;
  • enti del Servizio Sanitario Nazionale.

La certificazione non può essere richiesta ai seguenti enti, espressamente esclusi dal testo normativo:

  • enti locali commissariati;
  • enti del Servizio Sanitario Nazionale delle regioni sottoposte a piano di rientro dai disavanzi sanitari, ovvero a programmi operativi di prosecuzione degli stessi, se nell’ambito di detti piani o di detti programmi sono previste operazioni relative al debito.

Non è possibile richiedere la certificazione per i crediti vantati nei confronti di:

  • organi costituzionali e a rilevanza costituzionale;
  • camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni;
  • enti pubblici economici;
  • enti ed organismi di diritto privato;
  • società a partecipazione pubblica.

Dove posso trovare informazioni sulla certificazione dei crediti e del pagamento dei debiti dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni?

Informazioni sulla piattaforma “certificazione crediti” possono essere reperite:

a) Sulla “Raccolta guide Collegamento a sito esterno
b) Nelle “FAQ creditori Collegamento a sito esterno
c) Nelle “FAQ pubblica amministrazione Collegamento a sito esterno

Oppure compilando il form (modulo on line) della “Richiesta di assistenza Collegamento a sito esterno

Il processo di certificazione dei crediti, attivato con DM 22 maggio 2012 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2012, n.143) non prevede una scadenza per la presentazione delle domande e permette alle aziende che ne fanno richiesta di conseguire in tempi determinati per legge un titolo che dia certezza, liquidità ed esigibilità al proprio credito.

Una volta conseguita la certificazione l'azienda potrà utilizzarla per:

  • compensare debiti iscritti a ruolo alla data del 30 aprile 2012 per tributi erariali, regionali o locali, ma anche per quelli nei confronti di INPS o INAIL;
  • per ottenere un'anticipazione bancaria, eventualmente anche assistita dalla garanzia del Fondo Centrale di Garanzia;
  • per cedere il proprio credito sia pro-soluto che pro-solvendo.

Il processo di certificazione è da intendersi procedura parallela a quella attivata con altro provvedimento del 22 maggio 2012, pubblicato sulla medesima Gazzetta Ufficiale, concernente la possibilità di estinguere il credito attraverso Titoli di Stato, che invece prevedeva una scadenza recentemente prorogata.

La certificazione può essere chiesta nei confronti delle Amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, nonché nei confronti degli enti locali, delle Regioni e degli enti del Servizio Sanitario nazionale.

I decreti con i moduli per inoltrare la domanda di certificazione e le Guide si trovano su http://certificazionecrediti.mef.gov.it/ Collegamento a sito esterno.

Chi può chiedere l’iscrizione al Registro dei Revisori Legali?

Possono iscriversi nel Registro dei revisori legali le persone fisiche e le società in possesso dei requisiti previsti dal decreto legislativo n. 39/2010:

  • Le persone fisiche in possesso dei seguenti requisiti di iscrizione:
  • sono in possesso dei requisiti di onorabilità previsti dall’articolo 3, comma 1 del D. M. 20 giugno 2012, n. 145;
  • hanno svolto il tirocinio triennale previsto disciplinato dal regolamento di cui all’art. 3 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;
  • hanno superato l'esame di idoneità professionale disciplinato dal regolamento di cui all’art. 4 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;

Possono, altresì, essere iscritte, a certe condizioni e previo sostenimento di una prova attitudinale, le persone fisiche abilitate all’esercizio della revisione legale in uno degli Stati membri dell’Unione europea ovvero in un Paese terzo.

Le società che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti:

  • i componenti del consiglio di amministrazione o del consiglio di gestione sono in possesso dei requisiti di onorabilità previsti dall’articolo 4, comma 1 del D. M. 20 giugno 2012, n. 145;
  • la maggioranza dei componenti del consiglio di amministrazione, o del consiglio di gestione, è costituita da persone fisiche abilitate all'esercizio della revisione legale in uno degli Stati membri dell’Unione europea, ovvero, nel caso in cui il componente del consiglio di amministrazione sia una persona giuridica, da un rappresentante persona fisica, designato per l’esercizio della funzione di amministrazione, abilitato all’esercizio della revisione legale in uno degli Stati membri dell'Unione europea;
  • nelle società semplici, in nome collettivo o in accomandita semplice regolate nei capi II, III e IV del titolo V del libro V del codice civile, la maggioranza numerica e per quote dei soci è costituita da soggetti abilitati all’esercizio della revisione legale in uno degli Stati membri dell'Unione europea;
  • nelle società per azioni ed in accomandita per azioni regolate nei capi V e VI del titolo V del libro V del codice civile, le azioni sono nominative e non trasferibili mediante girata;
  • nelle società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata regolate nei capi V, VI e VII del titolo V del libro V del codice civile, la maggioranza dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria spetta a soggetti abilitati all’esercizio della revisione legale in uno degli Stati membri dell’Unione europea;
  • i responsabili della revisione legale sono persone fisiche iscritte nel Registro.

Quali sono i requisiti per avere l'esonero dall'esame da revisore legale?

La legge 15 del 27 febbraio 2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 28 febbraio 2014, che ha modificato l’articolo 4 del d.lgs. n. 39 del 2010, al quale è stato aggiunto comma 4-bis , ha previsto l’esonero dall’esame di idoneità ai soggetti che hanno superato gli esami di Stato di cui agli articoli 46 e 47 del decreto legislativo 28 giugno 2005, n. 139. L’esonero delle esame di idoneità potrà essere riconosciuto se in conformità alle disposizioni di un decreto del Ministro della Giustizia, sentito il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro venti giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, senza la previsione, per i candidati, di maggiori oneri e di nuove sessioni di esame.

Le istruzioni operative ed il modulo per l’iscrizione, senza il sostenimento del relativo esame, nel Registro dei revisori legali saranno messi in linea non appena emanato il decreto attuativo, previsto dalla legge n. 15 del 2014, che fissa i requisiti per l’esonero dall’esame di idoneità professionale.

Coloro che avranno superato gli esami di stato dei citati articoli 46 e 47 del decreto legislativo 139/2005 potranno chiedere l’iscrizione al Registro solo se:

  • sono in possesso dei requisiti di onorabilità previsti dall’articolo 3, comma 1 del D. M. 20 giugno 2012, n. 145;
  • sono in possesso di un titolo di laurea almeno triennale, tra quelli individuati dall’articolo 2 del D. M. 20 giugno 2012, n. 145;
  • hanno svolto il tirocinio triennale previsto, disciplinato dal regolamento di cui all’art. 3 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;

Quale iter deve seguire il revisore legale per iscriversi nel Registro dei revisori legali?

La richiesta di iscrizione deve essere compilata direttamente sul web attraverso l'apposito modulo on-line RL-01. Per convalidare l'iscrizione, il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, a cura del richiedente, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

La domanda di iscrizione deve essere conforme alle prescrizioni di legge in materia di bollo, deve contenere in allegato la copia del documento di identità del richiedente e non deve presentare correzioni o abrasioni manuali.

Al momento della richiesta di iscrizione, il revisore è tenuto, inoltre, al versamento di un contributo fisso, determinato in € 50,00, a copertura delle spese di segreteria. Il versamento deve avvenire mediante bonifico ordinario su conto corrente postale intestato a Consip Spa utilizzando il seguente IBAN: IT 32 M 07601 03200 000033862038 (per i bonifici dall’estero utilizzare le coordinate BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX), indicando nella causale “iscrizione nel Registro dei revisori legali”.

La ricevuta del versamento non deve essere allegata, ma nel modulo di iscrizione al Registro dei revisori legali deve essere riportato il tipo e il numero identificativo del pagamento effettuato. L’iscrizione nel Registro dei revisori legali è disposta con decreto dell'Ispettore generale di Finanza della Ragioneria generale dello Stato ed il provvedimento di iscrizione è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4° serie speciale “Concorsi ed esami”, nonché comunicato al richiedente. L’iscrizione al Registro dei revisori legali decorre dalla data di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale.

Quale iter deve seguire una società di revisione per iscriversi nel Registro dei revisori legali?

La richiesta di iscrizione della società può essere compilata direttamente sul web attraverso l'apposito modulo on-line RL-02. Per convalidare l'iscrizione, il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto dal rappresentante legale della società e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

La domanda di iscrizione deve essere conforme alle prescrizioni di legge in materia di bollo e deve contenere in allegato la copia del documento di identità del rappresentante legale della società.

Al momento della richiesta di iscrizione, la società è tenuta, inoltre, al versamento di un contributo fisso, determinato in € 50,00, a copertura delle spese di segreteria.

Il versamento deve avvenire mediante bonifico ordinario su conto corrente postale intestato a Consip Spa utilizzando il seguente IBAN: IT 32 M 07601 03200 000033862038 (per i bonifici dall’estero utilizzare le coordinate BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX), indicando nella causale “iscrizione nel Registro dei revisori legali”. La ricevuta del versamento non deve essere allegata, ma nel modulo di iscrizione al Registro dei revisori legali deve essere riportato il tipo e il numero identificativo del pagamento effettuato.

L'iscrizione nel Registro dei revisori legali è disposta con decreto dell'Ispettore generale di Finanza della Ragioneria generale dello Stato ed il provvedimento di iscrizione è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4° serie speciale “Concorsi ed esami”, nonché comunicato alla società.

L'iscrizione al Registro dei revisori legali decorre dalla data di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale.

Quale iter deve seguire un revisore legale abilitato all’esercizio della revisione legale in un altro stato membro dell’Unione Europea per iscriversi al Registro dei revisori legali?

Possono iscriversi nel Registro dei revisori legali, istituito ai sensi dell’articolo 2, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, i cittadini di un altro Stato membro dell’Unione europea abilitati all’esercizio della revisione legale nel Paese di origine o in altro Stato membro, compilando il modulo on-line RL-11. Il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, a cura del richiedente, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

La domanda di iscrizione deve essere conforme alle prescrizioni di legge in materia di bollo, non deve presentare correzioni o abrasioni manuali, e deve contenere in allegato:

  • copia del documento di identità in corso di validità, ai sensi dell'art. 38 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445;
  • attestato concernente l’abilitazione all’esercizio della revisione legale in un altro Paese dell’Unione Europea, rilasciato dall’Autorità competente di quel Paese in data non anteriore a tre mesi rispetto a quella di presentazione dell’istanza di iscrizione al Registro italiano, legalizzato o apostillato secondo la normativa vigente (vedere le avvertenze pubblicate sul sito web insieme al modello RL-11 di domanda).

Al momento della richiesta di iscrizione, il revisore è tenuto, inoltre, al versamento di un contributo fisso, determinato in € 100,00. Il versamento deve avvenire mediante bonifico ordinario su conto corrente postale intestato a Consip Spa utilizzando il seguente IBAN: IT 32 M 07601 03200 000033862038 (per i bonifici dall’estero utilizzare le coordinate BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX), indicando nella causale “iscrizione nel Registro dei revisori legali”. La ricevuta del versamento non deve essere allegata, ma nel modulo di iscrizione al registro del tirocinio deve essere riportato il tipo e il numero identificativo del pagamento effettuato.

L’iscrizione nel Registro dei revisori legali, subordinata all’esito di una prova attitudinale in lingua italiana e vertente sulla conoscenza della normativa nazionale rilevante in materia di revisione legale, è disposta con decreto dell'Ispettore generale di Finanza della Ragioneria generale dello Stato, ed il provvedimento di iscrizione è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – 4° serie speciale “Concorsi ed esami”, nonché comunicato al richiedente.L’iscrizione al Registro dei revisori legali decorre dalla data di pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale.

Cosa va indicato nel campo “CRO” presente sul modulo per l’iscrizione al Registro dei revisori legali?

Il Codice di riferimento dell’operazione (CRO) è un codice numerico di undici cifre con il quale ogni istituto bancario identifica in maniera univoca ciascuna transazione bancaria. Il CRO presente sul modulo rappresenta il numero identificativo del pagamento relativo al contributo fisso d’iscrizione. Il riferimento da indicare nel modulo varia in relazione alle diverse modalità di pagamento utilizzate e precisamente:

  • In caso di pagamento mediante Bonifico Bancario o Postale, va indicato nel modulo il codice di 11 numeri che identifica univocamente l’operazione. Nel caso in cui il codice CRO presente sulla ricevuta del pagamento è di lunghezza superiore, vanno indicati nel modulo gli ultimi 11 numeri;
  • In caso di pagamento mediante Postagiro (PTG) da parte di titolari di c/c postale, va indicato nel modulo il codice di 15 caratteri (alfanumerico) presente sulla ricevuta del pagamento;
  • In caso di pagamento postale via internet, non viene attribuito un codice univoco dell’operazione e tale modalità di pagamento andrebbe tendenzialmente evitata; il codice da inserire nel modulo è comunque il codice numerico che è generalmente preceduto dalle lettere CC;
  • In caso di pagamento mediante Bonifico europeo (SEPA), va indicato nel modulo il codice operazione TRN, di 30 caratteri (alfanumerico).

Il mio nominativo è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale: quali sono i prossimi adempimenti?

Alla ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione si deve procedere con l’accreditamento, (vedi FAQ Gestione AREA RISERVATA) ai fini di acquisire le credenziali necessarie per poter accedere alla propria area riservata del portale web e comunicare ogni variazione dei dati anagrafici e dei relativi incarichi di revisione assunti, come previsto dall’articolo 16 del DM 145/2012.

Il mio nominativo è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale: devo versare il contributo annuale previsto?

No, perché a norma di quanto previsto dall’articolo 1, comma 3 , del decreto ministeriale 24/09/2012 i revisori e le società che in corso d’anno sono iscritti per la prima volta nel registro revisori legali sono tenuti al pagamento del contributo a partire dall’anno successivo a quello di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Sono un revisore e non ho ricevuto il bollettino premarcato del contributo annuale, come posso effettuare il pagamento?

In caso di mancata ricezione del bollettino premarcato, il versamento del contributo annuale di € 26,85 può essere effettuato utilizzando un bollettino postale in bianco. L’importo deve essere versato sul c/c postale n. 1009776848 intestato a Consip S.p.A. e nella causale deve essere riportata l’annualità di riferimento ed il numero di iscrizione al Registro od il codice fiscale.

I revisori legali (persone fisiche o società) possono richiedere l’attestato di iscrizione al Registro dei revisori legali e qual è l’iter da seguire?

Il revisore legale o la società di revisione legale possono, in qualsiasi momento, richiedere l’attestato di iscrizione al Registro dei revisori legali. La richiesta dell'attestato di iscrizione al Registro dei revisori legali può essere compilata direttamente sul web attraverso l’apposito modulo online RL-AR (revisore legale) o modulo online RL-AS (società di revisione). Per convalidare la richiesta, il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, a cura del richiedente, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

Le richieste di attestato inoltrate devono essere conformi alle prescrizioni di legge in materia di bollo e devono contenere in allegato la copia del documento di identità del richiedente.

Dal 1 gennaio 2012 tutte le certificazioni rilasciate dalla Pubblica Amministrazione, sono valide ed utilizzabili esclusivamente nei rapporti tra privati. Nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione e i gestori di pubblici servizi i certificati sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni in autocertificazione (art. 15 Legge n. 183/2011). Sui certificati rilasciati verrà apposta la dicitura "Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della Pubblica Amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi" a pena di nullità del certificato stesso.

Sono un revisore iscritto, ho richiesto un attestato da revisore. In che modalità mi sarà trasmesso?

L’attestato verrà trasmesso tramite PEC all’indirizzo comunicato in fase di richiesta. L’attestato viene rilasciato esclusivamente in carta semplice, per gli usi consentiti dalla legge. Non è previsto il rilascio di attestati in carta pergamenata.

Sono un revisore legale, ho la possibilità chiedere la cancellazione del mio nominativo dal Registro dei revisori legali?

Il revisore che non ha in corso incarichi di revisione legale può chiedere di essere cancellato dal Registro dei revisori legali. La richiesta di cancellazione del revisore dal Registro dei revisori legali può essere compilata direttamente sul web attraverso l'apposito modulo online RL-91. Per convalidare la richiesta di cancellazione, il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, a cura del richiedente, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

La domanda di iscrizione deve essere conforme alle prescrizioni di legge in materia di bollo, non deve presentare correzioni o abrasioni manuali, e deve contenere in allegato:

  • La richiesta di cancellazione deve contenere, in allegato, la copia del documento di identità del richiedente e deve essere conforme alle prescrizioni di legge in materia di bollo.
  • La cancellazione del revisore dal Registro dei revisori legali è disposta con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, Ragioneria Generale dello Stato, Ispettorato generale di Finanza, sentita la Commissione per i revisori contabili.
  • La cancellazione dal Registro dei revisori legali non può, in ogni caso, avvenire se è in corso nei confronti del revisore legale un procedimento sanzionatorio ai sensi dell'articolo 25 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 o dell'articolo 195 del TUIF. Il revisore legale che si è cancellato volontariamente dal Registro dei revisori legali può, ricorrendone i presupposti, presentare nuova istanza di iscrizione al registro.La cancellazione del revisore dal Registro dei revisori legali viene, inoltre, disposta d'ufficio nei seguenti casi:
    • fattispecie sanzionatorie previste dal capo VIII del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;
    • quando sia venuta meno una delle condizioni o dei requisiti previsti per l’iscrizione al Registro dei revisori legali;
    • quando il revisore abbia ottenuto l’iscrizione nel Registro dei revisori legali attraverso false dichiarazioni o attestazioni mendaci;
    • morte o interdizione legale del revisore.

Il revisore legale destinatario di un provvedimento di cancellazione dal Registro dei revisori legali, può chiedere una nuova iscrizione solo a condizione che siano state rimosse le cause che ne avevano originato la cancellazione. In caso di richiesta di cancellazione presentata in corso d’anno il contributo annuale è ugualmente dovuto.

Una società di revisione può chiedere la cancellazione dal Registro dei revisori legali?

La società di revisione che non ha in corso incarichi di revisione legale può chiedere di essere cancellata dal Registro dei revisori legali. La richiesta di cancellazione della società di revisione dal Registro dei revisori legali può essere compilata direttamente sul web attraverso l’apposito modulo online RL-92. Per convalidare la richiesta di cancellazione, il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto dal legale rappresentante della società e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

La richiesta di cancellazione deve contenere, in allegato, la copia del documento di identità del rappresentante legale della società e deve essere conforme alle prescrizioni di legge in materia di bollo.

La cancellazione della società di revisione dal Registro dei revisori legali è disposta con decreto dell’Ispettore generale di finanza della Ragioneria Generale dello Stato, sentita la Commissione per i revisori contabili. La cancellazione dal Registro dei revisori non può, in ogni caso, avvenire se è in corso nei confronti della società di revisione un procedimento sanzionatorio ai sensi dell’articolo 25 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 o dell’articolo 195 del TUIF.

La società di revisione che si è cancellata volontariamente dal Registro dei revisori legali può, ricorrendone i presupposti, presentare nuova istanza di iscrizione al registro. La cancellazione della società di revisione dal Registro dei revisori legali viene, inoltre, disposta d'ufficio nei seguenti casi:

  • fattispecie sanzionatorie previste dal capo VIII del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39;
  • quando sia venuta meno una delle condizioni o dei requisiti previsti per l’iscrizione al Registro dei revisori legali;
  • quando il revisore abbia ottenuto l’iscrizione nel Registro dei revisori legali attraverso false dichiarazioni o attestazioni mendaci;
  • estinzione della società di revisione.

La società di revisione destinataria di un provvedimento di cancellazione dal Registro dei revisori legali, può chiedere una nuova iscrizione al registro solo a condizione che siano state rimosse le cause che ne avevano originato la cancellazione.

In caso di decesso del revisore, quali sono le modalità per richiedere la cancellazione dal Registro?

In caso di decesso del revisore iscritto nel Registro dei revisori legali, la società di revisione presso la quale il revisore deceduto svolgeva la propria attività o qualsiasi altra persona che abbia avuto notizia del decesso può darne comunicazione compilando il modulo on-line RL-93. Il modulo compilato on-line, salvato in locale e poi stampato, deve essere sottoscritto e trasmesso a mezzo raccomandata A/R, a cura del dichiarante, al seguente indirizzo:

- Ministero dell'Economia e delle Finanze
Ufficio Protocollo Registro Revisori Legali
Via di Villa Ada, 55
00199 ROMA

La comunicazione di decesso del revisore deve contenere, in allegato, la copia del documento di identità del dichiarante e non deve presentare correzioni o abrasioni manuali.Verificata la veridicità della dichiarazione contenuta nella comunicazione, il revisore deceduto viene cancellato dal Registro dei revisori legali.

Come posso richiedere informazioni e chiarimenti sul registro dei revisori legali e dei tirocinanti revisori legali e le relative procedure?

Le richieste di informazioni dovranno essere inviate esclusivamente utilizzando il MODULO DI RICHIESTA INFORMAZIONI Collegamento a sito esterno. Gli uffici preposti invieranno le risposte direttamente sulla casella di posta indicata nel modulo, o eventualmente, in via telefonica.

Si raccomanda di indicare una casella di posta ordinaria, se si indica una PEC, assicurarsi che la stessa possa ricevere messaggi anche da caselle di posta non certificate.

Gli Uffici della Revisione Legale ubicati presso la sede di Roma, via di Villa Ada 55, sono aperti al pubblico ogni mercoledi', dalle ore 9.30 alle ore 12.30.

E’ possibile richiedere consulenza Giuridica all’Agenzia delle Entrate?

I contribuenti hanno a disposizione diversi canali per avere chiarimenti di carattere fiscale dall’Agenzia delle Entrate, che li ricorda e li distingue nella circolare n. 42/E del 5 agosto 2011.

Focus del Fisco soprattutto sulla consulenza giuridica, importante strumento di supporto per il contribuente: come presentarla, cosa indicare nella richiesta, come formulare i quesiti e con quali effetti.

Ed ancora, come devono comportarsi gli uffici competenti e quali sono le differenze rispetto all'interpello e all'assistenza.

Il documento, che è rivolto alle strutture dell’Agenzia preposte alla gestione delle richieste dei contribuenti, ma contiene indicazioni utili anche per i cittadini, fa una precisa distinzione tra:

  • attività di assistenza, caratterizzata dal supporto personalizzato fornito al singolo contribuente, finalizzato ad agevolare l’adempimento tempestivo degli obblighi tributari, come ad esempio la compilazione della dichiarazione dei redditi;
  • attività interpretativa, tipica della consulenza giuridica e dell’istituto dell’interpello, ai quali si ricorre allorché sia necessario avere un chiarimento sulla disciplina tributaria e che hanno un carattere interpretativo e non vincolante.

Il testo della circolare è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it Collegamento a sito esterno, all’interno della sezione “Normativa e prassi”.

Come e dove si presenta l'istanza d'interpello?

L'interpello è un'istanza che il contribuente rivolge all'Agenzia delle Entrate prima di attuare un comportamento fiscalmente rilevante, per ottenere chiarimenti in merito all'interpretazione di una norma obiettivamente incerta, relativa a tributi erariali, da applicare a casi concreti e personali.

L'istanza d'interpello deve contenere: l'indicazione della specifica tipologia di interpello; i dati identificativi del contribuente o del suo eventuale rappresentante (codice fiscale, recapiti per comunicare la risposta, compresi quelli di comunicazione rapida); la descrizione puntuale della fattispecie e, quindi, l'esposizione analitica della situazione concreta che ha generato il dubbio interpretativo (il contribuente non può limitarsi a una rappresentazione sommaria e approssimativa del caso); la soluzione interpretativa proposta dal contribuente e, infine, la procura conferita nel caso in cui l'interpello sia attivato dal procuratore generale o speciale.

Modalità di presentazione dell'istanza:

  • interpello ordinario: consegna a mano o spedizione in plico mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, all'Agenzia delle Entrate- Direzione regionale competente per territorio
  •  
  • interpello Cfc: consegna a mano o spedizione in plico mediante raccomandata con ricevuta di ritorno, all'Agenzia delle Entrate- Direzione centrale normativa tramite invio alla competente Direzione regionale
  • interpello antielusivo: spedizione in plico mediante raccomandata con ricevuta di ritorno alla Direzione centrale normativa tramite invio alla competente Direzione regionale
  • interpello disapplicativo: in plico raccomandato con ricevuta di ritorno, alla Direzione regionale competente per territorio tramite invio alla competente Direzione provinciale
  • I soggetti di rilevanti dimensioni, con volume d'affari o ricavi non inferiori a 100 milioni di euro, devono in ogni caso rivolgere l'istanza all'Agenzia delle Entrate - Direzione centrale normativa tramite invio alla competente Direzione regionale, la quale comunica il proprio parere alla Direzione centrale normativa, che a sua volta risponde all' istante.

Approfondimenti: http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Documentazione/Interpello/ Collegamento a sito esterno

Come si effettua la domanda di consulenza giuridica all’Agenzia delle Entrate?

A differenza dell'istituto dell'interpello finalizzato alla soluzione di casi concreti e personali, la consulenza giuridica si occupa dell'individuazione del corretto trattamento fiscale di fattispecie riferite a problematiche di carattere generale, prospettate anche nel corso di attività di controllo o in sede di esame di istanze di rimborso o di autotutela, dai seguenti soggetti:

  • Uffici dell'Amministrazione Finanziaria, inclusa Equitalia
  • Associazioni sindacali e di categoria e Ordini professionali
  • Amministrazioni dello Stato, enti pubblici, enti pubblici territoriali e assimilati e altri enti istituzionali operanti con finalità di interesse pubblico.

La competenza a trattare le istanze di consulenza giuridica è attribuita alle Direzioni Regionali ed alla Direzione Centrale normativa in ragione della rilevanza territoriale del soggetto richiedente (regionale o nazionale).

L'istanza di consulenza giuridica è redatta in carta libera e non è soggetta al pagamento dell'imposta di bollo; è presentata a mano o mediante spedizione in plico raccomandato con avviso di ricevimento, alle Direzioni regionali o alla Direzione centrale normativa in base al rispettivo ambito di competenza (circolare n. 42/2011).

Come posso ottenere assistenza fiscale, catastale o ipotecaria dall’Agenzia delle Entrate?

Sono presenti i canali che l’Agenzia mette a disposizione per l’assistenza fiscale, catastale e ipotecaria: dal telefono alla posta elettronica, agli uffici. 
E’ possibile, inoltre, segnalare un disservizio riscontrato presso gli uffici e proporre suggerimenti.

Assistenza Fiscale

Assistenza catastale e ipotecaria

Dove posso trovare l’elenco completo dei comuni italiani, dei relativi codici di identificazione fiscale e l’elenco completo dei codici tributi utilizzabili sull’F24?

Mediante il motore di ricerca dedicato ai tributi, disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate al seguente indirizzo: http://www1.agenziaentrate.gov.it/documentazione/versamenti/codici/ricerca/index.htm Collegamento a sito esterno

Cos’è il Portale del Federalismo Fiscale?

Il portale del Federalismo Fiscale è rivolto ai rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni che nei loro ambiti rappresentano un ruolo essenziale per lo sviluppo, coordinamento e governo del territorio.

E’ disponibile una dettagliata guida all’accesso: https://www.portalefederalismofiscale.gov.it/portale/it/web/guest/ap_guida-all-accesso Collegamento a sito esterno

Per assistenza sulle tematiche esposte è possibile contattare il seguente numero verde: 800863116

I Comuni possono effettuare l’invio telematico degli atti relativi all’imposta municipale sugli immobili?

Il portale del Federalismo fiscale accoglie una sezione denominata “Imu” dedicata all’invio degli atti relativi all’imposta municipale sugli immobili. Alle delibere tariffarie e ai regolamenti concernenti gli altri tributi locali (Tares, Icp-Cimp, Tosap-Cosap, imposte di scopo e di soggiorno o di sbarco) è dedicata, invece, la sezione “Altri tributi”. La trasmissione telematica degli atti non deve essere accompagnata dalla spedizione dei documenti in formato cartaceo o mediante posta elettronica certificata.

Il portale è disponibile al seguente indirizzo: http://www.portalefederalismofiscale.gov.it/ Collegamento a sito esterno

E’ disponibile una dettagliata guida all’accesso: https://www.portalefederalismofiscale.gov.it/portale/it/web/guest/ap_guida-all-accesso Collegamento a sito esterno

Per assistenza è possibile contattare il numero verde: 800863116

Quale è la ratio posta a base dell’art. 49 d.lgs. 231/2007 relativo alla limitazione all’uso del contante e dei titoli al portatore?

La limitazione all’utilizzo del contante e dei titoli al portatore rappresenta uno dei pilastri del sistema di prevenzione del riciclaggio di proventi da attività illecite. Tale limitazione è finalizzata a garantire la tracciabilità delle operazioni al di sopra di una certa soglia attraverso la canalizzazione di tali flussi finanziari presso banche, Poste S.p.A., Istituti di pagamento ed Istituti di moneta elettronica. Il divieto, pertanto, sussiste indipendentemente dalla natura lecita o illecita dell’operazione alla quale il trasferimento si riferisce, trattandosi di un illecito “oggettivo”, in cui non rilevano - per la sussistenza della violazione - le ragioni che hanno determinato il trasferimento dei valori.

Il legislatore vieta i trasferimenti di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore, per un importo superiore alla soglia di legge, effettuati a qualsiasi titolo tra soggetti diversi; qual è il significato dell’espressione “tra soggetti diversi”?

Con le parole “soggetti diversi” il legislatore vuol far riferimento ad entità giuridiche distinte. Si pensi, a titolo esemplificativo, a quei trasferimenti intercorsi tra due società, o tra il socio e la società di cui questi fa parte, o tra società controllata e società controllante, o tra legale rappresentante e socio o tra due società aventi lo stesso amministratore, o ancora tra una ditta individuale ed una società, nelle quali le figure del titolare e del rappresentante legale coincidono, per acquisti o vendite, per prestazioni di servizi, per acquisti a titolo di conferimento di capitale, o di pagamento dei dividendi. Inoltre, nella violazione sono coinvolti entrambi i soggetti che hanno effettuato il trasferimento. Non solo, quindi, il soggetto che effettua la dazione di denaro ma anche quello che lo riceve, detto altrimenti anche colui che “subisce l’azione”, in quanto con il suo comportamento ha contribuito ad eludere e frustrare il fine della legge.

Quale è il significato dell’avverbio “complessivamente”, contenuto nel 1° comma dell’articolo 49 d.lgs. 231/2007?

L’avverbio “complessivamente”, contenuto nel 1° comma dell’articolo 49 del d.lgs. 231/07, va riferito al valore da trasferire. Pertanto, il divieto di cui al citato art. 49, comma 1, riguarda, in via generale, il trasferimento in unica soluzione di valori costituiti da denaro, libretti e titoli al portatore di importo pari o superiore a 1.000 euro a prescindere dal fatto che il trasferimento sia effettuato mediante il ricorso ad uno solo di tali mezzi di pagamento, ovvero quando il suddetto limite venga superato cumulando contestualmente le diverse specie di mezzi di pagamento. Non è ravvisabile la violazione nel caso, invece in cui il trasferimento considerato nel suo complesso consegua alla somma algebrica di una pluralità di imputazioni sostanzialmente autonome, tali da sostanziare operazioni distinte e differenziate (ad es. singoli pagamenti effettuati presso casse distinte di diversi settori merceologici nei magazzini “cash and carry”) ovvero nell’ipotesi in cui una pluralità di distinti pagamenti sia connaturata all’operazione stessa (ad es. contratto di somministrazione) ovvero sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). In tali ultime ipotesi rientra, comunque, nel potere dell’Amministrazione valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto legislativo.

Si possono prelevare o versare in banca denaro contante di importo superiore a 1.000 euro?

Sì, perché non esiste alcun limite al prelevamento o versamento per cassa in contanti dal proprio conto corrente in quanto tale operatività non si configura come un trasferimento tra soggetti diversi.

A fronte della richiesta di una somma superiore al limite di legge è possibile pagare parte in contanti e parte in assegno?

Sì, è possibile purché il trasferimento in contanti sia inferiore alla soglia dei 1.000 euro, oltre la quale è obbligatorio l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili. Ad esempio per l’acquisto di un bene al prezzo di euro 1.500,00 sarà possibile pagare in contanti una parte dell’importo (purché inferiore a 1000 euro) e il resto con assegno.

A fronte di una fattura unica per la vendita di un bene il cui importo è superiore al limite dei 1.000 euro è possibile accettare il versamento di denaro contante a titolo di caparra ?

Sì, è possibile purché il trasferimento in contanti sia inferiore alla soglia dei 1.000 euro, oltre la quale è obbligatorio l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili.

Ai sensi dell’articolo 49 d.lgs. 231/2007, è possibile il pagamento di una fattura commerciale, d’importo complessivo pari o superiore a 1.000 euro, mediante l’emissione di più assegni bancari, ciascuno d’importo inferiore al limite di legge?

Si, è possibile in quanto non configura l’ipotesi del cumulo e, pertanto, non dà luogo a violazione. In altri termini il pagamento di una fattura d’importo complessivo pari o superiore a 1.000 euro, effettuato mediante l’emissione di più assegni bancari muniti dell’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario anche se privi della clausola di non trasferibilità, non determina quel cumulo possibile oggetto di sanzione. Nell’ipotesi suddetta, infatti, gli assegni non sono tra loro cumulabili in quanto si tratta di mezzi di pagamento che, a differenza del contante ovvero dei titoli al portatore, lasciano traccia dell’operazione sia presso la banca in cui sono tratti sia presso quella che procede alla negoziazione.

E' possibile per il notaio ricevere il pagamento di cambiali ed assegni, a lui consegnati per l’elevazione dell’eventuale protesto, in denaro contante qualora l’importo dei suddetti pagamenti sia pari o superiore al limite di legge?

Sì, è possibile per il notaio ricevere il pagamento di cambiali ed assegni in denaro contante per importi pari o superiori al limite di legge, potendosi considerare, in tale circostanza, il notaio quale “mandatario” dell’istituto di credito che ha richiesto l’elevazione del protesto. Ciò anche in considerazione del fatto che, di norma, tale consegna avviene presso il suddetto istituto e che viene privilegiato il pagamento in denaro contante al fine di consentire al debitore di onorare al più presto il titolo soggetto a protesto.

E' possibile per il notaio regolare in denaro contante frazioni di pagamento, d’importo inferiore al limite di legge, anche quando l’importo complessivo del pagamento è pari o superiore al limite di legge?

Il divieto di cui all’art. 49 del d.lgs. 231/07, comma 1, riguarda, in via generale, il trasferimento in un’unica soluzione di valori costituititi da denaro, libretti e titoli al portatore di importo pari o superiore a 1.000 euro a prescindere dal fatto che il trasferimento sia effettuato mediante il ricorso ad uno solo di tali mezzi di pagamento ovvero quando il suddetto limite venga superato cumulando contestualmente le diverse specie di mezzi di pagamento. Non è ravvisabile la violazione nel caso in cui, invece, il trasferimento considerato nel suo complesso consegua alla somma algebrica di una pluralità di imputazioni sostanzialmente autonome, tali da sostanziare operazioni distinte e differenziate ovvero nell’ipotesi in cui una pluralità di distinti pagamenti sia connaturata all’operazione stessa (ad es. contratto di somministrazione) ovvero sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). In tali ultime ipotesi rientra, comunque, nel potere dell’Amministrazione valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto legislativo.

L’emissione, da parte di società per azioni, ed il trasferimento di prestiti obbligazionari al portatore può assumere rilievo con riferimento alla disciplina antiriciclaggio?

Al riguardo, è bene evidenziare come le disposizioni antiriciclaggio incidano sulla fase del trasferimento dei titoli e non sul regime di emissione per il quale rimangono ferme le disposizioni civilistiche e speciali. E’ necessario, dunque, che la società emittente, nella fase di trasferimento dei suddetti titoli a soggetti terzi, ai sensi dell’art. 49 del d.lgs. 231/07, chieda l’intervento di una banca o altro soggetto abilitato qualora l’importo fosse pari o superiore a 1.000 euro. Ogni eventuale ulteriore trasferimento dei suddetti titoli sarà sottoposto a quanto disposto dal menzionato articolo 49. La consegna diretta, quindi, senza avvalersi degli intermediari abilitati, dei titoli ai sottoscrittori rappresenterebbe una violazione del disposto di cui al comma 1 dell’articolo 49 qualora l’importo fosse pari o superiore ad 1.000 euro.

Art. 49 d.lgs. 231/2007 e i trasferimenti di titoli al portatore da parte di SIM.

Per quanto riguarda i trasferimenti aventi ad oggetto i titoli dematerializzati si osserva che possono essere eseguiti per il tramite di una SIM anche quando il valore dell’operazione (trasferimento) sia pari o superiore ai limiti di legge perché rientra nell’attività istituzionale tipica delle SIM e viene garantita la tracciabilità dei trasferimenti degli strumenti finanziari. Nei casi di trasferimento di titoli di credito al portatore non dematerializzati, in custodia presso una SIM, trova applicazione l’art. 49 per il quale il trasferimento quando è pari o superiore a 1.000 euro potrà avvenire esclusivamente per il tramite degli intermediari abilitati.

Come deve operare la SIM a fronte di una richiesta di un cliente titolare di un dossier titoli al portatore di trasferire i suddetti titoli in un altro dossier cointestato con altra persona sempre presso la stessa SIM?

Questa fattispecie realizza un trasferimento tra soggetti diversi di titoli al portatore e, pertanto, rientra nella previsione di cui al 1° comma dell’articolo 49 del d.lgs. 231/07. Qualora l’importo dei titoli sia pari o superiore a 1000 euro il trasferimento dovrà avvenire per il tramite dei soggetti indicati al comma 1 dell’art. 49 del d.lgs. 231/07.

Ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del d.lgs 231/2007, che vieta l’apertura di libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia, che conseguenze comporta l’ipotesi in cui il cliente richieda l’accensione di un libretto di deposito al portatore e l’indicazione nel motto del medesimo di un nome non necessariamente completo ovvero riferito a minori?

L’ipotesi delineata non determina una violazione dell’articolo 50 del d.lgs. 231/07, comma 1, perché la disposizione normativa vieta l’apertura di libretti di risparmio nominativi con intestazione fittizia o anonimi ovvero l’utilizzo degli stessi qualora aperti presso Paesi estero, operatività quest’ultima che determina una responsabilità diretta della banca. Diversa è l’ipotesi in cui il cliente richieda l’accensione di un libretto di deposito al portatore e l’indicazione nel motto del medesimo di un nome non necessariamente completo ovvero riferito a minori. Infatti, in tali casi, la registrazione nell’AUI dell’apertura del rapporto continuativo a nome dell’effettivo titolare consente l’individuazione dello stesso e non dà origine ad un libretto fittizio o anonimo anche qualora il titolare dell’accensione del libretto richieda, al momento dell’apertura, l’indicazione nel motto di un nome simbolico. Conseguentemente tale fattispecie non è oggetto di comunicazione al MEF ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del decreto 231/2007.

Il raccomandatario marittimo può consegnare denaro contante al comandante della nave battente bandiera italiana o estera, per importi pari o eccedenti i mille euro?

No, in quanto ciò comporterebbe l’inosservanza dell’art. 49 del d.lgs. 231/07 che sanziona il trasferimento di denaro contante effettuata nel territorio nazionale da qualsiasi persona fisica (e quindi, anche dal raccomandatario marittimo per conto dell’armatore) al comandante della nave battente bandiera nazionale o estera, per importi pari o eccedenti i 1.000 euro. Pertanto, sia il raccomandatario marittimo che il comandante della nave sono soggetti all’irrogazione della sanzione amministrativa ex art. 58 del d.lgs. n. 231/07. La movimentazione di denaro contante, infatti, deve avvenire tramite strumenti di pagamento che né assicurano la tracciabilità, quali ad esempio carte prepagate nominative, o per il tramite di Banche, Poste Italiane s.p.a., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento. Con riferimento, poi, ai profili valutari si rileva, inoltre, come ai sensi dell’art. 3 del decreto legislativo n.195/2008, in capo ad ogni persona fisica che entra o esce dal territorio nazionale e trasporta “denaro contante” d’importo pari o superiore a 10.000 euro, corre l’obbligo di dichiarare tale somma all’Agenzia delle Dogane.

Analisi di talune ipotesi applicative dell’attività dei compro oro con riferimento ai limiti alla circolazione del contante ex art 49 d.lgs. 231/2007.

Nel caso di un soggetto che cede con un unico atto, ad un punto vendita, uno o più preziosi aventi un valore complessivo inferiore a mille euro è possibile la dazione di denaro contante?
Si, è consentito il pagamento dell’intero importo in denaro contante.

Nel caso di un soggetto che cede con un unico atto, ad un punto vendita, uno o più preziosi aventi un valore complessivo superiore a mille euro è possibile la dazione di denaro contante?
E’ consentito il pagamento dell’importo in denaro contante fino ad un importo inferiore ad euro 1000 e per la parte eccedente, mediante assegno non trasferibile intestato al cliente e regolarmente compilato.

Nel caso di un soggetto che cede presso uno dei punti vendita, anche due o più volte nell’arco della medesima settimana, preziosi aventi un valore complessivo superiore a mille euro è possibile la dazione di denaro contante?
Si, trattandosi di distinte e autonome operazioni commerciali realizzate nell’arco della settimana, non rileva il superamento complessivo dell’importo di 1000 euro, sempre che, per ogni cessione, l’importo dovuto sia inferiore a 1000 euro e sia effettuato, contestualmente, il rispettivo pagamento.

Trova applicazione l’art. 49 d.lgs. 231/2007 agli assegni tratti da non residenti su conto estero intrattenuto presso la banca italiana?

Si, trova applicazione in quanto l’art. 49 del d.lgs. 231/07 non opera alcun distinguo al riguardo sicché anche gli assegni tratti da non residenti su un conto estero intrattenuto presso la banca italiana devono sottostare alle disposizioni previste dal d.lgs. 231/07.

Trova applicazione l’art. 49 d.lgs. 231/2007 agli assegni tratti da residenti su conto intrattenuto presso una banca insediata nel territorio nazionale ma emesse all’estero?

Si, in quanto prevale il principio della territorialità in relazione al conto di traenza; l’assegno tratto su di un conto corrente incardinato in Italia è sottoposto alla normativa nazionale e, quindi, deve essere emesso in conformità all’art. 49 del d.lgs. 231/07.

Trova applicazione l’art. 49 d.lgs. 231/2007 con riferimento alla cambiale?

Al riguardo l’art. 49 del d.lgs. 231/07 prevede che gli assegni circolari, i vaglia postali e cambiari sono emessi con l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità per importi pari o superiori 1.000 euro. Tale norma prende in considerazione esclusivamente i titoli che costituiscono mezzi di pagamento tra i quali si collocano i vaglia cambiari speciali, e cioè quelli emessi dalla Banca d’Italia, dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia. Il vaglia ordinario, o più semplicemente la cambiale, non rientra propriamente tra i mezzi di pagamento, sostanziandosi in un titolo di credito che menziona un'obbligazione incondizionata di un soggetto di pagare, o di far pagare, ad un altro soggetto o all'ordine suo, una determinata somma di denaro ad una determinata scadenza. Il rilascio della cambiale non costituisce di per sé pagamento, essendo piuttosto un mezzo che offre maggiori garanzie di adempimento dell’obbligazione consentendo una circolazione semplificata del credito. La cambiale, quindi, assume una sua qualificazione autonoma rispetto al diritto di credito incorporato che consente di utilizzare qualunque mezzo di pagamento (anche il contante per importi inferiori ad euro mille) senza possibilità, inoltre di operare il cumulo ai fini dell’individuazione del valore complessivo dell’operazione che ha generato l’emissione del credito.

Il limite dell’uso dei contanti vale anche per la girata di cambiali?

No, la norma prende in considerazione esclusivamente i titoli che costituiscono mezzi di pagamento e tra i quali si collocano i vaglia cambiari speciali emessi dalla Banca d’Italia, dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia. Per cui nella previsione normativa non rientra il vaglia ordinario (cambiale) che non è un mezzo di pagamento ma un’obbligazione.

Limitazioni all’uso del contante in tema di vendita di servizi ricettivi.

Non costituisce violazione ai sensi dell’art. 49, comma 1, del d.lgs. 231/2007 il pagamento in contanti di un pacchetto/servizio turistico corrisposto in più rate purché l’importo di ognuna di esse sia singolarmente inferiore alla soglia e la rateizzazione sia prevista dal contratto nel quale devono essere indicati l’importo complessivo da pagare, le singole rate e la scadenza delle stesse. Al riguardo, è opportuno, evidenziare che il frazionamento possibile nel caso di specie è solo quello costituito dal pagamento dalla caparra confirmatoria all’atto della prenotazione ed dal saldo alla partenza. Ogni ulteriore frazionamento, ancorché concordato tra le parti nel contratto, costituisce un tentativo di elusione della normativa (frazionamento artificioso) che, in quanto tale, sarebbe sanzionato. è sempre possibile effettuare il pagamento dei servizi ricettivi usufruiti versando parte dell’importo in contante (nei limiti del rispetto della soglia di legge) ed il rimanente con strumenti tracciabili.

Limitazioni all’uso del contante e corretta individuazione della soglia di legge avuto riguardo anche ai libretti al portatore e agli strumenti tracciabili.

L’importo del denaro contante e dei titoli al portatore trasferiti da un soggetto ad un altro si sommano mentre il contante non si somma con l’importo degli strumenti tracciabili. In altri termini, il saldo del libretto al portatore che viene ceduto a titolo di pagamento di una prestazione deve essere sommato, con i contanti trasferiti per la medesima prestazione. Il denaro contante, invece, non si somma con l’importo dell’assegno emesso in relazione allo stesso pagamento. Ne consegue che nel primo caso l’importo complessivamente trasferito (saldo libretto al portatore e contanti) deve essere inferiore alla soglia, nel secondo caso (assegno e contanti) solo l’importo del contante deve essere inferiore alla soglia.

Nel caso di viaggi di gruppo pagati tramite un collect money costituisce violazione dell’art. 49 del d.lgs. 231/2007 l’acquisto di pacchetti e servizi effettuati da un unico soggetto (cd. collect money) in nome e per conto di una serie di partecipanti dai quali ha ricevuto denaro contante, o assegni privi della clausola di non trasferibilità, complessivamente oltre soglia, ma per singola quota di importo inferiore?

Non costituisce violazione della normativa in oggetto se il collect money versa il denaro su un proprio conto corrente e poi bonifica, tramite intermediario finanziario, gli importi richiesti per l’acquisto del pacchetto turistico, o se versa il denaro sul conto dell’agenzia di viaggio o del tour operator, che emetteranno un’unica fattura con l’elenco di tutti i partecipanti.

E' possibile erogare, anche in pari data, ai dipendenti, somme in contanti a titolo di anticipo/rimborso di diverse missioni, ciascuna di importo inferiore alla soglia ma, complessivamente considerate, di importo pari o superiore a € 1.000,00?

Tale modalità di anticipo/rimborso delle missioni effettuate dal dipendente, non è consentita per violazione dell’art. 49 del d.lgs. 231/2007.

Quali sono le modalità da adottare per l’assegnazione di una somma a titolo di anticipo/rimborso missione per attività lavorativa da effettuare in Italia o all’estero?

L’importo spettante al dipendente potrà essere erogato in denaro contante, per un importo pari o superiore al limite di legge, solo mediante intermediario autorizzato. In tale ipotesi il datore di lavoro provvederà a depositare, tramite bonifico o apposito ordine dispositivo all’intermediario, sul proprio conto corrente o su quello del dipendente, la somma stabilita con indicazione, nella causale dell’operazione di “erogazione a titolo anticipo missione a favore di …”. Ricorrendo tali requisiti il dipendente potrà prelevare la somma spettante anche per un importo superiore al limite di legge.

Con riferimento al personale di compagnia aerea e alla consolidata prassi di mettere a disposizione un fondo cassa in contanti, è possibile per ciascun componente l’equipaggio, dipendente di compagnia aerea, prelevare denaro contante dal fondo cassa della struttura alberghiera?

Se previsto contrattualmente, è possibile per ciascun componente l’equipaggio, dipendente di compagnia aerea, prelevare denaro contante inferiore ad € 1.000,00 dal fondo cassa della struttura alberghiera.

Con riferimento alle somme a disposizione del comandante dell’aereo costituisce comportamento sanzionabile l’impiego di denaro contante, in valuta straniera, il cui controvalore sia di importo pari o superiore ad euro 1.000, per pagare beni e/o servizi in strutture aeroportuali di paesi ove non è possibile utilizzare strumenti di pagamento tracciabili?

Al riguardo si fa presente che ciò che rileva ai fini dell’art. 49 del d.lgs. 231/2007 è la modalità di acquisizione del contante da parte del comandante e non anche la modalità con la quale quest’ultimo effettua i pagamenti all’estero e, pertanto, la descritta operatività viola le disposizioni di cui all’art. 49 del d.lgs. 231/2007. Ne consegue che l’acquisizione della somma da parte del comandante deve avvenire con strumenti tracciabili, ad esempio mediante bonifico/disposizione a favore del comandante da parte della società charter o mediante trasferimento di contanti con le modalità stabilite dall’art. 49, comma 1 e 2. Altra soluzione concretamente praticabile, ancorché non pienamente funzionale alle esigenze operative, potrebbe essere individuata nella contestuale presenza, al momento del prelevamento del contante presso la banca o Poste Italiane S.p.A., sia del personale amministrativo della società charter che del comandante dell’aereo. L’intermediario effettuerà l’identificazione dei suddetti soggetti e provvederà alla registrazione dell’operazione in AUI.

Polizza di pegno e limitazione all’uso del contante

Al riguardo, si fa presente che le limitazioni in merito all’utilizzo del contante e dei titoli al portatore non incidono sulla mera emissione delle polizze di pegno. Ne deriva che tali titoli possono essere emessi per importi pari o superiori ad € 1000,00 ancorché al portatore. La natura di titolo al portatore attribuita alle citate polizze dall’art. 10, comma 2, della L. 10 maggio 1938 n. 745 laddove è previsto, tra l’altro, che “la polizza di pegno, anche se contenga l'indicazione del nome è al portatore”, incide, invece, sul trasferimento dei suddetti titoli i quali, se di importo pari o superiori a 1.000,00 euro, dovranno essere trasferiti con modalità tracciabili avvalendosi di banche o Poste Italiane S.p.A., come espressamente previsto dal citato art. 49, comma 1.

Quale è il periodo di riferimento temporale da prendere in considerazione ai fini del raggiungimento della soglia, pari o superiore a 15.000 euro, che impone l’obbligo di registrazione delle operazioni di cui all’articolo 36 del d.lgs. 231/2007?

Il valore dell’operazione da registrare è quello relativo al canone mensile, ovvero periodico (se concordata una diversa base di periodicità) risultante dal contratto di locazione sottoscritto dalle parti.

Operazioni in denaro contante effettuate da SIM, SGR e società fiduciarie con la propria clientela per importi superiori alla soglia di cui all’articolo 49 del d.lgs. 231/2007. Il denaro contante prelevato da SIM, SGR e società fiduciarie per conto della propria clientela, a valere su conti correnti bancari alle stesse intestati può essere trasferito ai propri clienti, anche per importi superiori alla soglia di cui all’art. 49, comma 1, del d.lgs. n. 231 del 2007, senza incorrere in violazione?

L’articolo 49 vieta il trasferimento effettuato, a qualsiasi titolo, tra soggetti diversi per importi pari o superiori a 1.000 euro. Ciò posto e considerato che le SIM, le SGR e le società fiduciarie sono soggetti diversi dai rispettivi clienti, anche nelle ipotesi in cui operino per conto dei medesimi, ne consegue che violano la disposizione di cui all’articolo 49 del d.lgs. 231/2007, comma 1, le operazioni di trasferimento di contante tra SIM, SGR, fiduciarie e rispettivi clienti, qualora avvengano senza il tramite dei soggetti indicati al comma 1 del predetto art. 49 del d.lgs. 231/2007. 
Le disposizioni del d.lgs. 231/2007 sono, infatti, finalizzate a prevenire fenomeni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. A tal fine, la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie rappresenta uno degli strumenti principali individuati dal legislatore che ha chiaramente indicato, nel comma 1° dell’articolo 49 del d.lgs. 231/2007, i soggetti presso i quali può essere effettuato il trasferimento di somme contanti superiori alla soglia.
Sempre al fine di assicurare il monitoraggio dei flussi finanziari, i trasferimenti di contante effettuati tra SIM, SGR e società fiduciarie e la propria clientela, saranno registrati in AUI dall’intermediario presso il quale il trasferimento è eseguito, laddove ne ricorrano i presupposti di legge.

Nel più ampio contesto dell’attività commerciale e di transazioni frequenti (si pensi ad es. alla vendita all’ingrosso con acquisti anche giornalieri), è possibile un pagamento immediato (in contante, fino al limite di legge ed il residuo con mezzi tracciabili), cui segue fattura differita mensile, determinando una situazione nella quale il trasferimento di denaro contante sarà nei limiti di 999,99 rispetto al singolo pagamento avvenuto alla consegna della merce mentre in riferimento alla fattura differita riepilogativa del mese risulterà superiore?

No, tale comportamento è sanzionabile, perché il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati. Ciò che rileva ai fini del rispetto della normativa sulla limitazione del contante è il valore complessivo dell’operazione. Ad ogni fattura corrisponde un’autonoma operazione, in relazione alla quale vanno osservate le prescrizioni di legge sul trasferimento del contante. Frazionare un pagamento riferito ad un’operazione unitaria non vale ad escludere l’illecito sanzionato, trattandosi di una condotta elusiva del divieto di legge.

A fronte di una prestazione professionale (ad es. trattamento ortodontico) della durata di un anno viene chiesto il pagamento di un onorario di euro 1.200,00. è possibile, per il cliente da un lato e per il professionista d’altro, versare/ricevere in contanti singoli acconti mensili di euro 100, regolarmente fatturati, senza incorrere in violazione considerato che gli importi dovuti afferiscono alla medesima prestazione ed il denaro contante complessivamente trasferito supera la soglia di legge?

Non è ravvisabile la violazione nell’ipotesi in cui una pluralità di distinti pagamenti sia connaturata all’operazione stessa (ad es. contratto di somministrazione) ovvero sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). Il trattamento ortodontico rientra tra quelle prestazioni professionali in cui le parti possono contrattualmente convenire un pagamento rateale in tal modo non incorrendo in violazione. Resta fermo, però, per tale ultima ipotesi (ossia pagamento rateale concordato) il potere dell’Amministrazione di valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato allo specifico scopo di eludere il divieto legislativo.

Il pagamento del bollo auto in contanti, presso un’agenzia ACI, per un importo pari o superiore a 1.000 € costituisce violazione dell’art 49 del d.lgs. 231/2007?

Si, costituisce violazione dell’art. 49 perché tale divieto riguarda, in via generale, ogni trasferimento di denaro contante, di importo pari o superiore a 1.000. Sono consentiti i pagamenti mediante strumenti tracciabili (assegni bancari, carte di credito e bancomat).

Il pagamento di un tributo in denaro contante per un importo pari o superiore ad euro 1000 costituisce violazione dell’art 49 del d.lgs. 231/2007?

Si, costituisce violazione dell’art. 49, non essendo stata prevista dal legislatore alcuna deroga in tal senso. Il trasferimento può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste Italiane S.p.a., istituti di moneta elettronica e istituti di pagamento, questi ultimi quando prestano servizi di pagamento diversi da quelli di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), numero 6), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11.

Dove si possono reperire tutti i decreti relativi alla misura dei tassi effettivi globali medi, ai fini della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull'usura)?

I decreti relativi ai tassi antiusura applicati fino ad oggi ai sensi della legge 7 marzo 1996, n.108, si possono reperire sul sito internet del Dipartimento del Tesoro alla pagina Categorie operazioni creditizie e tassi ovvero contattando il Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff. VII, Via XX settembre 97, 00187 Roma, Tel. 06 4761 4521.

Dove si possono reperire i decreti con i quali è stata effettuata la classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, ai sensi della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull'usura)?

I decreti con i quali è stata effettuata la classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee ai fini della rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari, ai fini della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull'usura), si possono reperire sul sito internet del Dipartimento del Tesoro all'indirizzo http://www.dt.tesoro.it/it/attivita_istituzionali/prevenzione_reati_finanziari/anti_usura/ ovvero contattando il Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff. VII, Via XX settembre 97, 00187 Roma, Tel. 06 4761 4521.

Ho contratto in passato un mutuo il cui tasso è ora al di sopra del c.d. "tasso soglia"; cosa posso fare?

Si ricorda, in via preliminare, che ai fini della determinazione degli interessi usurari ai sensi dell'art. 2 della legge 7 marzo 1996, n.108 (legge sull'usura), i tassi effettivi globali medi rilevati per ciascuna categoria, in questo caso "Mutui", devono essere aumentati della metà. Qualora si verifichi questa circostanza, si può chiedere alla banca la rinegoziazione del mutuo medesimo.

Vorrei accedere ai fondi antiusura, come posso fare?

I singoli non possono accedere direttamente ai fondi antiusura ma devono rivolgersi ai consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi denominati "Confidi" o alle associazioni e fondazioni antiusura riconosciute dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. 
Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff. V, Via XX Settembre 97, 00187 Roma, Tel. 06 4761 4275.

Quali sono le associazioni e fondazioni riconosciute dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per la prevenzione del fenomeno dell'usura?

L'elenco delle associazioni e fondazioni riconosciute dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per la prevenzione del fenomeno dell'usura si può reperire sul sito internet del Dipartimento del Tesoro all'indirizzo
http://www.dt.tesoro.it/it/attivita_istituzionali/prevenzione_reati_finanziari/anti_usura/fondi_usura.html
ovvero contattando il Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff. V, Via XX settembre 97, 00187 Roma, Tel. 06 47614275.

Quali sono i requisiti per iscriversi all'albo dei mediatori creditizi?

La titolarità dell'albo è dell'Ufficio Italiano dei Cambi, Servizio Antiriciclaggio, Divisione Mediatori, Via Calandra 13, 00187 Roma, Tel. 06 46631.

A chi si può richiedere il testo della circolare relativa ai collaboratori esterni degli intermediari finanziari?

La competenza appartiene alla Direzione V del Dipartimento del Tesoro. 
La circolare n.1 del 16 aprile 1999, n.1, - "Attività finanziarie, di cui all'art. 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, svolte per il tramite di collaboratori esterni" (Gazzetta Ufficiale del 28 aprile 1999, n.98), può essere reperita sul sito internet del Ministero dell'Economia e delle Finanze all'indirizzo www.mef.gov.it ovvero contattando il Dipartimento del Tesoro, Direzione V, Uff.VII, Via XX settembre 97, 00187 Roma, Tel. 06 4761 4521.

Dove si può prendere visione di tutte le leggi correnti sui mutui, in particolare di quelle relative alla determinazione del loro costo, ai tassi ad essi applicati, alle modalità di apertura di apertura di mutui agevolati e alla rinegoziazione degli stessi?

Trattandosi di contratti di diritto privato, le condizioni vengono stabilite tra le parti, per cui, per avere informazioni, bisogna rivolgersi alle banche o consultare i relativi siti Internet. 
La rinegoziazione di condizioni contrattuali, sotto un profilo generale, è rimessa all'autonomia delle parti interessate. 
Per quanto riguarda la valutazione dei tassi applicati ai rapporti creditizi, ai fini dell'eventuale violazione della legge 108 del 7/3/1996 sull'usura, è in ogni caso rimessa alla competente Autorità giudiziaria. 
La legge 24 del 28/2/2001 ha preso in considerazione i mutui a tasso fisso non agevolato stipulati prima dell'entrata in vigore della legge 108/1996, prevedendo la sostituzione del tasso di interesse, salvo diverso accordo più favorevole al debitore, con un tasso determinato sulla base delle disposizioni della legge stessa (art.1, commi 2 e 3).

E’ possibile raccordare l’azione dell’amministrazione con altre amministrazioni interessate e come va calcolata l’intensità di aiuto?

Premesso che le disposizioni contenute nella circolare operativa discendono dalla necessaria ottemperanza alla normativa comunitaria, che attualmente disciplina la materia, sarà cura di questo Ministero individuare punti di raccordo con altre amministrazioni in vista di possibili modifiche alla disciplina de quo, fermo restando la peculiarità della disciplina del fondo antiusura. Pertanto, in assenza di una metodologia di calcolo notificata alla Commissione l’equivalente sovvenzione lorda della garanzia antiusura vale il 13,33% del finanziamento garantito, come disposto dai regolamenti comunitari.

Il momento di verifica, ai fini del regime de minimis, è da riferirsi al momento della richiesta od a quello concessivo e l’acquisizione della dichiarazione deve venir ripetuta con cadenza triennale?

La verifica della dichiarazione de minimis rilasciata dall’impresa va effettuata al momento della richiesta di rilascio della garanzia, preliminarmente alla concessione. La dichiarazione va ripetuta solamente nel caso in cui l’impresa richieda un ulteriore intervento del fondo antiusura.

Può chiarirsi il caso della rinegoziazione di un finanziamento già garantito con il fondo antiusura, sia nel caso di operazione con la stessa banca che con banca diversa?

Non viene preclusa la possibilità di rinegoziare un finanziamento già garantito dal Fondo antiusura, sia che la rinegoziazione venga effettuata con una banca diversa sia che venga effettuata con la stessa banca che ha concesso il finanziamento. Il confidi specificherà nella motivazione della delibera che la ratio dell’operazione di rinegoziazione è da rinvenire nell’esigenza di facilitare il rimborso del debito da parte del soggetto beneficiario, validando il piano di rientro.

Quali sono le direttive dell’amministrazione relativamente alle difficoltà a rinegoziare finanziamenti con banche diverse?

La circolare ha disposto che non è possibile effettuare operazioni di rinegoziazioni qualora la ratio dell’operazione si rinvenga unicamente nella copertura di eventuali perdite bancarie. Pertanto, per facilitare operazioni di rinegoziazioni finalizzate a consentire il rimborso da parte dell’impresa beneficiaria, sarebbe auspicabile che i confidi stipulino convenzioni antiusura con più istituti di credito.

E’ possibile ristrutturare singole posizioni debitore di cui una soltanto (di importo marginale) riferibile alla stessa banca che pone in essere la rinegoziazione?

La ratio della circolare operativa, relativamente al divieto di rinegoziare un finanziamento con la stessa banca, è quella di evitare che l’operazione sia finalizzata a coprire eventuali perdite della banca. Qualora l’operazione di finanziamento fosse volta a ripianare diverse posizioni debitorie, tra le quali quella della banca rinegoziatrice, che vanta un credito di importo limitato rispetto al finanziamento antiusura richiesto, si ritiene che la predetta operazione non incontri preclusioni normative, né espresse né implicite. Difatti, la circolare ha escluso dall’ambito di operatività del fondo antiusura le operazioni che potrebbero essere finalizzate a soddisfare unicamente le istanze creditrici della banca finanziatrice.

Può precisarsi il significato da attribuire a start up?

La circolare operativa ha disposto l’esclusione dall’ambito di operatività del fondo di prevenzione delle imprese in start up. Si deve intendere con tale locuzione le imprese in fase di costituzione. Qualora l’impresa sia stata avviata e si trovi ad operare nel mercato da breve tempo e, nonostante questo in situazione di difficoltà economiche, sarà il confidi a valutare l’opportunità di concedere un finanziamento garantito con il fondo antiusura, precisando nella motivazione della delibera, oltre gli elementi di valutazione che hanno costituito il presupposto per il rilascio della garanzia antiusura, anche gli elementi in base ai quali l’impresa non sia da considerare in fase di costituzione.

La motivazione della delibera riguarda gli elementi di valutazione della pre-istruttoria?

Fermo restando che il rilascio della garanzia, previo riscontro dei presupposti normativi, è prerogativa dei singoli Enti, i quali agiscono sulla base delle disposizioni statutarie e delle convenzioni sottoscritte con gli istituti di credito, la circolare operativa dispone che il confidi motivi la delibera di accoglimento o diniego della garanzia antiusura, sulla base degli elementi emersi in fase di pre-istruttoria e con le ulteriori precisazioni dovute alla peculiarità dei casi di specie, come nelle ipotesi di impresa avviata ed operante nel mercato da breve tempo e rinegoziazione di un finanziamento già garantito dal Fondo antiusura.

E’ possibile inserire lo stanziamento iniziale del confidi tra il patrimonio netto?

La circolare operativa ha riaffermato che il processo che regola l’erogazione dei fondi antiusura a favore dei soggetti beneficiari non ne determina il passaggio di proprietà, ma si configura invece un rapporto finalizzato alla gestione, come già chiarito dal parere n. 13127 del 5 febbraio 2000 dell’Avvocatura dello Stato e dalla circolare del 19/04/2007. Stante la persistente natura pubblica dei contributi erogati ai sensi dell’art. 15, comma 2, legge 108/1996, ed il correlato vincolo di restituzione normativamente previsto, i predetti contributi non possono farsi rientrare tra il patrimonio netto dell’ente. Per quanto riguarda lo stanziamento iniziale del confidi, si rimette all’autonomia contabile dello stesso la valutazione circa la più idonea allocazione in bilancio, significando, comunque, che già allo stato attuale i confidi che hanno allocato il Fondo antiusura alla voce “altri debiti” hanno scomputato lo stanziamento iniziale del confidi. Si precisa altresì che, comunque,il Fondo di prevenzione antiusura, ai fini della rendicontazione (art. 10, D.P.R. 315/1997), è da considerarsi unico, senza alcuna distinzioni delle diverse fonti che lo determinano (fondi MEF, stanziamento iniziale confidi, altri contributi pubblici, interessi, spese,escussioni).

Come si comprano i titoli di Stato?

E' possibile acquistare i titoli di Stato sia in asta, sia sul mercato secondario; in entrambi i casi è necessario rivolgersi alla propria banca o a un intermediario finanziario abilitato.
L'acquisto in asta richiede la prenotazione da parte del risparmiatore del quantitativo desiderato con almeno un giorno di anticipo rispetto alla data dell'asta comunicata tramite il calendario.

Dove si possono trovare informazioni sulle caratteristiche dei titoli di Stato?

Le caratteristiche dei titoli di Stato (BOT, CTZ, CCT, BTP e BTP€i) emessi sul mercato interno sono rappresentate in forma dettagliata in una scheda titolo appositamente predisposta per i titoli in questione e disponibile nell'area Titoli di Stato .

Le caratteristiche dei titoli di Stato (Commercial Paper, Medium Term Notes, Global bond) collocati sul mercato estero ed i programmi di emissione ai quali fanno riferimento sono disponibili nell'area Programma emissione sui Mercati Internazionali .

Cosa sono i titoli (BTP) indicizzati all'inflazione europea?

I BTP legati all'inflazione sono Titoli di Stato emessi con la scadenza di 5, 10 e 30 anni. Sono titoli a medio-lungo termine e a reddito variabile, perché sia il capitale rimborsato a scadenza, sia le cedole semestrali sono rivalutate sulla base dell'inflazione dell'area dell'Euro, misurata dall'Indice armonizzato dei prezzi al consumo con esclusione del tabacco. Per ulteriori informazioni si può consultare la scheda titolo.

Come sono emessi i titoli di Stato?

I Titoli di Stato sono emessi tramite asta o sindacato di collocamento. Lo strumento principale di emissione per il mercato domestico è l'asta. Il sindacato si adotta prevalentemente per il collocamento dei titoli sul mercato estero dei capitali.

Quali sono le tipologie di asta utilizzate?

Il collocamento tramite asta può avvenire secondo due modalità: asta competitiva (per i BOT) e asta marginale (per i BTP, CCT, e CTZ). L'asta competitiva prevede che ogni richiesta rimanga aggiudicataria al prezzo proposto, mentre l'asta marginale prevede che i richiedenti rimangano aggiudicatari tutti allo stesso prezzo, detto prezzo marginale. Sono ammesse a partecipare all'asta gli operatori abilitati.

Che cos'è un sindacato di collocamento?

Un sindacato è un gruppo di banche alle quali si dà mandato per collocare un determinato ammontare di un Titolo di Stato per il quale si è decisa l'emissione. Le banche partecipanti, a parità di condizioni, sono prevalentemente scelte tra gli Specialisti in Titoli di Stato e devono assicurare una efficiente procedura di vendita e distribuzione del titolo in questione.

Chi sono gli Specialisti in titoli di Stato?

Gli Specialisti in Titoli di Stato sono quei particolari operatori chiamati a svolgere l'importante funzione di market maker, per cui essi hanno precisi diritti e obblighi nei confronti del Tesoro. Hanno l'obbligo di sottoscrivere le aste dei titoli di Stato e di garantire una costante liquidità del mercato secondario ed hanno l'esclusivo diritto di partecipare alle riaperture successive alle aste, alle operazioni di riacquisto e di concambio nonché di essere, a parità di condizioni, gli interlocutori privilegiati nell'ambito della costituzione dei sindacati per il collocamento dei titoli.

Quando vengono emessi i titoli di Stato?

I titoli di Stato vengono emessi secondo quanto prestabilito nel calendario annuale delle emissioni diffuso dal Ministero dell'Economia. Nel calendario sono indicate le date di svolgimento d'asta e di regolamento con la distinzione tra i titoli a breve termine (BOT e CTZ) e quelli a medio-lungo termine (BTP e CCT). Inoltre, nel programma trimestrale di emissione sono specificate le caratteristiche finanziarie dei titoli da emettere nel corso del trimestre successivo.

Dove sono pubblicati i comunicati relativi alle aste dei Titoli di Stato?

E' possibile trovare i comunicati relativi a ogni singola emissione direttamente sulla home page del sito, nell'area collocamento Titoli di Stato. I comunicati sono disponibili anche sulle pagine dei principali network di informazione finanziaria: Bloomberg (pagina indice MDTE), Reuters (pagina indice TESOROITALIA) e Moneyline Telerate (pagina indice 47710 - 47711).

Qual è il rendimento dei BOT e degli altri titoli pubblici?

Il rendimento di ciascun titolo dipende dall'esito del relativo collocamento. I risultati delle aste e dei collocamenti tramite sindacato sono pubblicati su questo sito e sui principali quotidiani nazionali.

E' inoltre disponibile un riepilogo annuale con i principali tassi d'interesse all'emissione dei titoli di Stato e, in particolare, con quelli a rilevanza normativa, come il rendimento minimo e massimo dei BOT a 12 mesi.

Dove è possibile reperire informazioni storiche sui Titoli di Stato?

All'interno dell'area Dati Statistici, è stata creata una sezione denominata Archivio Dati Storici, che contiene una serie di elaborazioni a partire dal 1980 ad oggi. In tale archivio sono disponibili tavole relative alla Composizione dei Titoli di Stato, alla Vita media Ponderata e dati relativi alle aste dei Titoli di Stato (BOT, CTZ, BTP, CCT).

Dove trovo i prospetti di emissione dei titoli e il valore delle cedole dei CCT?

I prospetti di emissione dei titoli di Stato sono costituiti da decreti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Alcuni decreti, particolarmente rilevanti, sono presenti anche nell' area normativa di questo sito. Anche il valore delle diverse cedole dei CCT, indicizzato al rendimento dei BOT a 6 mesi, è periodicamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Come sono tassati i Titoli di Stato?

L'attuale regime fiscale sui Titoli di Stato prevede:

  • per tutti i contribuenti che percepiscono interessi su Titoli di Stato nell'esercizio di un'attività commerciale, gli stessi non sono soggetti ad alcuna ritenuta o prelievo sostitutivo e concorrono, unitamente a tutti gli altri elementi negativi e positivi di reddito, alla formazione del reddito imponibile complessivo;
  • per tutti gli altri soggetti il prelievo fiscale avviene mediante applicazione di una imposta sostitutiva da parte degli intermediari finanziari pari ad un’aliquota fissa del 12,5%. L’imposta sostitutiva si applica sugli interessi cedolari, sullo scarto di emissione e quindi - per i CTZ ed i BOT - sull’intera differenza tra prezzo di sottoscrizione e importo rimborsato a scadenza.

Quali sono le commissioni bancarie applicate ai titoli di Stato?

Le commissioni bancarie applicate ai risparmiatori sui titoli a breve termine (BOT) sono state fissate dal decreto per la trasparenza nel collocamento dei titoli di Stato che stabilisce l'importo massimo che le banche possono richiedere ai propri clienti al momento della sottoscrizione del titolo. Inoltre, queste commissioni devono essere pubblicizzate nei locali aperti al pubblico mediante esposizione di appositi prospetti informativi.
Per i titoli a medio-lungo termine (BTP, CCT, CTZ) i risparmiatori non sono soggetti al pagamento di alcuna provvigione di collocamento. In quest'ultimo caso, infatti, il Tesoro retrocede alla Banca d'Italia le provvigioni in questione che saranno attribuite, in tutto o in parte, agli operatori partecipanti all'asta.

Qual è l'ammontare del Debito Pubblico e dei titoli di Stato in circolazione?

L'ammontare del Debito Pubblico e dei titoli di Stato in circolazione, nonché l'andamento del rapporto debito/Pil è disponibile direttamente sulla home page del sito del debito pubblico www.debitopubblico.it.

Dove trovo informazioni sui principali aggregati di finanza pubblica?

Il debito pubblico, così come definito ai fini dell'articolo 104 del Trattato di Maastricht, è pubblicato mensilmente sull'allegato " Finanza Pubblica " al bollettino statistico edito dalla Banca d'Italia. E' inoltre riportato annualmente sulla home page del sito del debito pubblico www.debitopubblico.it.
Il fabbisogno del settore statale è pubblicato mensilmente tramite comunicato stampa sull'apposita area del sito del MEF, www.mef.gov.it.
Infine, l'indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni e il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato sono elaborati dall'Istat e disponibili al seguente indirizzo: http://www.istat.it/it/conti-nazionali

Cosa sono le Linee strategiche del Debito Pubblico?

Il documento Linee strategiche del Debito Pubblico illustra le linee guida che il Tesoro intende seguire nei due anni successivi per la politica di emissione e gestione del Debito Pubblico.

Cosa sono i dietimi di interesse?

Con l'espressione "dietimi di interesse" si intende la quota di interessi già maturata dallo stacco della cedola immediatamente precedente fino al giorno considerato. Per ulteriori informazioni sul calcolo dei dietimi di interesse è possibile consultare il documento appositamente predisposto.

Cosa sono le operazioni di concambio?

Per concambio si intende lo scambio, da parte del Tesoro, di titoli già in circolazione con titoli di nuova emissione. Le operazioni di concambio costituiscono per l'emittente un altro strumento per la gestione del debito. Gli annunci delle operazioni e i risultati delle stesse sono visibili nell'area " Operazioni Straordinarie " Sono operazioni riservate ai soli Specialisti in titoli di Stato.

Cos'è il coupon stripping?

Il coupon stripping è l'operazione di separazione delle componenti cedolari dal valore di rimborso di un titolo. L'operazione di coupon stripping consente di ottenere una serie di titoli zero coupon da ciascun titolo di Stato. Per maggiori informazioni è possibile consultare l'apposita area dedicata al coupon stripping.

Esistono titoli di Stato emessi all'estero?

La Repubblica Italiana si è affermata quale emittente di riferimento sui mercati internazionali oltre che sul mercato domestico. I programmi di emissione sui mercati esteri dei capitali hanno l'obiettivo di diversificare la base degli investitori in titoli di Stato in modo da contenere il costo complessivo della provvista e il rischio connesso al rifinanziamento del debito. Le modalità di finanziamento della Repubblica sul mercato estero avvengono tramite il Programma Global Bond, il Programma Medium Term Note Program e il Programma di Carta Commerciale.

E' possibile detenere titoli di Stato cartacei?

Per effetto della "dematerializzazione", che ha portato notevoli benefici per la gestione e la custodia dei titoli di Stato, dal 1998 gli stessi non sono più emessi in forma cartacea, ma sono rappresentati da iscrizioni contabili a favore degli aventi diritto. La dematerializzazione è stata introdotta dal decreto legislativo n. 213 del 24 giugno 1998.

Cosa si intende per mercato secondario?

Per mercato secondario s'intende il mercato nel quale si svolgono le negoziazioni dei titoli di Stato già in circolazione. L'esistenza di un mercato secondario risponde ad esigenze di liquidità, vale a dire la possibilità per un investimento di essere liquidato prima della scadenza. Il Mercato Secondario Telematico dei Titoli di Stato (M.T.S.), istituito con decreto ministeriale del 1988, è attualmente gestito dalla società M.T.S. SpA . Oltre ad M.T.S., che è un mercato cosiddetto all'ingrosso, esiste un altro mercato secondario dove è possibile negoziare titoli di Stato e obbligazioni al dettaglio (MOT), gestito dalla società Borsa Italiana SpA.
Infine è possibile eseguire compravendite di titoli di Stato, tramite gli intermediari finanziari, anche sui mercati non regolamentati (cosiddetti mercati Over the Counter).

Esiste una newsletter o una mailing list del Debito Pubblico?

Sulla home page del sito www.debitopubblico.it tramite l'area "SOTTOSCRIZIONI" è possibile ricevere al proprio indirizzo di posta elettronica tutto quello che viene pubblicato nelle aree "Collocamento titoli di Stato", "Cosa c'è di nuovo" e "Investire in titoli di Stato - Calendario del risparmiatore".

Dove posso recuperare il modulo per l’istanza di restituzione dei depositi definitivi?

Le informazioni e la modulistica sui depositi definitivi sono disponibili al seguente indirizzo:

Il servizio depositi definitivi è gestito su tutto il territorio nazionale dalle Ragionerie territoriali dello Stato, il cui coordinamento giuridico, amministrativo e contabile è affidato all'Ufficio VI della Direzione dei servizi del tesoro (DST).

Quale uffico Mef si possono indirizzare gli atti giudiziari?

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento dell’Amministrazione generale, del personale e dei servizi, Direzione del personale, Ufficio IV, via XX Settembre 97, 00187 Roma - PEC dcla.dag@pec.mef.gov.it

E’ possibile chiedere il rimborso delle somme relative ai c.d. “rapporti dormienti”?

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze - presso il quale è stato istituito il Fondo di cui all'art. 1, comma 343, della legge n. 266/2005 - ha affidato a Consap, a decorrere dal 14 giugno 2010, la gestione delle domande di rimborso di somme affluite al predetto Fondo (c.d. "rapporti dormienti").

L’istanza di rimborso dei rapporti dormienti (consultabili sui siti del Ministero dell'Economia e delle Finanze e di Consap) può essere inoltrata dagli aventi diritto senza dover ricorrere all’attività di intermediari.

Al riguardo, si segnala che agenzie e/o terzi che contattano gli interessati alla restituzione di importi affluiti al Fondo Rapporti Dormienti non sono stati incaricati né dal Ministero dell'Economia e delle Finanze né da Consap.

Consap procederà all'esame delle domande secondo l'ordine di arrivo e provvederà a richiedere i documenti necessari - laddove non presentati - per l'istruttoria delle pratiche.

Si ricorda all’utenza chele domande di rimborso possono essere indirizzate a: Consap S.p.A.- Rif. Rapporti Dormienti - Via Yser, 14 - 00198 Roma, oppure inviate per via telematica all'indirizzo:
rapportidormienti@consap.it, trasmettendo la documentazione originale con plico a parte.

Nell'apposita sezione vengono riportate la normativa e le circolari ministeriali in materia.

Non è previsto il rimborso:

  • ai beneficiari degli importi relativi ai contratti di assicurazione sulla vita (polizze vita) entro il temine di prescrizione biennale;
  • ai beneficiari dei buoni fruttiferi postali non riscossi entro il termine di prescrizione decennale;
  • ai beneficiari degli assegni circolari, una volta decorso il termine di prescrizione triennale di cui all'art. 84, comma 2 del Regio Decreto 21.12.1933, n. 1736;
  • agli ordinanti degli assegni circolari, una volta decorso il termine di prescrizione decennale dalla data di emissione del titolo di cui all'art. 2946 c.c..

Possono richiedere la restituzione di somme affluite al Fondo:

  • Possono richiedere la restituzione di somme affluite al Fondo: i titolari dei rapporti dormienti di cui all'art. 2 del DPR 22 giugno 2007, n. 116, (depositi di somme di denaro e depositi di strumenti finanziari) e i loro aventi causa (es. eredi) entro dieci anni dalla data di devoluzione delle somme al Fondo;
  • gli ordinanti degli assegni circolari di cui all'art. 1, comma 345-ter della Legge 23.12.2005, n. 266 e i loro aventi causa entro dieci anni dalla data di emissione del titolo.

In dettaglio, le fattispecie rimborsabili per gli aventi diritto sono elencate dalla lettera A alla lettera G.

Informazioni e approfondimenti: http://www.consap.it/fondi-e-attivita/supporto/rapporti-dormienti

Contatti: 06.85796444 (attivo nei giorni feriali dal lunedì al giovedì dalle 9,00 alle 17,00 e il venerdì dalle 9,00 alle 13,00).

Sede: Consap Spa, Dipartimento Fondi di Solidarietà - Rapporti Dormienti, Via Yser, 14 - 00198 Roma.

Come posso ottenere la Carta Acquisti?

La Carta Acquisti viene concessa agli anziani di età superiore o uguale ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai tre anni (in questo caso il Titolare della Carta è il genitore) che siano in possesso di particolari requisiti. Se è interessato/a ad avere una Carta, verifichi il possesso dei requisiti e le modalità per ottenerla leggendo con attenzione le informazioni relative alla sua fascia di età, oppure andando alle Poste o all'INPS, dove otterrà tutte le informazioni del caso. La Carta Acquisti si può richiedere negli Uffici Postali presentando il modulo di richiesta con la relativa documentazione, compresa la certificazione dell reddito ISEE rilasciata dall’INPS o da un Centro di Assistenza Fiscale abilitato.

Informazioni e approfondimenti: http://www.mef.gov.it/carta_acquisti/

Una volta che mi è stata rilasciata da Poste spa, come posso ottenere informazioni e chiarimenti sulla Carta Acquisti?

E' l’INPS che gestisce materialmente le Carte Acquisti: l'Istituto esamina e decide sulle istanze, invia a Poste spa le carte e il PIN, carica per la prima volta e ricarica bimestralmente le Carte attive, verifica la permanenza dei requisiti necessari per ottenere il beneficio ed, eventualmente, sospende le ricariche.

Si ricorda in proposito che la certificazione ISEE scade ogni anno, pertanto alla scadenza deve essere richiesta all’INPS o al CAF una nuova certificazione. In mancanza di una certificazione ISEE per l’anno in corso, l’INPS sospende la ricarica della Carta Acquisti e la riprende, erogando anche i bimestri arretrati, nel momento in cui perviene la nuova certificazione. Importante: nel caso di Carta Acquisti sospesa non occorre chiedere una nuova Carta presentando la documentazione, perché in tal modo si perde il diritto agli arretrati per il periodo di sospensione; è sufficiente presentare all’INPS la documentazione mancante.

Una volta che Poste spa ha rilasciato la Carta Acquisti ogni informazione e chiarimento può essere richiesta al numero verde INPS-INAIL 803164, oppure, per le questioni più specifiche, all’INPS di zona.

Cosa devo fare se non ricordo il codice PIN della Carta Acquisti oppure se il codice PIN non mi è mai arrivato?

In caso di perdita o di mancato arrivo del codice PIN è possibile chiedere il duplicato, compilando il seguente modulo (PDF, 10.5 Kb) e consegnandolo presso gli Uffici postali.

Come posso ottenere informazioni e chiarimenti sulla nuova Carta Acquisti Sperimentale?

Per informazioni sulla nuova Carta Acquisti Sperimentale occorre rivolgersi al Comune di residenza.

Il progetto, in questa prima fase sperimentale, è rivolto soltanto ai cittadini residenti da almeno un anno nei seguenti 12 Comuni: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona.

Informazioni a carattere generale sulla Carta Acquisti Sperimentale possono essere reperite sul sito Internet dell’INPS, al seguente indirizzo:

https://www.inps.it/portale/default.aspx?lastMenu=8603&iMenu=1&iNodo=8603&p1=2

oppure chiamando il numero verde INPS-INAIL 803164

Che cosa è il modello 730 ordinario?

Il 730 è un modello per la dichiarazione dei redditi dedicato ai lavoratori dipendenti e pensionati. Il modello 730 presenta diversi vantaggi:

  • il contribuente non deve eseguire calcoli e ottiene il rimborso dell’imposta direttamente nella busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio (per i pensionati a partire dal mese di agosto o di settembre);
  • se il contribuente deve versare delle somme, queste vengono trattenute dalla retribuzione (a partire dal mese di luglio) o dalla pensione (a partire dal mese di agosto o settembre) direttamente nella busta paga.

Chi può presentare il 730?

Possono utilizzare il modello 730 i contribuenti che nel 2015 hanno percepito:

  • redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (per esempio contratti di lavoro a progetto)
  • redditi dei terreni e dei fabbricati
  • redditi di capitale
  • redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita Iva (per esempio prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente)
  • redditi diversi (come redditi di terreni e fabbricati situati all’estero)
  • alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata, indicati nella sezione II del quadro D.

Il 730 ordinario deve essere presentato entro il 7 luglio, sia nel caso di presentazione al sostituto d’imposta sia in quello di presentazione al Caf o al professionista.

Posso presentare il 730 anche se non ho più il sostituto d’imposta?

Sì, è possibile presentare il modello 730 anche per i contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati, privi di un sostituto d'imposta tenuto a effettuare il conguaglio.
La dichiarazione va presentata a un Caf o a un iscritto nell’albo dei consulenti del lavoro oppure in quello dei dottori commercialisti ed esperti contabili, abilitati allo svolgimento dell’attività di assistenza fiscale.
Per somme a debito: chi presta l'assistenza fiscale trasmette telematicamente la delega di versamento, oppure consegna l’F24 compilato al contribuente entro il decimo giorno antecedente la scadenza del termine di pagamento.
Per somme a credito: sono rimborsate dall’Agenzia delle Entrate, al netto degli importi eventualmente dovuti a titolo di acconto nonché della parte di credito già utilizzata o che si intende utilizzare in compensazione per il pagamento di imposte non liquidate nella dichiarazione 730.
I contribuenti che vogliono ottenere l’accredito dei rimborsi sul conto corrente bancario o postale e che non hanno ancora comunicato il codice Iban, possono farne richiesta utilizzando il modello, riservato alle persone fisiche, presente nella scheda informativa Accredito rimborsi su conto corrente nel quale vanno indicati: l'Iban, i dati relativi a un conto corrente intestato o cointestato al beneficiario del rimborso.
Il modello per comunicare l'Iban deve essere presentato dal contribuente direttamente:

  • in via telematica, se è in possesso di pincode, tramite la specifica applicazione;
  • presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, che provvederà ad acquisire le coordinate del conto corrente del richiedente.

Se non sono state fornite le coordinate del conto corrente, il rimborso è erogato con metodi diversi a seconda della somma da riscuotere: per importi inferiori a 1.000 euro, comprensivi di interessi, il contribuente riceve un invito a presentarsi in un qualsiasi ufficio postale dove potrà riscuotere il rimborso in contanti, mentre per importi pari o superiori a 1.000 euro il rimborso viene eseguito con l’emissione di un vaglia della Banca d’Italia.

Cosa devo fare in caso di errore nella compilazione?

Se si riscontrano errori di compilazione o di calcolo, è possibile rivolgersi a chi ha prestato l’assistenza per correggerli. In questo caso è necessario compilare il modello 730 rettificativo.

Quando il modello è stato compilato in modo corretto, ma il contribuente si è accorto di aver dimenticato di esporre degli oneri deducibili o detraibili, c’è la possibilità di:

  • presentare entro il 25 ottobre un modello 730 integrativo. Il modello 730 integrativo deve essere presentato a un intermediario (Caf, professionista), anche se il modello precedente era stato presentato al datore di lavoro o all’ente pensionistico o era stato presentato direttamente tramite il sito internet dell'Agenzia delle Entrate;
  • presentare, in alternativa, un modello Unico Persone fisiche entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo.

Se, invece, il contribuente si è accorto di aver dimenticato di dichiarare dei redditi oppure ha indicato oneri deducibili o detraibili in misura superiore a quella spettante, deve presentare obbligatoriamente un modello Unico Persone fisiche e pagare direttamente le somme dovute, compresa la differenza rispetto all’importo del credito risultante dal modello 730, che verrà comunque rimborsato dal sostituto d’imposta.

Per ogni informazione consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate:
http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Dichiarare/DichiarazioniRedditiPF/730+2016/Scheda+informativa+730+2016/

Vorrei avere informazioni sulla dichiarazione 730 precompilata, a chi devo rivolgermi?

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione dei redditi con i dati già preinseriti. Il contribuente non è obbligato a utilizzare la precompilata e può in alternativa presentare la dichiarazione (730 o UNICO) con le modalità ordinarie. Da quest’anno le stesse informazioni utilizzate per il 730 saranno rese disponibili anche ai cittadini che presentano Unico Persone Fisiche. La dichiarazione precompilata interesserà quindi un numero potenziale di 30 milioni di contribuenti, che potranno scegliere il modello dichiarativo che maggiormente risponde al loro profilo.
Tutte le informazioni su come visualizzare, compilare, integrare o modificare e trasmettere la dichiarazione, sono disponibili sul sito: https://infoprecompilata.agenziaentrate.it. Per assistenza si può consultare la sezione “Contatti” di infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it che fornisce telefoni, mail, servizi via sms e prenotazione di appuntamenti presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
Le FAQ sono disponibili qui https://infoprecompilata.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/domande-frequenti

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